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In diretta col vicino, dal palazzo accanto

12 Settembre 2011

In diretta col vicino, dal palazzo accanto

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Informazioni che circolano attraverso blog di condominio e web tv di iperlocali, per riempire di storie e notizie i vuoti di comunicazione del vicinato

Segni particolari: vicini di casa. In Italia questa qualifica coinvolge oltre la metà dei cittadini. Per l’esattezza il 53.4% vive in condominio. A dirlo è l’Eurostat, segnalando come il dato sia il più alto in Europa. Vicini di casa, condizione vissuta in maniera molto differente: spesso ci si saluta e basta in quanto forzati dirimpettai, qualche volta si chiacchiera del più e del meno, altre volte ancora (forse in casi più isolati) si esce insieme o ci si invita a cena. C’è però un’attività alla quale gli italiani hanno iniziato a dedicarsi con entusiasmo: fare un blog o una web tv nel condominio, accendere un canale di comunicazione all’interno dei palazzoni.

Vicini di casa

Lo fanno utilizzando le nuove tecnologie con iniziative prevalentemente “dal basso”, ovvero create su spinta degli stessi cittadini-users. Auto-organizzazione. Che, però, negli ultimi tempi sta lasciando il posto anche a esperienze istituzionali, incentivate da consigli di quartiere, comuni e regioni. Perché l’avamposto della socialità passa (anche) per l’atrio di casa, il vano dell’ascensore, la tanto temuta (e spesso ignorata) assemblea di condominio. Le web tv di condominio sono piatte, orizzontali, veloci. Non hanno logiche di business alle spalle e perciò nella astragrande maggioranza dei casi si auto-alimentano dell’identità del gruppo. Comunità che diventa community: ci si organizza e si condivide. Una rivoluzione che riguarda le grandi città e che trova la rete come strumento di diffusione. Nel monitoraggio dell’osservatorio Altratv.tv ad oggi si contano una ventina di queste esperienze tra le 533 antenne mappate. E il dato ha subito un incremento negli ultimi anni.

Così ci si improvvisa videomaker. Con la redazione in un angolo del soggiorno, questi cittadini riescono a raccontare la città, il quartiere o il proprio condominio. Piccoli miracoli digitali: perché è proprio grazie alle nuove tecnologie che si possono creare queste esperienze. «I futurologi di qualche decennio fa lo avevano detto. Le innovazioni avrebbero sempre più rivoluzionato il tempo e lo spazio della nostra vita quotidiana. L’abitare sarebbe stato sempre più immerso in sistemi di comunicazione reticolare, multimediale, interattiva, decentrata», ha affermato Alberto Abruzzese, esperto di comunicazione e docente dell’Università Iulm. «In Italia, come negli altri Paesi occidentali, si cercano sempre più spesso soluzioni comuni a problemi comuni: c’è tutto un gruppo sempre più numerosi di cittadini attivi che sopravve alla crisi con le risorse della solidarietà e nel farlo mette le basi di un’altra economia», ha dichiarato Roberta Carlini, giornalista e autrice di L’economia del noi, edito da Laterza.

Esperienze estere

Nel libro di Carlini vengono passate in rassegna una pluralità di esperienze di cittadinanza attiva digitale: dai gruppi d’acquisto di quartiere alle nuove comunità del free software, dai team di abitazione o di autocostruzione ai coworking. «Le pratiche dell’economia del noi sono differenziate tra loro e in costante aumento. La collaborazione di massa nel web dà alle economie di comunità strumenti potenti per costruire proprie “filiere corte” facilmente connesse in rete», precisa Carlini. Già, le filiere corte. Ma con ampio, ampissimo respiro. Il trend italiano intercetta un fenomeno globale che fa sì che i media in rete si geolocalizzino, creando comunità territoriale collegate sul web. La geolocalizzazione è un fenomeno che nel business 2.0 sta trovano risposte molto positive da parte dei gruppi di acquisto solidali o – come contraltare – dai portali di e-commerce stile Groupon. Ma in realtà il piano commerciale riesce a lasciare il passo anche alla pura cittadinanza attiva digitale.

Il fenomeno, a voler scovare una possibile genesi, ha visto alcune esperienze anche Oltreoceano. «Life is on the street», è il pay off di un pioneristico format americano dal titolo My street and I: questa docu-web-series mostra ciò che avviene in una strada particolare con un unico punto di ripresa È il trionfo della tv-quasi-webcam, apoteosi del controllo digitale metropolitano. Dall’America all’Europa, dalla web tv ai social network. È nata in Francia un’sperienza dedicata ai condomini: trattasi di Ma-residence.fr, piattaforma  francese creata con lo scopo di riunire i vicini di casa sul web in un primo social network dedicato ai palazzi. Tecnicamente connette i profili Facebook degli inquilini di uno stesso stabile, sintetizzando la verticalità di un social media con la geolocalizzazione. Su questa nuova piattaforma si può chiedere amicizia, scrivere messaggi, chattare col vicino di casa oppure lanciare eventi e feste tra condomini. L’ideatore del progetto è Gilles Feingold. Ha dichiarato a Le Parisien: «Oggi già duemila palazzi con i loro diecimila abitanti si sono iscritti a Ma-residence.fr e ogni giorno tra i 10 e 50 condomini vi si iscrivono».

