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In nome della libertà, cancellata negli Usa una legge contro la pornografia infantile

30 Aprile 2002

In nome della libertà, cancellata negli Usa una legge contro la pornografia infantile

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Negli Stati Uniti, si sa, le attività di lobby guidano il parlamento nelle scelte legislative e rappresentano interessi di fronte alla giustizia.
Anche quando si tratta di leggi a tutela dei minori e contro la pornografia infantile.

È quello che è riuscita a fare un’associazione professionale di operatori della pornografia, che ha convinto 6 giudici su 9 della corte suprema sull’eccessività delle restrizioni imposte da una legge.

Il codice firmato da Bill Clinton nel 1996 e sostenuto anche dall’amministrazione Bush, vietava ogni forma di pornografia infantile, compresa la pornografia “virtuale”.
In pratica colpiva anche la messa in scena o la manipolazione di immagini che potevano dare l’impressione di bambini che erano implicati in atti sessuali, anche se gli atti non erano reali.

Con la motivazione che la legge era troppo larga e troppo vaga nell’applicazione, la corte ha dato parere di incostituzionalità, perché contraria alla libertà di espressione, condizione protetta dal primo emendamento costituzionale degli Stati Uniti.

Ogni commento credo sia superfluo. In nome della libertà di espressione spesso vengono compiuti errori, l’importante è non ripeterli.
È questa la speranza di molti, visto che la stessa corte dovrà pronunciarsi su un’altra legge che governa l’accesso dei minori ai contenuti a carattere sessuale su Internet.

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