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Il vincolo di Cupido nella blogosfera

11 Maggio 2006

Il vincolo di Cupido nella blogosfera

di

Da Don Chisciotte a Giordano Bruno, da Cervantes a Milan Kundera, da Pierre Lévy a Derrick de Kerckhove: un lungo filo rosso tra antropologia, filosofia e letteratura per ipotizzare l'esistenza di un nuovo spazio di confine in cui regna l´ambiguità, l´indefinitezza, la differenza, il plurale, il non-conoscibile, il mutevole, il sempre diverso

Ogni volta che rifletto sul virtuale, sui mondi che abitano nel virtuale – dalle chat alla blogosfera – mi viene in mente Don Chisciotte.

Si sprofondò tanto in quelle letture, che passava le notti dalla sera alla mattina, e i giorni dalla mattina alla sera, sempre a leggere; e così, a forza di dormir poco e di legger molto, gli si prosciugò talmente il cervello, che perse la ragione.
(Cervantes, Don Chisciotte, Mondadori 1974)

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Eccole lì. Vale la pena di rileggerle. Sono le celebri righe con cui Cervantes ci racconta di come il famoso gentiluomo Don Chisciotte della Mancia uscì di senno. Dopo aver divorato ogni sorta di scritto sulle storie dei cavalieri erranti, Don Chisciotte perde il senso della realtà:

Gli si riempì la fantasia di tutto quello che leggeva nei suoi libri: incanti, litigi, battaglie, sfide, ferite, dichiarazioni, amori, tempeste e stravaganze impossibili; e si ficcò talmente nella testa che tutto quell´arsenale di sogni e di invenzioni lette nei libri fosse verità pura, che secondo lui non c´era nel mondo storia più certa.
(Cervantes, Op.cit)

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E così parte. Parte per un viaggio tra i più stravaganti e stralunati che si possano raccontare in un testo. Don Chisciotte è un personaggio immaginario che vive in uno spazio di confine. Uno spazio in cui sono possibili continui sconfinamenti tra sogno e realtà. Un luogo in cui prendono corpo i fantasmi che agitano la nostra mente così come desideri, illusioni e fantasticherie. Un luogo in cui, al tempo stesso, vive tutto ciò che di fantasioso, fantastico, immaginario uno scrittore può narrare.

Mi viene in mente Don Chisciotte perché se il famoso gentiluomo venisse radiografato in base a un certo tipo di cartografia della normalità mentale non si potrebbe che ripetere quanto scrive Cervantes: gli si è prosciugato il cervello; ha perso il senso della realtà, confonde il reale con l´immaginario; è una storia, la sua, di follia, di non-normalità. È il racconto di chi passa la propria vita a combattere contro i mulini a vento.

Ma proviamo a uscire da questa logica della normalità che prescrive di restare all´interno di certi schemi e parametri di normalità; proviamo allora a seguire Don Chisciotte nelle sue avventure; entriamo nel mondo che lui vede e vive. Entriamoci con gli occhi di un altro scrittore; con gli occhi di Milan Kundera:

Don Chisciotte uscì di casa e non fu più in grado di riconoscere il mondo. Questo, in assenza del giudice supremo, apparve all´improvviso in una terribile ambiguità; l´unica verità divina si scompose in centinaia di verità relative, che gli uomini si spartirono tra di loro. Nacque così il mondo dei Tempi moderni, e con esso il romanzo, sua immagine e modello.
(Kundera, L´arte del romanzo, Adelphi 1988)

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C´è un salto che permette a Don Chisciotte di andare oltre i confini del mondo reale: si lascia alle spalle la logica totalitaria dell´esistenza di un´unica verità, di un mondo abitato da solide certezze, per sconfinare in uno spazio dove regna l´ambiguità, l´indefinitezza, la differenza, il plurale, il non-conoscibile., il mutevole, il sempre diverso, la metamorfosi (le pale dei mulini che diventano giganti…). Un luogo dove appunto si possono incontrare i fantasmi della propria mente. Alla fine di mille avventure e sconfinamenti, come noto, Don Chisciotte rinsavisce; torna normale, rinnega tutto e muore. Appunto. Perché con il rientro entro i confini della normalità si chiude anche la fabbrica della creatività.

Quando mi connetto alla Rete, mi viene in mente Don Chisciotte perché il virtuale – come il personaggio di Cervantes – consente di sconfinare oltre i luoghi comuni, oltre la rigida e finita cartografia della normalità mentale, di allargare il proprio universo percettivo, di vivere la pluralità dei punti di vista, di accedere con maggiore facilità ad ambienti creativi e connettivi. Uno sconfinamento che ha un termine. Nel web, così come nel Don Chisciotte: posso ritornare a casa; posso terminare il viaggio; posso riconquistare una dimensione di non-sconfinamento, di non-connessione. Semplicemente con un clic su termina sessione.

