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Il software sociale per un futuro a portata di… wireless

29 Aprile 2003

Il software sociale per un futuro a portata di… wireless

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"Smart Mobs", ultimo libro (e blog) di Howard Rheingold, presenta luci e ombre della rivoluzione socio-tecnologica che va innervando il pianeta

Software sociale, ovvero la fusione tra il mondo reale e quello cyber, il passaggio senza soluzione di continuità tra il faccia-a-faccia e il digitale. Qualcosa che va prendendo corpo, qui e ora, nelle conferenze californiane riservate ai tecno-futuristi come pure nelle affollate piazze di Tokyo. Dagli SMS über alles all’informazione stile Indymedia, dalla TV di strada all’attivismo online rapido e flessibile. Pur se spesso difficili da decifrare, almeno agli occhi dei meno attenti, simili segnali rivelano un importante trend in atto a livello globale: la creazione di network umani, interdipendenti ma autonomi, in grado di dar vita alla prossima rivoluzione sociale.

Questa, in estrema sintesi, l’analisi di Howard Rheingold sui fenomeni contemporanei al confine tra tecnologia e società presentata nel volume “Smart Mobs: The Next Social Revolution” (Perseus, $26, settembre 2002). Dove si delinea il nuovo lo scenario socioculturale venutosi a creare nell’ultimo decennio per via della frenetica crescita di Pc, cellulari e palmari tutti collegati a internet — con l’annesso potenziale innovativo e dirompente. Grazie a questa serie di dispositivi vari interconnessi, una massa di consumatori passivi va rapidamente trasformandosi in attivi utenti, capaci cioè di creare contenuti come pure di consumarli (basti citare i molteplici blogger e l’attivismo anti-guerra dei nostri giorni). Un bene comune che, aggiunge però Rheingold, va difeso e preservato, onde evitare che le mosse congiunte di giganti industriali e legislatori fin troppo zelanti metta a tacere simili trend innovativi e la risultante libertà creativa.

Un avviso, quest’ultimo, divenuto anzi il leitmotiv dell’intervento live tenuto dall’autore californiano in apertura della recente Emerging Technology Conference, organizzata dall’editore O’Reilly in quel di Santa Clara, nella Silicon Valley. Evento in cui, anziché argomentare, come previsto, sulle nuove forme di socialità innescate, appunto, da queste “folle intelligenti” sparse per l’intero pianeta, Howard Rheingold ha preferito improvvisare su un tema assai più bollente: le libertà dei tecnologi di innovare sono sotto attacco come non mai.
“La nostra libertà di innovare non sarà necessariamente libera come ai tempi dell’era pre-Internet,” ha messo in guardia Rheingold. “Ci troviamo ad un punto critico nella storia della tecnologia e diversi elementi dati per scontato vanno messi in discussione”. In altri termini, le manovre convergenti di specifici potentati industriali (dall’industria cinematografica a quella musicale alle mega-aziende telecom) e delle misure ultra-repressive proposte (e non di rado già approvate) dai vari governi spingono con forza per piegarci ai loro interessi, per limitare non poco lo spazio individuale a livello politico ed economico. “Vorrebbero proprio farci tornare ai giorni in cui esistevano solo tre stazioni radio e un’unica azienda telefonica… dobbiamo lottare per rimanere degli utenti e per non essere nuovamente trasformati in consumatori,” ha ribadito Rheingold.

Un affondo nel lato oscuro dell’ambito high-tech, nelle ombre che attanagliano invariabilmente anche quest’aspetto della socialità moderna. E al quale, a scanso di equivoci, è in buona parte dedicato il capitolo conclusivo del libro, appropriatamente intitolato: “Always-on Panopticon… or cooperation amplifier?” (Panopticon sempre acceso… oppure amplificatore della cooperazione?). Capitolo in cui Rheingold punta l’indice sui pericoli insiti nel futuro di quell’esplosione del software sociale di cui oggi siamo un po’ tutti spettatori e attori contemporaneamente. Già, perché i sistemi collaborativi basati sulla tecnologia comportano conseguenze in fondo inevitabili, tra cui una certa perdita della privacy e finanche un maggior livello di sorveglianza, oltre alle maggiori possibilità offerte a terroristi e criminalità organizzata. Ma ancor più e soprattutto, al pari dei lavori precedenti quali l’ormai storico “Comunità Virtuali” del 1993, l’autore vuole stimolarci a tener conto degli effetti a largo raggio, tanto in ambito personale e collettivo quanto socioculturale, prodotti dall’innovazione tecnologica. Nella parte conclusiva dell’introduzione si legge infatti: “Profonde domande sulla qualità e il significato della vita vengono innescate dalla prospettiva di milioni di persone che possiedono dispositivi di comunicazione ‘sempre accesi’ a casa e al lavoro; in che modo la comunicazione mobile influenzerà la vita sociale e familiare?”

Prima di metterci davanti a ombre e pericoli, il panorama globale di questa trasformazione in atto assume connotazioni decisamente promettenti, mentre seguiamo Rheingold nei suoi viaggi intorno al mondo, nelle interviste con amici ed esperti, nelle visite alle maggiori università e alle grandi aziende high-tech, nelle riflessioni su citazioni e analisi di autori precedenti o contemporanei — un viaggio complesso e stimolante, illustrato sempre in maniera articolata nonché ricco di rimandi a fonti d’ogni tipo (con oltre 30 pagine di note/riferimenti). Dalla moltitudine di persone che quotidianamente si ritrovano o stazionano intorno alla statua di Hachiko nel centro di Tokyo al movimento no-global avviato nelle strade di Seattle, dal successo delle rivolte popolari contro i regimi repressivi nelle Filippine e in Senegal, ai telefonini usati sempre più per inviare SMS e mille altri impieghi ormai prossimi, esiste un chiaro filo unitario: queste “folle intelligenti” incarnano una nuova forma di connettività sociale in cui virtuale e reale sono continuamente mescolati, in cui la comunicazione al di là di spazio e tempo si manifesta a livelli mai visti finora. Tecnologie di cooperazione, perlopiù mobili e wireless, di cui è importante conoscere a fondo (e riconoscere) effetti e dinamiche, portata e problemi onde “poterle usare in maniera positiva… influenzando beneficamente il mondo dei nostri nipoti.”

Un’altra fatica importante, dunque, questa offertaci da Howard Rheingold, al crocevia tra rigorosa indagine sociologico, trattato tecno-scientifico e racconto personale. Un libro assai ben documentato e zeppo di riferimenti a parecchi campi diversi, presentato in un linguaggio non proprio semplicissimo, soprattutto per gli standard USA, ma comunque godibile. Un’opera che certamente richiede tempo e attenzione per essere digerita propriamente, destinata a invecchiare bene come il buon vino. E che trova immediato rilancio nell’omonimo sito, rapidamente trasformatosi in un blog aperto, in cui Howard e altri vanno inserendo segnalazioni di eventi-situazioni-protagonisti di questa rivoluzione globale in atto, dal movimento anti-guerra nelle strade di San Francisco alle proposte di Mediagora per il file-sharing P2P. Una rivoluzione dovuta a “folle disordinate o incontrollate” (significato letterale di “mob”, termine non di rado usato con connotati denigratori) che hanno invece imparato ad usare in maniera creativa e decentrata le tecnologie mobili per (tentare di) creare un presente e un futuro migliore.

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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