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Il pinguino riuscirà a sfondare la finestra?

24 Dicembre 1998

Il pinguino riuscirà a sfondare la finestra?

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Riuscirà Linux a scalzare la supremazia di Microsoft? Nonostante il travolgente successo, il futuro del sistema operativo creato da Linus Torvalds è ancora molto incerto.

In un recente articolo pubblicato da Apogeo Online, Alberto Mari ha proposto una serie di riflessioni sul futuro di Linux. I pregi da lui esposti sono principalmente due: è gratuito e impone requisiti di sistema limitati. Ma occorre analizzare bene i due aspetti.

Il fatto che sia gratuito è stato un enorme fattore di sviluppo dal punto di vista numerico, ma per un certo periodo quasi un limite. Infatti, da un lato la sua gratuità è stata la molla che ha spinto milioni di appassionati e di smanettoni a gettare via i vecchi sistemi operativi di mamma Microsoft. E questo ha portato ad un grandissimo scambio di conoscenze, revisioni, patch, che permette a Linux – come ha scritto Wired qualche tempo fa – di essere il più grande sistema operativo di sempre: affidabile, robusto con tonnellate di pagine di documentazione e con esperti quasi sempre a costo zero in grado di risolvere i problemi più comuni e di migliorare il sistema operativo.

Dall’altro lato ha inibito le menti, spesso un po’ distorte, di molti system administrator che, non conoscendo la storia e i perché di Linux, hanno quasi avuto paura di trovarsi in mano un sistema operativo a costo zero di qualità assoluta. Pare si chiedessero: “Dov’è il trucco, sarà mica un prodotto di qualche strana banda di hacker che ci distruggerà tutto?” E così, questi presunti guru dell’Information Technology si sono buttati su sistemi operativi proprietari spesso pieni di bachi. Salvo ora ravvedersi e ritornare sui loro passi verso il sistema operativo con la mascotte fatta a pinguino.

Il fatto poi che Linux giri anche su macchine di classe hardware modesta è una vera ciliegina sulla torta perché rende ancora più appetibile il prodotto senza imporre grandi reinvestimenti. Non per nulla conosco una vera tribù di utilizzatori di sistemi operativi di Microsoft che dopo essersi PC comprati un nuovo computer con risorse hardware più potenti hanno riciclato il loro vecchio PC per usarlo come palestra in cui sperimentare Linux; per “vedere l’effetto che fa” e nel caso migliore decidere poi di installarlo anche sul loro computer principale.

Ma proprio queste considerazioni di ordine prevalentemente economico ci fanno dimenticare il vero punto di forza del sistema operativo ideato solo 8 anni fa da Linux Torvalds: funziona che è una meraviglia. E non è poco per gente abituata a criptiche videate di errore nel momento più delicato del proprio lavoro. Linux è veloce e potente, flessibile e aggiornato, gira sulle macchine Intel, ma anche sui processori Risc. A questo va aggiunto il non trascurabile particolare che è gratuito. Occorre ricordare che Linux non è altro che il capofila della costellazione degli Unix di grande qualità a costo zero: negli USA e in altre nazioni, sono piuttosto diffusi Free BDS e Net BSD che sono molto simili al Linux, che può però anche vantare un esercito di utenti: siamo alle soglie dei 10 milioni. Un mondo molto diverso dagli utenti di Windows 95, che spesso confessano di odiare il prodotto da loro usato cercando giustificazioni con un laconico: “In fondo è uno standard a cui ci si deve adeguare”.

È chiaro che di fronte a queste cifre e a queste caratteristiche anche il mondo dell’informatica più ortodossa, diciamo quella business, che ha sempre fatto da contraltare al mondo Linux caratterizzato da uno stile molto free vagamente underground, si è gettato in questo mercato appetitoso. Così, sono arrivate le prime distribuzioni semplificate nell’installazione, un aspetto ancora un po’ scottante del prodotto, offerte da Caldera e Red Hat. Poi i grandi produttori di software hanno iniziato a presentare le loro versioni di prodotti adatte a Linux. Ora stanno nascendo e diffondendosi società in grado di offrire servizi e consulenza per assistere la sempre crescente richiesta di informazioni e servizi da parte degli utenti finali ed in queste società stanno investendo sempre più i grandi del venture capital informatico.

Ma il futuro di Linux non è così roseo come potrebbe sembrare. Il primo problema è capire per quali utilizzi viene installato attualmente. Linux vince la battaglia delle workstation con funzione di server Internet. Ad esempio, l’accoppiata Linux Apache vi permette di creare un server HTTP a costo zero e non a caso è la soluzione software più diffusa per pubblicare siti Web; ed è una soluzione certamente più sicura dell’analoga per NT.
Linux è invece poco utilizzato per applicazioni di produttività individuale. In effetti il suo tallone d’Achille non è la sua oggettiva difficoltà d’installazione rispetto a Win 95-98 o NT: se pensate di avere dei problemi in questa fase vi fate consegnare il PC con Linux preinstallato al posto di un sistema operativo di Microsoft a scelta. Negli USA molti venditori di hardware propongono questa opzione. Il limite principale è la scarsità di programmi Office. E qui il problema si fa complesso.

Da un lato sta crescendo l’offerta di prodotti per Linux dal word processor al foglio elettronico al gestore di database. Ad esempio Corel, che ha annunciato la versione Linux della suite Perfect Office. Esistono prodotti simili come Star Office oppure Applixware, ma il maggiore produttore di software applicativo, Microsoft, sta alla “finestra” (scusate il gioco di parole) e non si muove. Le considerazioni che lo inducono a non entrare nel mercato Linux non sono sicuramente legate alla dimensione numerica dello stesso, che lo fanno appetibile, piuttosto alla necessità o volontà, di farlo rimanere marginale. Se Microsoft producesse un Office per Linux rischierebbe un semi suicidio economico perché alimenterebbe indirettamente il mercato di Linux come sistema operativo strozzando le vendite di Win 98 o NT. In che senso?

Attualmente circa il 90% degli utenti utilizzano il computer per scrivere, far di conto o gestire dei database; alcuni per giocare. Per questo motivo gli utenti medi non sono così motivati ad avere il migliore sistema operativo al mondo e per giunta gratuito se poi nel concreto non sanno cosa farci, oltre che guardarlo funzionare e dire “com’è bello !” Se invece esistesse un software standard, e Office lo è de facto, che permettesse di gestire il proprio ufficio usando come sistema operativo anche Linux, le cose potrebbero cambiare e si potrebbe pensare di gettare alle ortiche Windows.

Ma c’è un “se” finale. Tutto questo ragionamento potrebbe cambiare senso se il Dipartimento della Giustizia americano accetterà qualcuno dei ricorsi che gli sono stati presentati e se imporrà una divisione netta fra la Microsoft che produce sistemi operativi e quella che produce software di produttività, allora le cose potrebbero cambiare. Ma il duello legale è titanico, per cui dovremo attenderne pazientemente gli esiti.

L'autore

  • Vittorio Pasteris
    Vittorio Pasteris è un giornalista italiano. Esperto di media, comunicazione, tecnologia e scienza, è stato organizzatore dei primi Barcamp italiani e collabora con il Festival del giornalismo di Perugia.

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