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Il mio lavoro è complesso così ora te lo spiego

19 Ottobre 2010

Il mio lavoro è complesso così ora te lo spiego

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Per un giorno la Polizia di Manchester ha twittato tutti i suoi interventi: incidenti, liti, furti, animali, fughe. Un modo diverso e inaspettatamente efficace di elaborare il nostro rapporto con la sicurezza

La percezione di sicurezza/insicurezza con cui conviviamo quotidianamente dipende da quel complesso di esperienze che il noto sociologo polacco Zigmunt Bauman ne La solitudine del cittadino globale descrive con il termine tedesco Unsicherheit, una condizione che è definita da tre fattori. L’uncertainty, lo stato di incertezza cognitiva che ha a che fare con ciò che ci aspettiamo dagli altri per come li conosciamo – pensate allo “straniero” che si trova fra di noi. L’insecurity, insicurezza esistenziale che ha a che fare con le forme di instabilità del mondo, molte delle quali entrano in contatto con noi attraverso le narrazioni mediali. L’unsafety, l’assenza di garanzie di sicurezza per la nostra persona e per il “mondo vicino” quello delle amicizie e degli affetti.

In un mondo caratterizzato da una rapida globalizzazione, nel quale una larga fetta di potere, e la fetta più importante, è preda della politica, [le] istituzioni non possono fare granché per offrire sicurezza o certezza. Quello che possono fare e che stanno cercando di fare è convogliare l’ansia, estesa e diffusa, verso una sola componente della Unsicherheit, quella della sicurezza personale, l’unico ambito in cui qualcosa può essere fatto e viene effettivamente fatto.

In tal senso i media diventano centrali per diffondere immagini e immaginario di sicurezza/insicurezza. E la relazione tra questi e le forze dell’ordine, in particolare quelle locali, che possono cioè agire più concretamente sull’unsafety, diventa un elemento strategico. Pensiamo in tal senso alla funzione che la cronaca locale e le testate locali hanno e alle problematiche di rappresentazione del rapporto tra sicurezza percepita e sicurezza reale di un territorio (reati effettivi, ad esempio). Ma pensiamo anche alle forme di comunicazione che la polizia locale attua nei confronti dei cittadini. Sono possibili forme di disintermediazione mediale? È possibile sfruttare canali informativi diretti con i cittadini? È possibile, insomma, una narrazione diversa sulla sicurezza garantita dalle forze dell’ordine?

Quotidiana complessità

A domande come queste deve avere pensato la Polizia di Manchester in Inghilterra che ha deciso di sperimentare una forma di informazione diretta dei cittadini per 24 ore usando la formula del microblogging via Twitter. Così tra la notte di Giovedì 14 ottobre 2010 e quella di Venerdì 15 ottobre ha tenuto una cronaca in diretta dei 3205 incidenti accaduti sul territorio fornendo i dettagli di ciascuno su tre canali Twitter chiamati @gmp24. Ha così messo in contatto i cittadini con la complessità del lavoro quotidiano concreto della polizia e ha avuto la funzione di mettere in luce le reali tipologie di reato che, come racconta, il Chief Constable Peter Fahy, spesso non sono riconosciute in tabelle e misurazioni relative all’insicurezza. Certo, la minaccia di un taglio di fondi alle forze di polizia ha aiutato a pensare a questa operazione che ha anche la funzione di “bucare” il sistema dei media britannico. Ma di fatto, come chiarisce Constable:

We think it’s very important for the public to have an understanding of what their police officers are doing day to day. The reality of police work is that though crime is a very important part of what we do, we do much else besides. We’re very much the agency of last resort and a big part of our workload is related to wider social problems.”

Il canale Twitter del dipartimento di polizia di Manchester è passato velocemente da 3.000 followers a 19.000, attraverso un racconto continuato fatto di incidenti stradali, serpenti fuggiti, liti famigliari, piccoli furti, fughe dall’ospedale… che si costruisce di tweet in tweet. Il primo: «Welcome to #gmp24 we have already had 214 incidents before 5am», l’ultimo: «Brick thrown at car in Leigh». In definitiva un’operazione che è a metà fra la strategia di comunicazione pubblica e quella delle P.R. online, ma che mette anche in contatto i cittadini con la realtà della sicurezza del loro territorio e con l’efficacia dell’azione di prevenzione e intervento. L’interesse da parte dei cittadini lo si può osservare dai retweet su alcuni interventi fatti, dal numero di “liste” in cui finisce il canale o da alcune commenti ricevuti via replay:

gobbolinothecat: What comes across from these tweets is how much the police are involved in the community and how much they are relied upon.

Sagome connesse

La sperimentazione finisce dopo 24 ore. Ottiene la copertura mediale desiderate e mostra le potenzialità. Mi chiedo allora: l’interesse degli utenti per i contenuti informativi come aiuta a costruire una Unsicherheit diversa? Sicuramente è capace di parlare in modi nuovi all’unsafety, di fornire un’esperienza diversa alle nostre paure e può creare una sincronizzazione diversa fra sicurezza reale e sicurezza percepita. E ancora: si potrebbe usare forme come questa per parlare a particolari pubblici, penso ad esempio ai giovani, promuovendo una cittadinanza connessa diversa? E spingendoci oltre con la fantasia: potrebbe essere questo un modo efficace di parlare delle stragi del sabato sera e fare prevenzione? È più efficace una sagoma disegnata per strada in un’operazione di marketing ambientale o la messa in connessione sociale con la realtà informativa via Twitter?

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