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In salita l’audience dei media USA, ma durerà?

22 Settembre 2003

In salita l’audience dei media USA, ma durerà?

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Si consuma sempre più informazione, meglio se indipendente e a pagamento, ma cala la credibilità

Buone notizie per le testate d’informazione made in USA. Preso nel suo complesso, il settore si dimostra in buona salute: si consuma una quantità crescente di informazione in tempi sempre più ridotti. Questa la tendenza ricavabile all’interno di una ricerca più complessiva, il 2003 Communications Industry Forecast diffuso recentemente da Veronis Suhler Stevenson. Analizzando il tempo dedicato dai singoli al consumo dei vari formati di notizie e intrattenimento, prodotte sia da fonti tradizionali sia da quelle elettroniche, il documento riporta un trend in leggera ma stabile salita. Con buone speranze per il futuro dell’editoria in generale, inclusa –anzi, soprattutto — quella online a pagamento.

Nel 2002 il consumatore medio statunitense ha trascorso 3.599 ore nell’uso dei vari media disponibili, con una crescita pari all’1,8 per cento rispetto all’anno precedente. Ciò si traduce in quasi 10 ore giornaliere spese complessivamente a leggere riviste e giornali, ascoltare la radio, vedere la TV e film, navigare su internet — il tutto a scopo professionale come pure per diletto personale. Su queste basi, si prevede una crescita annuale di circa l’1,5 per cento almeno fino al 2007, quando l’utente medio dovrebbe dedicare ai media 3,874 annuali, ovvero oltre 10,6 ore al giorno. “Con maggior frequenza la gente segue due o più media allo stesso tempo, considerando la pletora di scelte disponibili e l’aumento della competizione per l’attenzione,” spiega James Rutherfurd, vicepresidente di Veronis Suhler Stevenson. “Il risultato `e una media generation che consuma sempre più informazione in meno tempo.”

Entrando nei dettagli della ricerca, viene confermata la riduzione dello spazio per quotidiani e network TV, ma anche una penetrazione meno forte di chi preferisce le news sul web. Secondo la Communications Industry Forecast ciò starebbe a testimoniare una fase di transizione dal pubblico di massa e dalle grandi testate verso modelli aggregativi specializzati, con la proliferazione di testate minori, indipendenti, dal target mirato. In tal senso, gli esperti sottolineano l’avanzare dei media online sostenuti direttamente dai lettori, via abbonamenti, servizi premium e/o altre formule, rispetto a quelli supportati dalle inserzioni pubblicitarie. Tra il 1997 e il 2002 i primi avrebbero registrato una crescita di quasi 10 punti percentuali, basandosi sul rilevamento del tempo trascorso dagli utenti a seguire entrambi i settori. Il margine tra i due ambiti appare alquanto ridotto anche considerando soltanto i dati dello scorso anno: 57,8 per cento (pari a 2.081 ore annuali) per i media finanziati dalla pubblicità contro il 42,2 per cento, ovvero 1.518 ore, per quelli sostenuti dagli stessi utenti. E una recente previsione di USA Today non fa mistero del trend in atto: il pubblico sta decisamente passando ai media elettronici a pagamento. Tra questi vanno inclusi anche i network della TV via cavo, nonché la vasta gamma di DVD e video game. Nei prossimi cinque anni subirà un ulteriore calo l’audience per le normali radio e TV, nonché per quotidiani e riviste. Il tutto per evitare, guarda caso, la sempre noiose inserzioni pubblicitarie.

Uno scenario che sembra portare — d’obbligo la prudenza — a un futuro prossimo in cui i consumatori sappiano muoversi tra l’abbondare di media con sagacia e diversificazione, integrando al meglio la tradizionale carta stampata con il video, le news online e via device mobili. Dedicando comunque sempre maggior spazio e attenzione a informazione e/o intrattenimento. Ciò in contrasto con posizioni comuni di segno opposto, che vedono la crisi del settore anche per via degli effetti-boomerang del tipico information overload. Pare che per l’editoria e i new media, insomma, le opportunità vadano ampliandosi anziché restringersi. Anche se va segnalata qualche opinione contraria, come quella di Marian Salzman, responsabile dell’agenzia pubblicitaria Euro RSCG Worldwide, che assegna per il futuro ancora maggior potere agli utenti: “Sono i consumatori a comandare, e il loro mantra sarà: ‘Se vuoi che provi le tue news, dovrai pagarmi’.”

Nel frattempo, sembra tutt’altro che in crescita la credibilità dei media, soprattutto quelli più noti e diffusi. Un fresco sondaggio condotto da Harris Interactive riporta che appena il 14 per cento dei cittadini statunitensi ritiene migliorato il livello della grande informazione dopo l’11 settembre 2001. Una percentuale più che doppia (36 per cento) pensa invece che da allora la qualità delle news in circolazione sia peggiorata, mentre il 45 per cento la considera più o meno invariata.

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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