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Il male della banalità

09 Dicembre 2016

Il male della banalità

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Ti proteggerò […] Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo […] Dalle ossessioni delle tue manie (Franco Battiato, La Cura)

Il flusso della storia è ineluttabile oppure, in qualche modo, la propria decisione individuale può contribuire a modificare il corso delle tendenze globali? Propongo l’esperimento sui seguenti due filoni di indagine.

Big data

Studiare volumi di informazione immensi per trarne conclusioni non ovvie, altrimenti impossibili da cogliere. È un’attività dai vantaggi potenziali altrettanto immensi. Come scarto, tuttavia, arrivano sui media predizioni semplicistiche di situazioni complesse, con risultati penosi. Esempio eclatante, le presidenziali americane; esempio meritevole di lettura, lo sguardo dentro alcune anomalie dei dati globali sul gioco degli scacchi, nell’imminenza e all’indomani della conclusione del campionato mondiale (complimenti, Magnus). Sarebbe bello se, nel 2017, ognuna di queste predizioni fosse accompagnata da un commento scanzonato:

Non immagini quanta complessità sia stata sforbiciata per arrivare alla banalità che leggi nel titolo. È un gioco, vale per divertirsi o per incuriorirsi; se investi o pianifichi in base a questo pronostico, sappi che dovresti invece essere cosciente di quella complessità.

Analytics

Altro strumento formidabile che la banalizzazione rende sbilenco e ottuso. L’analisi dei dati di traffico è uno strumento prezioso; in quanto elaborazione intelligente, che richiede tempo e strategia, troppo spesso è stata appiattita fino alla semplice conta delle teste. Il problema è che prima di Internet poteva funzionare il conteggio degli ingressi in negozio; oggi è un dato fine a se stesso, troppo semplice. (Come il tempo medio sulla pagina o altre metriche che, da sole, funzionano solo nell’essere comprensibili anche a un impreparato).

Nel 2016 esistono ancora aziende che realizzano prodotti di enorme sofisticazione per un mercato di equivalente specializzazione, i cui clienti italiani starebbero in una palestra; e vanno su Facebook o su LinkedIn a cercare una base di fan che, va da sé, deve crescere ogni settimana. Sarebbe bello se, nel 2017, entrasse in vigore questa legge non scritta:

Mi puoi dire che i dati di traffico sono troppo bassi se mi dimostri che con il traffico attuale stiamo parlando ai clienti sbagliati.

Accento su dimostri. E se si accenna a soglie di traffico che devono assolutamente venire raggiunte, a prescindere, fare presente che il video alla fine di questo articolo è stato il più guardato nel 2016 su Facebook Live Video, con 162 milioni di visualizzazioni. Proporre all’interlocutore di interpretare un video identico e pubblicarlo a nome dell’azienda.

L'autore

  • Lucio Bragagnolo
    Lucio Bragagnolo è giornalista, divulgatore, produttore di contenuti, consulente in comunicazione e media. Si occupa di mondo Apple, informatica e nuove tecnologie con entusiasmo crescente. Nel tempo libero gioca di ruolo, legge, balbetta Lisp e pratica sport di squadra. È sposato felicemente con Stefania e padre apprendista di Lidia e Nive.

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