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Il team di State of the Net

28 Maggio 2013

Il team di State of the Net

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Venerdì 31 maggio ha inizio a Trieste la terza edizione di un evento imperdibile nel panorama italiano della Rete.

Si possono organizzare in Italia eventi di caratura globale dedicati al web? Una delle risposte migliori è State of the Net, ricco di ospiti italiani e internazionali di grande livello. Ne abbiamo chiesto, ci è stato risposto.

Volete presentarvi ai lettori di Apogeonline? Da chi nasce l’iniziativa di State of the Net?

Siamo in tre: Beniamino Pagliaro, Paolo Valdemarin e Sergio Maistrello. L’idea di organizzare una conferenza sullo stato della rete in Italia viene a Beniamino, giornalista triestino, che subito chiama a dargli una mano Paolo, imprenditore goriziano e sviluppatore di social software, e Sergio, giornalista pordenonese. La prima edizione si tiene a Udine nel 2008: 300 partecipanti, 15 relatori da tutto il mondo, grande apprezzamento, altrettanta voglia di farlo diventare un appuntamento stabile. Le condizioni per una seconda edizione si creano quattro anni dopo, nel 2012, stavolta a Trieste: 500 partecipanti, 27 speaker internazionali, molta più attenzione anche di fuori dello specifico della rete, viene definito il miglior evento dell’anno dedicato al web in Italia. Quest’anno torniamo a Trieste, venerdì e sabato prossimi, e stiamo per toccare le 800 iscrizioni.

Beniamino Pagliaro, Sergio Maistrello, Paolo Valdemarin: le menti (e braccia) dietro State of the Net.

Beniamino Pagliaro, Sergio Maistrello, Paolo Valdemarin: le menti (e braccia) dietro il concetto e la realizzazione di State of the Net.

Come è nata l’idea? Quale l’ostacolo più grande da superare per avere un grande evento italiano dedicato alla Rete?

Avevamo due obiettivi più urgenti. Innanzitutto ci piaceva l’idea che anche in Italia si creasse un’occasione in cui ragionare insieme, con sguardo internazionale, sulle implicazioni della rete nell’economia e nella società. C’è una consolidata comunità di addetti ai lavori che si ritrova puntualmente a Parigi e a Londra per Leweb, a Ginevra per Lift, a Copenaghen per Reboot per rilanciare idee, condividere sensibilità, immaginare progetti. L’Italia e gli italiani storicamente non sono mai stati molto rappresentati: siamo ancora piuttosto chiusi nel nostro guscio linguistico e scontiamo un ritardo tecnologico e culturale rispetto a Internet ancora pesante. Organizziamo State of the Net per provare a colmare questa mancanza e a tessere reti non soltanto tra addetti ai lavori locali, ma tra gli innovatori del nostro Paese e quelli del resto d’Europa e del mondo.

In secondo luogo volevamo insistere sull’idea che quella di Internet è a tutti gli effetti un’industria, ancora troppo poco considerata nonostante possa generare importanti volani di sviluppo, soprattutto in una situazione di trasformazione come quella che stiamo vivendo. L’ostacolo maggiore è invece la miopia ancora troppo diffusa nelle classi dirigenti di questo Paese nel riconoscere le urgenze che proviamo a rappresentare, anche se ogni anno intravediamo piccoli miglioramenti.

Ci parlate del perché dedicare l’edizione 2013 alla complessità?

Ogni anno scegliamo un tema guida. Il nostro programma non è soltanto una sequenza di interventi e conversazioni slegate l’una dall’altra: cerchiamo di confezionare un percorso coerente, che approfondisca
un’idea attraverso contributi provenienti da persone e mondi spesso molto diversi tra loro. L’anno scorso, per esempio, abbiamo parlato delle grandi sfide della rete: gerarchie e network, trasparenza e privacy, aperture e protezioni. Quest’anno siamo partiti dalla constatazione che Internet, mappando ormai quasi in rapporto 1:1 la società, consente un livello inedito di lettura e decodifica della complessità del nostro ecosistema sociale. Per contro, mentre la rete disintermedia i processi e abbatte i costi di transazione, le grandi organizzazioni assimilano questi strumenti generando ulteriori sovrastrutture e complicando ulteriormente il modo in cui esse producono valore.

