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In Australia teletrasportano un raggio laser

20 Giugno 2002

In Australia teletrasportano un raggio laser

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“Teletrasporto? Energia!” Con queste parole, per anni, gli equipaggi delle varie serie televisive di Star Trek si spostavano agevolmente tra la loro astronave e i pianeti che visitavano.
Un sogno per molti potersi spostare con il teletrasporto senza dover usare auto o mezzi pubblici.

Ne siamo ancora, purtroppo, lontani, ma qualche piccolo passo avanti sembra essere stato compiuto.
Almeno a sentire quanto hanno dichiarato un gruppo di scienziati australiani che asserisce di aver “teletrasportato” un raggio laser a un metro di distanza.

Tutto questo, grazie a una tecnica che potrebbe aprire la via a una nuova generazione di computer ultra-veloci.

L’esperimento era stato già tentato dal CIT (l’istituto di tecnologia della California) nel 1998, ma l’équipe australiana dice che il suo metodo è migliore.

Il processo è stato perfezionato dal gruppo guidato dal fisico australiano di origine cinese, Ping Koy Lam e può solo trasportare luce, distruggendo il fascio luminoso per poi ricrearlo identico.

“Abbiamo preso un raggio di luce laser – spiega lo scienziato – l’abbiamo completamente distrutto, poi ne abbiamo ricostruito una replica esatta”.
In pratica, con questa operazione, sono state distrutte e ricreate miliardi di particelle di luce chiamate fotoni.

L’esperienza verrà presentata durante una conferenza internazionale sulla fisica quantistica la settimana prossima a Mosca.

Il fisico australiano ha voluto battezzare questo procedimento, con il nome di “teletrasporto quantico”.
Dura un nanosecondo (un miliardesimo di secondo) e potrà essere utilizzato per teletrasportare materia.

“Penso che se non lo facessimo – dice il fisico – il teletrasporto di un atomo solo o di un piccolo gruppo sarebbe stato probabilmente realizzato da qualcun altro nei prossimi tre o cinque anni”.

Alla domanda, se un giorno potrà avverarsi un teletrasporto come quello visto in Star Trek, il fisico scuote la testa.
“In teoria, nulla ci può fermare, ma la complessità del problema è tale che nessuno si sogna seriamente oggi di provarci”.

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