Tutto questo per dire che il mondo del virtuale, così come il reale, è un universo complesso, senza confini, che non sta all´interno di facili definizioni e semplificazioni. È un ambiente creativo; è l´inizio di un romanzo piuttosto che una scatola chiusa, un luogo osservabile e descrivibile. Certo: se guardo al web e alla blogosfera come chi guarda a Don Chisciotte usando una cartografia della normalità… allora mi limito a ridurre il nuovo al già noto.

Ma se accetto di aver a che fare con un universo in cui si aprono infinite possibilità, infiniti intrecci, infinite trame, allora posso guardare alla blogosfera anche con lo sguardo di chi cerca di declinare nuovi paradigmi, di aprire nuove strade per capire, di oltrepassare ancora una volta i confini delle conoscenze già acquisite. Posso cercare allora nella blogosfera quella che Pierre Lévy chiama intelligenza collettiva (Lévy, L´intelligenza collettiva, Feltrinelli 1996) e Derrick de Kerckhove definisce intelligenza connettiva (de Kerckhove, L´architettura dell´intelligenza, Testo&Immagine 2001). Posso aprire un blog (Maistrello, Come si fa un blog, Tecniche Nuove 2004), entrare a far parte della blogosfera e iniziare a studiarne la complessità (Granieri, Blog generation, Laterza 2005).

Come Don Chisciotte vive per pagine e pagine in uno straordinario spazio di confine tra reale e immaginario, tra veglia e sogno, tra razionalità e fantasticheria, potremmo arrivare, non appena approdati nel cyberspazio, per usare le parole di Derrick de Kerckhove, a cercare di ridefinire «come potremmo vivere insieme nell´interspazio tra virtuale e reale». Ricercare come si vive in quel mondo in cui «la cybercezione potrebbe essere intesa come la terza modalità della percezione umana, dopo il discorso collettivo della comunità orale e la mente privata della persona alfabetizzata» (de Kerckhove, op.cit.)

Una diversa modalità di percepire. Allora si può ipotizzare che il filo rosso dell´intelligenza connettiva – che anima il virtuale dell´era digitale – può essere, almeno in parte, dipanato restituendo la parola a coloro che pensavano per immagini, che erano interessati ai legami e alle analogie, che contrapponevano alla ragione logico-matematica della scienza moderna, l´ambivalenza simbolica e la polisemia della follia divina. Si potrebbero rileggere quei testi – come le opere mnemotecniche e magiche di Giordano Bruno – il cui significato è ben sintetizzato dal filosofo Umberto Galimberti:

La magia, che non è potere sulla natura, ma scoperta dei vincoli con cui tutte le cose si incatenano, secondo il modello eracliteo dell'”invisibile armonia”, è la proposta filosofica di Bruno, antitetica sia alla scienza matematica […] sia alla religione.
(Galimberti, Giordano Bruno: la divina follia contrapposta alla scienza, su La Repubblica, 2001 – testo integrale)

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Rileggere Giordano Bruno, quindi, il filosofo – processato dall´Inquisizione, condannato come eretico e bruciato vivo in Campo dei Fiori, a Roma, il 17 febbraio del 1600 – che invita il lettore, nel De Umbris idearum, a far propria l´arte di ricercare, trovare, giudicare, ordinare e stabilire connessioni. Un´ arte che consente di accedere all´ apprendimento della scrittura interiore (Bruno, Opere menemotecniche, Tomo primo, ed. diretta da Michele Ciliberto, Adelphi, Milano 2004)

Un´arte che ci riporta al Rinascimento; a riflettere su che cosa, di quel mondo, sta rinascendo, a fronte del ritorno di comunità virtuali di menti dialoganti. L´ambiente virtuale della blogosfera – che facilita le connessioni, che mette in relazione, che vive di vincoli, di nodi, di infiniti rinvii –promette la realizzazione di processi di fluidificazione identitariafavorevoli a trasformazioni del sé, a metamorfosi. La metamorfosi: dimensione frequentemente messa in scena dall´antichità al Rinascimento; luogo di incontro tra il mito, la poesia, la filosofia, l´alchimia, la magia naturale. La metamorfosi, vincolo per eccellenza, nella scala dei vincoli di Giordano Bruno:

La metamorfosi, trionfo o compimento del vincolo di Cupido, […] si compie quando l´amante, morto a se stesso, vive della vita altrui, in modo tale che alberga in essa non come in una dimora estranea ma come nella propria. Questo appunto, stanno a significare tutti quei racconti di come Giove si mutò in toro, Apollo in pastore, Saturno in cavallo ed altri dèi in altre forme…
(Bruno, Opere magiche, De vinculis in genere, ed. diretta da Michele Ciliberto, Adelphi 2004)

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Come conclusione, un´ipotesi: la blogosfera come spazio di confine, dove regna l´ambiguità, l´indefinitezza, la differenza, il plurale, il non-conoscibile, il mutevole, il sempre diverso. Lo spazio di confine in cui, nell´era digitale, si può vivere la metamorfosi.

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