Dave Snowden

Dave Snowden di Cognitive Edge torna quest’anno a State of the Net.

Vediamo dal programma che è prevista tra le altre una sessione dedicata allo State of the Net in Friuli Venezia Giulia. In che senso è possibile parlare della rete che interconnette il globo in termini di confini regionali?

La rete globale è composta da tante piccole reti locali. Il modo in cui intessiamo quelle reti locali, che si parli di cavi o di relazioni, è il modo in cui più direttamente possiamo influire sul benessere e sulla consapevolezza dell’intero sistema. In questo senso, l’esperienza che il Friuli Venezia Giulia sta facendo per diffondere la connettività nel territorio regionale ci è parsa interessante. Non possiamo neanche prenderci il merito di favorire la regione che ci ospita, perché la prima segnalazione sulla possibilità di raccontare questa storia è arrivata da un membro del comitato promotore che vive in Lombardia.

Nel programma figurano inoltre eventi particolari, come una conversazione con la National Basketball Association (NBA) americana e un intervento di Carlo Petrini di Slow Food. Certamente non è il “solito” convegno dedicato a Internet…

È un convegno dedicato all’impatto della rete sulla società. Parliamo molto di Internet, di economia, di aziende, ma ogni anno allarghiamo lo sguardo ad altri settori. Non c’è attività della nostra vita che non sia interessata dal cambiamento di paradigma stimolato dalla rete. Spesso poi proprio questi sono i momenti più interessanti e rivelatori, perché ci permettono di guardare a questo mondo con occhi e sensibilità inconsuete.

Quale sarà l’intervento più sorprendente e spiazzante di questa edizione? Che cosa ricordate con maggiore piacere o divertimento delle due precedenti?

Alla fine della conferenza cerchiamo sempre di capire quali incontri sono piaciuti di più o hanno funzionato meglio. Ed è divertente scoprire che in realtà ogni panel è piaciuto, a modo suo, a persone diverse. Abbiamo un programma eterogeneo e un pubblico eterogeneo: tutti trovano qualcosa di interessante e tutti restano colpiti da qualcosa che non si aspettavano. Se cambiamo il metro del piacere e del divertimento con quello dell’emozione, allora possiamo dire senza fare torto a nessuno che il momento più intenso l’anno scorso è stato certamente il tentativo di Gigi Tagliapietra di spiegare il cloud computing attraverso la musica di Claude Debussy. Un’esperienza che ripeteremo quest’anno, con un violoncello sul palco, per raccontare la complessità attraverso le opere di Bach.

Quali obiettivi avete quest’anno? Che cosa vorreste rimanesse nelle teste – e nei cuori – del pubblico e dei relatori? Puntate a numeri particolari (di iscrizioni, tweet, sponsor…)?

L’obiettivo? Imparare qualcosa di nuovo, noi per primi. E poi, certo, consolidare il nostro progetto e farlo crescere sempre più. Non è facile organizzare una conferenza completamente gratuita come questa, oggi, in Italia, in questa situazione di crisi e di incertezza. I numeri sono in qualche modo secondari, del resto quest’anno sono superiori alle aspettative già in partenza. Ci teniamo soprattutto a fare in modo che sempre più persone e aziende in Italia comprendano il senso di un appuntamento annuale come State of the Net e ci diano una mano a farlo sempre più bello e interessante.

L'autore

  • Sergio Maistrello
    Sergio Maistrello, giornalista professionista, segue da oltre 20 anni l'evoluzione di Internet e le sue implicazioni sull'informazione e sulla società. È docente a contratto di Giornalismo e nuovi media all’Università di Trieste e insegna New media al Master in Comunicazione della Scienza della Sissa.

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