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Il Web è bello, ma l’e-mail è meglio

06 Giugno 2000

Il Web è bello, ma l’e-mail è meglio

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La posta elettronica continua ad essere la risorsa Internet più usata, ma anche più sottovalutata. Soprattutto da chi si occupa di marketing online

Nonostante se ne parli più di un tempo, l’e-mail, soprattutto in Italia, viene utilizzata al di sotto delle sue potenzialità. Si investono miliardi per realizzare portali di tutti i tipi, anche i più inutili (ultimamente soprattutto questi) senza capire che la buona vecchia posta elettronica è uno strumento di marketing assolutamente prodigioso.

Fortunatamente se ne stanno rendendo conto le società che si occupano di ricerche e analisi di mercato, secondo le quali il giro d’affari che si svilupperà intorno alla posta elettronica nei prossimi anni è al di sopra di ogni più rosea aspettativa.

Perché, allora, nessuno investe in questo mezzo “povero”, ma dal futuro radioso? Perché tutti continuano ad aprire i cordoni della borsa solo per portali generalisti nonostante il Web sia ormai inflazionato da questo tipo di siti? Probabilmente perché il numero di persone che conosce veramente la Rete, le sue logiche, la sua storia, è di gran lunga inferiore a quello degli esperti, degli amministratori delegati, dei direttori generali e dei guru che si guadagnano attualmente la pagnotta online.

E quando si è stonati, la cosa migliore è cantare in coro, fare i solisti è un rischio troppo grosso. E siccome il coro, in questo momento, sta intonando “La canzone dei portali”, tutti si adeguano. Tranne lo sparuto gruppetto di cantanti solisti che sta cominciando a investire sulla posta elettronica. Un giorno, probabilmente, questo manipolo di pionieri verrà raggiunto da direttori generali, amministratori delegati e guru di varia origine e specie che si vorranno unire al coro.

A quelli che hanno già osato imboccare la nuova strada vogliamo fornire il conforto dei numeri.

Le spese per pubblicità e promozioni via posta elettronica dovrebbero raggiungere i 7,3 miliardi di dollari entro il 2005, contro i 164 milioni di dollari del 1999. Questo secondo uno studio pubblicato recentemente dall’agenzia Jupiter Communications. Nello stesso tempo, sottolinea la ricerca, si verificherà una recrudescenza nella lotta per attirare e trattenere i navigatori, e questi ultimi si troveranno di fronte, negli Stati Uniti, a una moltiplicazione per quaranta della posta elettronica che ricevono.

Sempre secondo Jupiter Communications, i consumatori americani riceveranno più di 1.600 messaggi pubblicitari via e-mail nel 2005, contro i 40 del 1999, e la corrispondenza personale e non pubblicitaria, passerà da circa 1.750 messaggi a quasi 4.000.

“I consumatori non avranno le risorse o la tolleranza per permettere di continuare ad avere le elevate percentuali di risposta che incoraggiano le imprese ad utilizzare in via prioritaria la posta elettronica”, ha dichiarato Michele Slack, analista di Jupiter Communications. E ha aggiunto: “Le società devono sforzarsi di dar valore al loro messaggio fin dal primo contatto via e-mail, perché gli utenti possono ignorarlo con un semplice clic del mouse”.

In poche parole: quando le aziende scopriranno l’enorme potenziale della posta elettronica non dovranno abusarne, perché gli utenti potrebbero infastidirsi, diciamo così. Ma questo è un problema, come si diceva un tempo, futuribile: per il momento le aziende italiane rischiano solo di infastidire gli utenti proponendo l’ennesimo portale, l’ennesima porta d’ingresso alle “meraviglie” della Rete: SMS gratuiti, previsioni del tempo, la chat, mappe interattive e qualche fotomodella procace. E pensare che gli italiani dovrebbero essere un popolo fantasioso!

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