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Il responsabile della sicurezza informatica della Casa Bianca, torna al settore privato

05 Febbraio 2003

Il responsabile della sicurezza informatica della Casa Bianca, torna al settore privato

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Proprio nel momento del bisogno, Richard A. Clarke principale consigliere di Bush nel campo della sicurezza informatica, lascia e ritorna nel settore privato.

Ma prima di andarsene, come ogni buon padre lascia il suo testamento sotto forma di avvertimento ai colleghi rimasti: attenti al potenziale distruttivo di un eventuale attacco su Internet.

Nel 2003 e visto il suo settore di competenza, non mette tutto nero su bianco su un foglio di carta vergato a penna, ma in una email.
Nel messaggio informatico inviato ai suoi colleghi, Clarke fa specifica allusione a quanto successo nel week-end di due settimane fa, quando un virus ha toccato centinaia di migliaia di computer in tutto il mondo, con conseguente rallentamento di Internet e della posta elettronica e blocco di alcuni servizi bancari.

Un software che Clarke ha definito come un “worm stupido che è stato facile e poco costoso creare”.

“Attacchi più sofisticati contro le vulnerabilità conosciute nel cyberspazio potrebbero essere devastanti – scrive nel messaggio ai colleghi – Fino a che ci saranno vulnerabilità nel cyberspazio e fino a quando l’America avrà nemici, siamo a rischio che i due si ricongiungano per causare seri danni al nostro grande paese”.
Le vulnerabilità del cyberspazio sono difficili da cancellare; farsi dei nemici si può evitare. Ma questo secondo campo è terreno che gli americani trattano con le bombe.

Clarke ha servito tre amministrazioni ed è stato a servizio della Casa Bianca per 11 anni, fino a ricoprire l’incarico di coordinatore del controterrorismo per il presidente al momento dell’attacco terroristico dell’11 settembre.

Prima di lasciare, era impegnato sul fronte della prevenzione a possibili grandi interruzioni alle reti informatiche più importanti portati attraverso Internet e aveva scritto le raccomandazioni per il miglioramento della sicurezza, passate alla storia come “Strategia nazionale per mettere in sicurezza il cyberspazio”.

Due fallimenti, insomma. Forse perché non sono state ancora inventate le cyberbombe da lanciare contro i “cyberstati canaglia” in una cyberguerra infinita e preventiva per il controllo del cybermondo.

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