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Il futuro ha i pantaloni di pelle

12 Aprile 2007

Il futuro ha i pantaloni di pelle

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La tecnologia lavora per incorporare gli apparati elettronici dentro i nostri abiti. E da domani, tutti in giro con il Lederhosen dotati di cellulare

A quanto pare il futuro ci riserva interessanti novità sul fronte dell’evoluzione dei nostri amati gadget elettronici, almeno a giudicare da quanto presentato al CeBIT (l’annuale mostra high-tech di Hannover) e dalle più recenti scoperte degli scienziati addetti allo sviluppo di nuovi materiali.

Tra i molteplici fronti attivi, quello più innovativo è probabilmente quello dell’integrazione dei device elettronici all’interno di capi di abbigliamento. Anche se la trasformazione del tessuto stesso con cui sono fatti i capi in componente elettronica (si veda il mio vecchio articolo) appare ancora remota, siamo già abbastanza avanti nell’integrazione di apparati all’interno degli abiti. Già più di una volta mi è capitato di incontrare sui campi da sci snowboarder dotati di giacche a vento con i comandi del lettore Mp3 integrati nella superficie del capo, per poter gestire la colonna sonora delle proprie discese senza procedere a striptease improvvisati per raggiungere il proprio iPod (compito analogo è affidato ai guanti da sci MP3 della O’Neill).

Questa tecnologia si sta però ulteriormente evolvendo verso capi d’uso più comune e quotidiano: Lodenfrey, azienda leader del settore, ha presentato proprio al CeBIT gli indispensabili Lederhosen con telefono mobile integrato. I Ledehosen (capo che più o meno tutti abbiamo nel nostro armadio, immagino), sono quei tipici pantaloni di pelle con pettorina, componente fondamentale dell’abbigliamento tipico-folkloristico delle popolazioni dell’area bavarese – indispensabili per la danza Schuhplattler, quella in cui vi schiaffeggiate cosce e altre parti del corpo (attività per altro mondialmente diffusa, dal vicino Tirolo al lontano Texas).

Grazie a questa innovazione (i comandi del telefono sono discretamente posizionati sottoforma di bottoni lungo la cucitura verticale dei pantaloni, e microfono ed altoparlante in una bretella della pettorina), sarà possibile fare a meno di caricarsi di un ulteriore gadget che sformerebbe le tasche del peculiare indumento e comunicare telefonicamente senza dover interrompere la danza ritmata che affonda le sue radici in rituali di seduzione.

Abbastanza intuitivo immaginare che data la comodità del capo questo sarà rapidamente adottato da popolazioni technology-oriented; che il road warrior del prossimo decennio indosserà obbligatoriamente i pantaloni di pelle (anche se l’undicesimo episodio della quinta stagione di Friends ci ammonisce in merito ai pericoli di tali pantaloni) e, a tendere, indumenti che integrino componentistica elettronica.

Il problema maggiore sarà ovviamente quello della manutenzione del capo, nei nostri paesi latini ancora largamente affidata alle nostre mamme low-tech. Sarà probabilmente complicato spiegare alla genitrice che il terzo bottone della camicia è una porta Usb mentre è il quarto a essere un Flash Hard Disk; e che quindi non debbono essere invertiti se si scuciono, pena il crash del sistema operativo del capo o l’interruzione del networking Wi-Fi gestito dal colletto alla francese (il button down è più indicato per la connessione Bluetooth).

A proposito di hard disk allo stato solido, sembra proprio che questi saranno una delle grosse svolte del futuro, con apparati di storage da 30 GB solid state presto disponibili a prezzi ragionevoli; e l’attenzione verso la convergenza tra tecnologia e cura del proprio aspetto è dimostrata anche dal lancio di dispositivi di memoria Usb celati all’interno di gioielli, così uno dei prossimi Natali potremmo ritrovarci a regalare alle nostre signore un anello/chiave Usb di Tiffany.

Il futuro è nella plastica, potremmo dire, citando Il laureato. Altre novità importanti potranno infatti essere portate dalle più recenti ricerche nel campo delle plastiche conduttrici di elettricità. I materiali plastici attualmente disponibili sono dei pessimi conduttori di elettricità, motivo che ne impedisce l’uso all’interno della circuitazione dei dispositivi elettronici. Questo presto potrebbe cambiare, grazie alle scoperte di una ricercatrice olandese, che bombardando polimeri con un acceleratore nucleare ha scoperto una plastica che conduce l’elettricità almeno quanto un tradizionale materiale semiconduttore.

Una materia plastica quindi che potrà essere usata per la componentistica – aprendo la porta a display flessibili e arrotolabili (peraltro già disponibili) a microchip leggerissimi, ad apparati sottilissimi e virtualmente infrangibili (prima applicazione: cellulari per persone particolarmente irascibili, c’è gente che disintegra al suolo un cellulare al mese).

Unico problema dell’integrazione dei device quali Mp3 e cellulari all’interno dei vestiti sarà probabilmente la loro invisibilità: ci verrà tolta un’importante area esibitiva, uno status symbol, costringendoci ad esempio a rinunciare agli affascinanti, nuovissimi accessori di Playboy per la telefonia cellulare.

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