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Il grande sforzo dell’energia umana

26 Febbraio 2009

Il grande sforzo dell’energia umana

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In periodi di crisi energetica ogni idea è buona per immaginare nuove forme di approvigionamento. Un bel patrimonio di energia trasformabile è sotto i nostri occhi: siamo noi, nella nostra vita di tutti i giorni. A cominciare dai momenti più divertenti

Dopo aver parlato negli anni scorsi di microbi, pecore, erbe, torno a occuparmi di energie alternative quasi surreali. Il punto sullo stato dell’arte vede in pole position un’invenzione recente: la discoteca energetica. Il principio di base (lo potete vedere in un video della rivista francese L’Internaute) è la presenza di una pavimentazione mobile che, con minuti spostamenti sotto gli energici piedi dei danzatori, è in grado di trasformare l’energia cinetica espressa dal pubblico in energia elettrica. Al momento la strumentazione è in fase abbastanza sperimentale: il primo obiettivo è rendere energeticamente autosufficiente il locale, salvo poi in un futuro aspirare a obiettivi più ambiziosi.

Se mescolare temi incompatibili come il divertimento e l’approvigionamento energetico può sembrare poco saggio, conforta invece sapere che il concetto viene applicato ben più seriamente nelle stazioni della metropolitana giapponese, che sfruttano attraverso dispositivi piezoelettrici le pedate dei passeggeri mentre  attraversano i tornelli. Anche il Massachusetts Institute of Technology sta lavorando a Crowd Farm energetiche basate su principi simili.

Quando si parla di forza lavoro

Qui rientra un tema che da anni gira in rete: sfruttare l’energia che gli esseri umani sono in grado di sviluppare, imbrigliarla e trasformarla in elettricità per far funzionare la nostra società. Nella sua forma più intuitiva, già alcune palestre hanno intrapreso la strada di sostituire meccanismi di freno e attrito nelle proprie macchine con generatori di corrente alimentati dal pubblico, che in qualche modo brucia il proprio grasso in eccesso convertendolo in energia elettrica con un consumo di combustibli fossili tendente a zero.
Se voleste essere pronti a un futuro forse più ecologico e sicuramente più atletico anche senza andare in palestra, generatori di corrente a energia umana sono già stati introdotti sul mercato da parte di alcune aziende innovatrici.

Qui siamo sul fronte dell’impegno individuale, che potrebbe non bastare a scardinare la nostra dipendenza da gas, petrolio e nucleare. C’è però chi da anni propone di adottare su larga scala questi sistemi su più ampia scala. Un partito propone una soluzione “umana”, costrendo fabbriche dotate di enormi “gabbie da scoiattoli” o rotori, al cui interno corrano o camminino maestranze appositamente selezionate. La soluzione ha indubbiamente risvolti sociali interessanti, proponendo un impiego stabile e sicuro anche a quella parte della popolazione che nella odierna società tecnologica incontra difficiltà a inserirsi in un mondo del lavoro che richiede sempre più specializzazioni e conoscenze di tipo superiore.

Quest’idea potrebbe però vedersi messa in pericolo da quanto proposto dall’altro partito, la fazione che pur propugnando lo stesso modello tecnologico, lo intenderebbe applicare non a libere maestranze, ma a prigionieri e delinquenti – condannati a lavori forzati molto energici. Dunque, all’americana, invece di spaccare sassi o costruire strade, potrebbero essere impiegati a generare potenza. Selezionati attitudinalmente in base alle caratteristiche morfologiche e alle preferenze sportive, i prigionieri dovrebbero passare alcune ore al giorno a correre, remare o smanovellare attaccati ad appositi dispositivi.

Non si butta via niente

In ogni caso, l’efficienza produttiva potrebbe essere ulteriormente incrementata applicando sul corpo del generatore umano una serie di generatori termoelettrici come quelli in corso di sperimentazione al Fraunhofer Institute; piccoli dispositivi in grado di generare corrente sfruttando il modesto calore generato da un corpo umano – attualmente in grado (teoricamente) di alimentare piccoli dispositivi elettronici. Se inseriti su larga scala sui corpi accaldati dei galeotti sarebbero in grado potenzialmente di alimentare intere città, data la scalabilità della tecnologia. In più la forza lavoro potrà essere dotata della nuova generazione di microgeneratori che riescono a generare minute (ma, collettivamente, potenzialmente importanti) quantità di energia dalle vibrazioni e movimenti del corpo, un po’ come gli orologi automatici di meccanica memoria.

Lo scenario della produzione umana di energia è indubbamente ancora incerto e sarà soggetto ad imprevedibili evoluzioni. Se è prevedibile comunque l’affrancamento della nostra società da cartelli di produttori di combustibili fossili, si prospetta però un rischio troppo sottovalutato: la nascita di un nuovo cartello, da cui potremo di nuovo trovarci a dipendere. Quello dei produttori di bevande energetiche, in prospettiva ingrediente fondamentale nel processo di trasformazione di zuccheri in elettricità per il tramite di un nuova classe operaia e energetica.

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