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Il pompiere cannone

19 Giugno 2006

Il pompiere cannone

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I vigili del fuoco americani stanno cercando nuovi strumenti come supporto per entrare in edifici in fiamme. A cominciare da una catapulta che spara il soccorritore direttamente sul tetto

Se c’è un mestiere in cui la vita stessa dipende dalle tecnologie a disposizione, questo è proprio quello di chi combatte contro le fiamme – che affida la sua sopravvivenza e quella delle persone da salvare alla capacità dei mezzi tecnologici a sua disposizione per comunicare, resistere alle fiamme, respirare. E, ovviamente, entrare ed uscire dagli edifici in fiamme. Il dramma dell’11 Settembre e una serie di altri incidenti sul campo hanno portato i Vigili del Fuoco americani a ripensare alle proprie dotazioni tecnologiche e di conseguenza a generare (involontariamente?) un nuovo flusso di innovazioni e idee alternative da parte di prolifici inventori, specialmente nel campo dell’accesso agli edifici – troppo spesso condizionato dall’arrivo delle ingombranti e tutto sommato lente autoscale.

Se infatti il Vigile del Fuoco dovrà raggiungere la cima di un alto palazzo senza l’ausilio di scale (interne o esterne), potrà un domani avvalersi del Gekkomat un automa per arrampicarsi sulle pareti e soffitti, che prende la sua ispirazione da lucertole e animali comparabili e permette di aderire a muri verticali, inclinati o orizzontali. Il sistema, sviluppato dal designer Gerald Winkler, utilizza l’aria compressa contenuta in un pack di bombole indossato dal guidatore – attraverso un ingegnoso di ugelli e sfruttando il principio fisico noto come effetto Venturi; l’aria compressa, emessa ad alta velocità attraverso appositi ugelli, genera un potente vuoto applicato sotto le “zampe” della lucertola meccanica. E le zampe sono applicate agli arti del pompiere che per muoversi in sicurezza dovrà apprendere non solo a controllare appropriatamente gambe e braccia ma a pensare come una lucertola nell’organizzare la propria traversata in verticale o a testa in giù.

Il Gekkomat non pesa più di 25 Kg e può raggiungere con una bombola un’autonomia di 2 ore di scalata (a velocità non impressionanti, va detto), autonomia probabilmente superiore alla capacità di resistenza fisica dello scalatore verticale, specialmente se indossa un equipaggiamento completo. Resta ora da vedere se dal prototipo si riuscirà a passare a un esemplare di serie che possa attirare ordini dai vari corpi di sicurezza e salute pubblica che possano trovare interessante il concetto del rettile bionico, o di un imprenditore illuminato che ne intuisca le capacità come mezzo di trasporto ad alto tasso di entertainment.

Se però la necessità di giungere in cima a un palazzo è di una tale urgenza che non si può nemmeno attendere l’arrivo dell’autoscala, il Gekkomat non è probabilmente la soluzione giusta. Una potente (è il caso di dirlo) alternativa ci giunge da un progetto sviluppato sotto l’egida del DARPA (Defence Advanced Research Projects Agency): un progetto che potremmo definire cannone spara-pompieri. L’inquietante apparato consiste in una rampa dotata di rotaie, inclinabile come se fosse un mortaio. Sulle rotaie si posiziona un sedile. Rullo di tamburi. Sul sedile si posiziona il vigile del fuoco (o il membro delle forse speciali, antiterrorismo, Swat, medico… o chiunque abbia tanta fretta di raggiungere il tetto di un edificio da non poter attendere l’ascensore – magari perchè sta per perdere l’elicottero delle 15 e 15.)

Il sedile (comparabile al seggiolino eiettabile di un aeroplano) al comando viene propulso energicamente da una carica di aria compressa che lo mette in moto con una elevatissima accelerazione – ma il suo entusiasmo (della sedia, figuriamoci poi quello dell’essere umano ivi collocato) viene quasi immediatamente frustrato dalla fine della rampa e dal congegno che arresta il seggiolino. Se il seggiolino resta solidamente ancorato alla rampa, il pompiere cannone (sfruttando il ben noto effetto catapulta) prosegue invece individualmente in volo libero lungo una traiettoria parabolica che (se studiata in modo balisticamente corretto) lo porterà ad atterrare a bassissima velocità sul tetto dell’edificio bersaglio (in accordo con le leggi della meccanica newtoniana, invece, se manca il tetto la velocità tenderà successivamente a riaumentare – a meno che la sua traiettoria intersechi una parete, nel qual caso tenderà a zero in tempi brevissimi).

Non sorprende quindi che il progetto (ancora allo stadio di brevetto) preveda l’uso di apposito computer incorporato per calcolare automaticamente velocità di lancio e inclinazione della rampa. La performance del prodotto (nell’ipotesi di un lanciapompieri da 4 metri di lunghezza) si annunciano più che buone, permettendo di raggiungere il tetto di un edifico di 5 piani in meno di 2 secondi. A quel punto tutto dipende se si tratta di un edificio di stampo americano (tetto piano) o europeo (tetto spiovente con tegole). La peculiarità di questa invenzione, va notato, si attaglia bene alla personalità del suo inventore – il signor Dean Kamen, già noto per la realizzazione di uno dei più rivoluzionari mezzi di trasporto, il Segway (questo a differenza della catapulta lo potete già comprare e anzi sono anni che io personalmente ne desidero uno).

Non resta quindi che attendere lo svolgersi degli eventi e le prime prove pratiche sul campo del lanciatore individuale, indirizzando il nostro pensiero al coraggio del vigile del fuoco che dovrà testare per primo l’apparato. Chissà se lo conforterà sapere che il cannone ad aria compressa potrebbe avere una sua giustificazione metafisica: vorrà dire qualcosa che Santa Barbara, oltre che patrona dei Vigili del Fuoco, sia stata a suo tempo eletta anche patrona degli artiglieri?

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