Pionieri in Italia

In Italia la mappa di queste esperienze di videopartecipazione e cittadinanza attiva digitale vede una fitta presenza in Emilia Romagna. La genesi è legata probabilmente dalle telestreet attecchite a cavallo del Duemila, risposta digitale delle pioneristiche radio libere. D’altronde è Bologna che ha giocato un ruolo di primo piano per le  prime radio libere alla fine degli anni ’70: è qui che è stata accesa nel 2002 Orfeo tv. «Questo approccio libertario alle telecomunicazioni nasce dal fortunato matrimonio tra la cultura della “generazione internet” nata in un “ciberspazio” senza gerarchie dove ogni sito è uguale agli altri, e le controculture degli anni ’70 che hanno dato vita alle “radio libere”», ha affermato l’avvocato Carlo Gubitosa, esperto di telestreet e protagonista di questa rivoluzione. E in principio il protagonista fu anche un telecitofono. Nacque a Reggio Emilia nel 2004 Telecitofono: un gruppo di giovani realizza un videobox collocato in pieno centro storico. I cittadini possono lasciare video-messaggi. Così la web tv funge da megafono dei problemi della collettività, raccoglie testimonianze, denunce, lamentele da portare poi all’attenzione dei politici.

In realtà sono tre sono le esperienze d’eccellenza tra le tv di condominio. La prima è romana. Trattasi di Corviale network, web tv che ha messo in luce voci e volti di un edificio chiamato “serpentone”, per via dsella sua forma. Trattasi di una mega-costruzione composta da due palazzi che si snodano per quasi un chilometro e comprendente addirittura milleduecento appartamenti. C’è poi Teletorre 19, a Bologna nel quartiere Pilastro. È qui che un gruppo di affiatati vicini di casa irradia ormai da dieci anni una web tv di condominio, nata per l’esatezza il 10 dicembre 2001. La prima esperienza di tv di condominio bolognese bussa al civico 4 di via Casini: è in questo palazzone di diciannove piani e settantadue famiglie che un pensionato all’epoca settantatreenne nel 2001 inventò la prima tv di condominio: Gabriele Grandi decise di puntare la webcam sulla tangenziale di Bologna al mattino nell’ora di punta e di permettere ai suoi vicini di casa la visione della strada e del relativo traffico. Teletorre19 divenne da subito una tv via cavo a circuito chiuso trasmessa anche sul web.

In diretta dal quartiere

Segue poi in termine temporali la modenese R-Nord channel, televisione via cavo a circuito chiuso e trasmessa anche sul web: trattasi di una tv di condominio per incentivare gli scambi tra culture diverse, in un’area a forte insediamento di comunità straniere. Il progetto è realizzato dal Comune di Modena con la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena. Il palinsesto prevede un notiziario di condominio, un forum e la rubrica “Ritratti”, dove vengono intervistati i cittadini che vivono o lavorano nel condominio. Da Bologna a Firenze, dalla web tv al videoblog. Nel difficile quartiere fiorentino Le Piagge un blog condominiale informa su ciò che accade, denunciando l’inquinamento e la malavita. A realizzarlo sono i condomini di via del Pesciolino, undici palazzi a ferro di cavallo in cui abitano ben 122 famiglie. Nel blog trovano spazio la rassegna stampa e le denunce fotografiche, tutte realizzate dai vicini di casa. Blog molto cliccato, anche per via dei post sulle antenne condominiali o sulle norme per lo smaltimento dei rifiuti.

Esistono anche condomini che affondano le loro radici nella storia della propria terra. A Bisignano, nella provincia di Cosenza, una web tv racconta i palazzi del quartiere Santa Croce. È qui che ancora oggi vivono i vasai, comunemente detti “pignatari”. Queste famiglie hanno vissuto e operato nella zona sin dal ‘700. Quartiere Santa Croce web tv, messo in rete da un gruppo di giovanissimi, irradia la storia e la musica popolare. Ed è particolarmente seguito dagli italiani all’estero. Dall’Italia rifacciamo un salto in America. Per ricordare anche i moderni e superaccessoriati condomini della Grande Mela. Evan McKenzie dell’Università dell’Illinois li ha appena descritti nel libro Privatopias. Sono «gated communities», rovescio della medaglia della partecipazione condominiale. Per McKenzie questi agglomerati sono insediamenti fortificati con regole proprie e amministrazioni private. Zero comunicazione e condivisione, se non per l’espletamento delle attività di sicurezza, che giocoforza vanno a erodere le singole libertà degli individui.

Effetti reali

Nulla a che vedere con alcuni condomini made in Italy, dove (talvolta) nascono piccoli miracoli di comunicazione: ho visitato personalmente diverse volte Teletorre 19, anche accompagnando una troupe del Tg1. Ebbene, nel corso del tempo grazie alla tv (e alla relativa socialità che ha generato) il condominio ha fatto nascere nel piano terra dello stabile una pcciola palestra, una biblioteca creata dai condomini attraverso il dono di libri e una sala biliardo. La rete virtuale ha prodotto effetti reali. Molto reali.

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