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Il web autarchico

10 Marzo 2006

Il web autarchico

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Il recente blocco contro centinaia di case da gioco online è un esempio preoccupante di come, anche in Italia, si tenda a confondere il valore della Rete con il valore dei contenuti. Un errore fin troppo facile da ripetere

Grazie a una disposizione nell´ultima legge finanziaria, resa effettiva da un decreto del ministero dell’Economia e da un provvedimento dell’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato (sul cui sito si trova tutta la documentazione relativa al caso, provvedimento e precisazioni comprese), da alcune settimane circa 500 siti internet non sono più accessibili alla gran parte dei navigatori italiani. Si tratta di siti stranieri che offrono la possibilità di giocare d´azzardo. Questi siti si rivolgono al pubblico mondiale e, non operando in Italia, non pagano ovviamente alcuna tassa nel nostro paese. Ufficialmente il motivo per cui vengono bloccati è proprio fiscale e legale (i siti in questione non detengono un´autorizzazione per offrire questi servizi agli italiani), ma è abbastanza ovvio che il motivo reale è il fatto che costituiscano una concorrenza pericolosa per i Monopoli di Stato, che evidentemente preferiscono avere il controllo completo sugli italici vizi.

Dal punto di vista tecnico il blocco viene eseguito attraverso una configurazione dei server Dns dei provider italiani. Chi tenta di collegarsi a uno di questi siti incriminati viene automaticamente reindirizzato ad una pagina che contiene il seguente messaggio: «In applicazione del decreto dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato (AAMS) del 7 febbraio 2006, con il quale è stata data attuazione all’art. 1, commi da 535 a 538, della Legge 23 dicembre 2005, n°266, disciplinanti l’offerta di giochi per via telematica, il sito richiesto non è più raggiungibile poiché sprovvisto delle autorizzazioni necessarie per operare la raccolta di giochi in Italia. L’elenco degli operatori autorizzati al gioco telematico è disponibile sul sito istituzionale www.aams.it».

Si tratta di un blocco molto facilmente aggirabile: basta cercare su qualunque motore di ricerca censura e dns per trovare decine di pagine che forniscono dettagliate istruzioni su come configurare il proprio Pc per aggirare il blocco. È una situazione ben diversa dalle censure mediante firewall che subiscono i navigatori nei paesi totalitari, ma è di certo sufficiente per scoraggiare una maggioranza di utenti che, presumibilmente, si riverseranno su analoghi siti opportunamente dotati di una licenza.

Visto così potrebbe sembrare tutto sommato un fatto poco grave: che cosa sono 500 siti sui milioni di che possiamo visitare? E in fondo alla gran parte di noi il gioco d´azzardo online non interessa niente…

Credo che il motivo per cui dovremmo tutti preoccuparci almeno un po´ di questa mossa della Aams sia il fatto che il blocco non è dovuto a un´attività illegale (come potrebbe essere, ad esempio, un certo tipo di pornografia) ma alla prevenzione di concorrenza. Continuando di questo passo, visto che di questi tempi non andiamo molto d´accordo con la Francia per la mancata acquisizione da parte dell´Enel della società elettrica Suez, potremmo bloccare tutti i siti delle multinazionali francesi dell´energia. Per passare in seguito alla Cina: per l´economia italiana sarebbe senz´altro una buona idea bloccare tutti i siti cinesi. Anzi, forse la soluzione ideale sarebbe bloccare tutti i siti esteri e limitare l´accesso solo a dei sani e tassati siti tricolori: una garanzia di rilancio per l´economia italiana!

Fortunatamente scenari come questi è molto improbabile che si verifichino. Per quanto stupide e controproducenti possono essere le scelte di ci amministra, personalmente ho una certa fiducia nella forza superiore della Rete è nella sua capacità di aggirare gli ostacoli. Posto che fosse contro gli interessi di un numero abbastanza grande di utenti, ogni volta che si è tentato di bloccare lo sviluppo di servizi in Rete (legali o illegali) si sono rapidamente sviluppate vie alternative: provate a chiedere alle case discografiche. Di fatto la creatività di milioni di utenti interconnessi è in grado di superare qualunque ostacolo e non dubito che presto anche in questo caso nasceranno sistemi per aggirare questi blocchi.

Gli autori americani Doc Searls e David Weinberger nel loro World of Ends hanno scritto: «Chi è al governo confonde spesso il valore di Internet con il valore dei suoi contenuti, dovrebbe rendersi conto che manipolando i sistemi centrali della Rete non si ottiene altro che perdita di valore. In effetti, dovrebbe rendersi conto che avere un sistema in grado di trasportare bit in modo trasparente, senza censure da parte di governi o aziende, è la più potente forza per lo sviluppo della democrazia e di mercati aperti della storia».

In altre parole il blocco della Rete a livello strutturale non è mai una buona idea perché la mancanza di concorrenza è sempre controproducente, da subito per i clienti e alla lunga anche per gli operatori che si ritrovano a operare in un mercato con le ali tarpate ed estremamente poco dinamico.

Paolo Valdemarin è fondatore e amministratore delegato di Evectors, società goriziana attiva nella ricerca e nello sviluppo di progetti web. È tra i maggiori esperti e divulgatori italiani nel campo del knowledge management e dei social network.

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