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In tema di ebook c’è una azienda da seguire

29 Agosto 2013

In tema di ebook c’è una azienda da seguire

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Multinazionale ricca di mezzi, che non ha bisogno di distribuire libri elettronici eppure per farlo sfida anche i giudici.

Mentre le strategie librarie di una Amazon sono piuttosto evidenti e ampiamente discusse, durante questa stagione che inizia potrebbe diventare interessante seguire quelle di una figura anomala nel settore: Apple.

La posizione della multinazionale californiana è curiosa. A causa del successo dei suoi iPod touch, iPhone, iPad, Apple è una forza di grande peso quanto a lettori di ebook in circolazione. Amazon non diffonde dati trasparenti sulla vendita dei Kindle ma qualsiasi lavoro di ricerca, per non parlare delle statistiche di traffico, li indica come minoranza numerica.

Quelli su iOS sono però lettori potenziali. iBooks costituisce un download separato e la app non fa parte del sistema operativo distribuito (in attesa di scoprire se con il prossimo iOS 7 si cambierà).

Apple ha lanciato iBookstore nell’intento evidente di ripetere la strategia di distribuzione che tanto successo ha avuto con iTunes e la musica. Con la differenza che nella musica non c’era una Amazon, ai confini del monopolio nel settore degli ebook; e lo stesso Steve Jobs, racconta il responsabile Eddy Cue, era perplesso prima di autorizzare l’operazione:

[Jobs] Non era interessato. Non pensava che Mac o iPhone fossero buoni apparecchi di lettura. Lo schermo di iPhone era troppo piccolo e Mac, con la tastiera e il corpo macchina, non dava la sensazione del libro. [Cambiò idea con iPad.]

L’azienda si impegna inoltre sui libri digitali nonostante non abbia strettamente bisogno di farlo. Il suo mestiere è vendere hardware ed è facile capire come la distribuzione musicale sia stata essenziale per costruire l’ecosistema atto al successo di iPod e iPod touch, per poi eseguire nuovamente la stessa strategia con le app allo scopo di favorire la diffusione di iPhone prima e iPad dopo. Ma, se la musica ha favorito l’acquisto di tanti iPod e le app quello di numerosi iPhone, quanti apparecchi può fare vendere attualmente il libro digitale? La risposta attuale, fatte le proporzioni, è: pochi.

Nonostante questo, Apple rafforza l’impegno: la prossima edizione del sistema operativo Mac, attesa per l’autunno, vanta tra le novità una versione apposita di iBooks, a dispetto della scarsa attrattiva del computer come apparecchio da lettura a confronto di oggetti più specializzati.

E la società, diversamente dai grandi editori americani coinvolti, ha rinunciato al patteggiamento rispetto alle accuse di complotto per alzare artificialmente i prezzi degli ebook; invece che pagare pegno, ha affrontato il tribunale (perdendo ed esponendosi a danni di prossima quantificazione, probabilmente cospicui).

Assistiamo all’agire di una multinazionale potente e ricca, per la quale il libro digitale è elemento periferico rispetto alla propria strategia, disposta tuttavia allo scontro giudiziario per difendere il proprio operato in materia e, semmai, a raddoppiare l’impegno software portando iBookstore anche su Mac (esso stesso marginale rispetto ai numeri di iPad e iPhone).

Le mosse sui libri digitali sembrano confermare che Apple ci creda: trattandosi di azienda abituata a mosse decise e nette, in base a strategie articolate e pluriennali, il fatto ha significato generale per tutti.

L'autore

  • Lucio Bragagnolo
    Lucio Bragagnolo è giornalista, divulgatore, produttore di contenuti, consulente in comunicazione e media. Si occupa di mondo Apple, informatica e nuove tecnologie con entusiasmo crescente. Nel tempo libero gioca di ruolo, legge, balbetta Lisp e pratica sport di squadra. È sposato felicemente con Stefania e padre apprendista di Lidia e Nive.

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