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Il TiVo stretto nella morsa tra Hollywood e agguerriti rivali

02 Dicembre 2004

Il TiVo stretto nella morsa tra Hollywood e agguerriti rivali

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Inserzioni 'pop-up' e restrizioni sulla copia nei nuovi modelli del digital recorder più diffuso, mentre DirecTV e altri si fanno minacciosi

Negli Stati Uniti al momento sono circa 6,5 milioni i possessori di un videoregistratore digitale. Cifra destinata a lievitare parecchio nel prossimo futuro, grazie alla molteplicità di offerte in arrivo. Un mercato in piena ascesa dove la fetta del prim’attore TiVo dovrà giocoforza restringersi con lo sbarco degli operatori del via cavo e del satellite, DirecTV in testa. Senza contare le continue pressioni dell’industria cinematografica e pubblicitaria, le quali hanno ora portato all’introduzione di nuove funzioni (inserzioni non controllabili e limitazioni sulla copia) assai poco coerenti con la filosofia tutta dalla parte dell’utente che ha rapidamente creato il cult del TiVo. Almeno così la pensano i fan più convinti, mentre per i dirigenti dell’azienda non si tratta altro che di “un compromesso che ci consente di innovare in piena libertà”.

In altri termini, per far crescere l’attuale quota di abbonati (oltre 2,3 milioni, il doppio di anno fa), la TiVo Inc. deve continuare a innovare a ritmo sostenuto, com’è tipico nel mondo digitale, con l’obiettivo di rendere sempre più ricco e semplice l’intrattenimento personale. Oltre che per arrivare finalmente a ribaltare un bilancio tuttora in rosso: il terzo trimestre chiusosi a fine ottobre ha segnato la perdita netta di 26,4 milioni di dollari, ovvero 33 cent per azione, rispetto a entrate lorde superiori ai 38 milioni. Non basta cioè adagiarsi sugli allori dello status di “pietra miliare culturale” raggiunto dando pieno controllo all’utente e offrendo servizi assai cari ai tele-cyber-spettatori, in primis il fast-forward dei commercials. “Il TiVo si è fatto più amico degli inserzionisti perché, alla fine della giornata, la TV gira sugli introiti pubblicitari e le aziende che fanno parte della stessa catena alimentare devono tenerne conto”, spiega Tim Maleeny, direttore di un’agenzia pubblicitaria di San Francisco. Ecco dunque che dalla prossima primavera sul teleschermo degli abbonati al TiVo compariranno delle immagini statiche, tipo il logo di una società, mentre si procede al passaggio veloce degli spot da trenta secondi. Una intrusione in stile “pop-up” che potrà anche includere offerte gratuite o link ad altri annunci.

L’operazione ha il sapore del direct marketing, e per gli ideatori è la naturale estensione delle attuali icone “thumb-up” che appaiono durante alcune trasmissioni, tramite cui l’utente può arrivare a visualizzare vere e proprie inserzioni. Ma, come fanno notare gli appassionati più fedeli, il cambiamento significa il “passaggio da una pubblicità non intrusiva a una intrusiva”. E secondo Mike Godwin, direttore legale di Public Knowledge, sembra che “il TiVo voglia eliminare alcune delle prerogative e della flessibilità a cui aveva abituato gli utenti”. A ciò va aggiunto l’arrivo di sistemi anti-copia realizzati dalla Macrovision: i fornitori di contenuti potranno decidere la durata dei programmi per la registrazione tramite il TiVo. Un produttore potrebbe stabilire, ad esempio, che un certo film “scompaia” dopo una settimana dall’hard disk del videoregistratore digitale. Anche qui i dirigenti aggiungono subito che la restrizione si applica solo in pochi casi, nei programmi pay-per-view e nel video-on-demand. Un compromesso necessario e indolore. O piuttosto un inchino a Hollywood, all’industria del via cavo, ai network satellitari?

Gli esperti spiegano che questo è il caso, d’altronde inevitabile per chi vuole continuare ad esistere e prosperare. Meglio evitare la fine di ReplayTV, pioniere del settore andato in bancarotta per le spese legali seguite alla querela degli studios cinematografici sulla funzione che consentiva di saltare completamente gli spot TV, funzione prontamente rimossa nei modelli lanciati dai nuovi proprietari. Un atteggiamento ‘ribelle’ che TiVo e gli altri vogliono evitare a tutti i costi. Anche perché il mercato è in rapida espansione, a cominciare dall’arrivo diDirecTV, maggiore operatore satellitare che attualmente diffonde programmi proprio tramite la TiVo Box (in offerta a 99,99 dollari più 12,95 di abbonamento mensile), ma che si appresta a lanciare il proprio modello di digital videorecorder. Il quale dovrebbe offrire servizi analoghi a quelli dello stesso TiVo, aggiungendovi anzi le opzioni di video-on-demand del via cavo. I dettagli dell’operazione rimangono top secret, ma sembra che i decoder-box per ricevitore satellitare e videoregistratore saranno costruiti dalla sud-coreana Humax. Senza dimenticare che c’è un colosso della stazza della News Corp. di Rupert Murdoch a controllare sia DirecTV sia l’azienda-madre NDS Group. E nuovi modelli (con annessi servizi a pagamento) sono preannunciati sia da parte delle società del via cavo che del Dish Network di EchoStar.

Ci si prepara insomma a una concorrenza senza scrupoli. E pur avendo acquisito finora un buon vantaggio, almeno tra i consumatori della prima ondata, non è detto che il TiVo riesca a sopravvivere. Anche se il CEO Mike Ramsay appare più che fiducioso, facendo notare, ad esempio, come il lancio dell’appetibile pacchetto di DirecTV sia stato ritardato più volte, e ora è previsto per metà del prossimo anno. È solo “vaporware”, sostiene Ramsay, aggiungendo che “quando sarà ora di competere, penseremo anche a quello. E credo che sapremo farlo molto bene”.

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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