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Il primo aereo a reazione italiano

01 Giugno 2000

Il primo aereo a reazione italiano

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Non molti sanno che l'Italia fu la seconda nazione al mondo, dopo la Germania, a far volare un aereo a reazione, il Campini-Caproni CC-2, di cui sono conservati al Museo della Scienza la fusoliera per prove statiche e il motore.

Un esemplare completo del CC-2 è conservato presso il Museo dell’Aeronautica di Vigna di Valle. L’aereo era opera dell’ing. Campini, un genio delle costruzioni aeronautiche italiane (tra i suoi progetti, un elicottero a reazione).

Campini realizzò un prototipo che fu provato in volo il 27 agosto 1940 per 10 minuti sul campo di Taliedo dal grande pilota Mario De Bernardi. Il 30 novembre 1941, alle ore 14:47 Mario De Bernardi e l’ing. Giovanni Pedace (segretario della Associazione Pionieri d’Italia) compirono un volo ufficiale, a bordo del secondo prototipo, tra l’aeroporto di Milano-Linate Forlanini e quello di Guidonia a Roma, sorvolando Pisa e atterrando alle 16:58 dopo aver percorso 475,554 km alla media di 217,147 km/h.

Questo volo seguì di un anno esatto quello compiuto dall’Heinkel He-178 tedesco, il primo aereo a reazione del mondo. Rispetto al prototipo tedesco il CC-2 è da considerarsi più un ibrido che un vero e proprio propulsore a getto: un motore a combustione interna di tipo alternativo da 900 CV faceva funzionare un compressore composto da 2 eliche intubate, seguite da una elica raddrizzatrice del flusso per renderlo il più possibile privo di turbolenze; degli iniettori disposti su un anello (bruciatori) immettevano kerosene, la cui combustione aumentava il volume della massa gassosa e la velocità di scarico.

Era una soluzione tecnologicamente interessante, ma strutturalmente diversa rispetto ai turboreattori tedeschi, rispetto ai quali era di rendimento decisamente inferiore; il motore progettato da Campini aveva molti altri difetti, quali il peso, l’ingombro, la complessità del tipo di motore impiegato per azionare il compressore, il basso rendimento del bruciatore (comunque vicino al limite tecnologico per il suo tempo) e la potenza notevolmente limitata. La soluzione tedesca fu quindi la caposcuola della tecnologia dei moderni motori a reazione, mentre la soluzione italiana ha oggi un valore puramente storico.

http://www.museoscienza.org/aereo/

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