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In Cina applicano le leggi speciali per Internet

14 Marzo 2001

In Cina applicano le leggi speciali per Internet

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Se si può facilmente controllare il mezzo attraverso il quale passano le informazioni, diverso discorso vale per i contenuti. La Cina – lo abbiamo spesso ribadito – è uno dei paesi a livello mondiale più feroce nel controllo dei contenuti che passano su Internet.

A farne le spese, questa volta è stato Jiang Shihua, 27 anni, insegnante condannato a due anni di prigione per aver criticato il Partito comunista cinese (PCC) su Internet, durante una discussione su un forum online.

Il giovane insegnante è stato trovato colpevole di “sovversione” da un tribunale di Nanchong (nel Sichuan).

In agosto, Jiang Shihua aveva scritto durante la partecipazione a un forum di discussione online del sito Internet del comune di Nanchong, dei casi di corruzione dei responsabili cinesi. Frasi che i responsabili locali del Partito non vogliono neanche ripetere.

La pena comminata è dovuta a una serie di leggi speciali per Internet votate dal parlamento cinese, leggi che impongono ai portali di sorvegliare i l loro sito per riferire di tutti gli elementi che potrebbero portare “al rovesciamento del potere dello stato o del sistema socialista”.

In questo caso, il fatto era accaduto prima dell’approvazione del pacchetto di leggi speciali ma, come spesso succede in Cina, sono state applicate retroattivamente.

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