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Il mio sito preferito

07 Ottobre 1999

Il mio sito preferito

di

L'incredibile e affascinante caso di Empty Web Site: un sito Internet completamente vuoto.

Capiterà ogni tanto che qualcuno vi chieda quale sia in assoluto il vostro sito Web preferito. Costoro immaginano di porvi in gravi ambasce: questo no, magari quello, però pensandoci meglio quell’altro… Il tutto, nella speranza di ottenere da voi l’indicazione di una cornucopia nascosta chissà dove, tale da dispensare ai visitatori esperienze indicibili.

Nel mio piccolo caso, la sciagurata domanda non causa il minimo imbarazzo. Da tempo rispondo invariabilmente che il mio sito preferito è “http://www.emptywebsite.com/” . Per le vecchie volpi del Web è un indirizzo ben noto, ed è la massima cornucopia possibile sulla Rete, qualcosa che letteralmente non può temere rivali (anche perché l’idea geniale da cui nasce è protetta da un solido trade mark, mica si scherza).

Il mitico Empty Web Site è stato regolarmente registrato come URL il 14 aprile 1998 da Fred M. Katz della Logic & Light, una società di New York, che a quanto risulta paga regolarmente l’obolo per mantenerne il possesso. È prima di tutto la massima e non superabile espressione della tendenza Web a buttar via i soldi senza rimedio: se mai per tornare a casa delle spese ci ficcassero un banner negherebbero sé stessi, avrebbero distrutto l’Empty Web Site con questo solo atto inconsulto.

Infatti, lo dice la parola stessa, si tratta di un sito rigorosamente vuoto. In Empty Web Site non c’è assolutamente nulla: se siete dei pervertiti, e non vi soddisfa ancora lo schermo perfettamente bianco che avete avuto in risposta, chiedete al vostro browser di farvi vedere la source html. Troverete un capolavoro, del quale mi limito a segnalare la parte di keywords:

CONTENT=”empty, blank, vacant, vacuum, vacuity, vacancy, void, zilch,nada, empty website, empty web-site, wasteland, nothing, null, nil, zero, emptiness, whitespace, nullibiety, “. Supremo understatement, Nirvana, sublimazione della rete, più o meno siamo all’assoluto.

Con un’azione di interesse squisitamente psichiatrico, si può definire l’Empty Web Site come homepage nel proprio browser: è l’unico modo di mettersi definitivamente al riparo dalla “guerra dei portali”. Si può, più banalmente, infilarlo nei propri “preferiti” (o “segnalibri”, per i netscappisti): è utile come memento mori vederselo lì, mentre privi di idee ci si arrabatta a navigare in giro… Se ne può inviare una pagina a un amico via e-mail, e vedere cosa risponde.

Si può dargli un’occhiata ogni tanto, per vedere se non sia avvenuto il miracolo, se non vi abbiano infilato qualcosa, se ci si possa finalmente togliere quell’inquietudine da horror vacui di cui l’Empty Web Site è costituito…

L’Empty Web Site è vagamente teologico: è il punto di aggancio di un pendolo di Foucault internettesco, l’unico punto immobile dell’universo, e perciò stesso privo di una definizione di sé. È substantia rerum sperandarum per chiunque passi il suo tempo a inventare l’ennesimo sito, a scervellarsi sull’ultima moda grafica o sul più recente software di tendenza, ad aggiungere rumore a rumore, a moltiplicare freneticamente l’Informazionesulla Rete. Non c’è niente da fare, l’Empty Web Site tutti ci giudica dal suo elettronico silenzio.

Perciò, se volete seguire il mio piccolo esempio, indicatelo senza fallo a chi vi domandi dove si attestino le vostre massime preferenze (ovvio, dite solo l’URL, senza spiegare di che si tratta). Offrirete un’esperienza insolita, di quelle che segnano un’intera esistenza. State attenti, però: se chi vi ha fatto la domanda si occupa di marketing, o è un querulo “content provider” di quelli che pontificano sui giornali, potrebbe non sopravvivere. Per forza, direbbe Umberto Eco: è del tutto evidente che l’Empty Web Site se lo sono inventato i Templari.

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