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Il futuro è nelle superfici

31 Maggio 2007

Il futuro è nelle superfici

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Dopo iPhone e i touchscreen evoluti, tocca a Microsoft Surface rinnovare il fascino delle nuove interfacce per l'interazione con il personal computer

In molti avevano pensato che, quel giorno di gennaio in cui steve Jobs annunciava al mondo il suo iPhone, la vera rivoluzione non fosse tanto nelle possibilità offerte dal cellulare. Ormai qualsiasi smartphone è in grado senza problemi di inviare e ricevere mail, di connettersi a Internet e di eseguire un certo numero di operazioni di produttività personale. Il vero sguardo al futuro di Apple sta nel sistema di controllo del cellulare, basato su un touchscreen innovativo in grado di semplificare enormemente l’interazione.

La singolare interfaccia non è certo una novità; da anni ricercatori come l’americano Jeff Han stanno studiando le possibilità offerte da schermi sensibili al tocco contemporaneo di più agenti (come le dieci dita di una mano). Esistono parecchi video a riguardo, che vengono di tanto in tanto ripresi in Rete. Le applicazioni dei sistemi multitouch vanno ben oltre i colorati gadget proposti da iPhone: la tecnologia è potenzialmente in grado di sostituire mouse e tastiere e di offrire nuove possibilità di interazione con le macchine. E il 2007 potrebbe davvero essere ricordato come l’anno dell’inizio del tramonto dei sistemi di puntamento così come li conosciamo oggi.

Al pioneristico sistema che verrà implementato su iPhone, infatti, si aggiunge la presentazione di Microsoft Surface, una sorta di incrocio tra un tavolo e un Pc, destinato inizialmente ad alberghi, negozi e pub. Il tavolo nasconde sulla sua superficie un monitor da 30 pollici con tecnologia multitouch, che costituisce l’unica interfaccia utente. Toccando lo schermo, scorrendovi le dita, appoggiando il palmo della mano è possibile interagire in maniera completa con il computer. Il sistema mostra qualcosa di simile a un altro famoso video sulle interfacce utente, orientato questa volta a ripensare la parte software dell’interazione uomo-macchina. Ogni file nel computer è rappresentato come un oggetto fisico: le immagini sono fotografie che è possibile spostare, ruotare e ridimensionare, le canzoni sono custodie di Cd, le email sono vere e proprie lettere con tanto di francobollo. I concetti di cartella e di file system diventano trasparenti all’utente, in favore di un dialogo più semplice con la macchina.

Le demo disponibili sul sito, approntato per l’occasione da Microsoft, mostrano, in modo affascinante e talvolta un po’ romanzato, le potenzialità e le possibili applicazioni di un sistema del genere. Si va dal programma di grafica, alla selezione e al ridimensionamento di fotografie digitali, alla scelta di brani musicali inun juke-box virtuale, alla gestione di un menu elettronico. Tutto con l’uso delle dita, con una facilità e una velocità che hanno dell’impressionante. Il fulcro dell’idea è quello di restituire una dimensione fisica ai contenuti digitali, troppo spesso visti con sospetto a causa del loro stato etereo. Se si eliminano i mediatori tra le mani, che sono il nostro strumento per conoscere il mondo fisico, e i file, allora questi possono funzionare esattamente come gli oggetti del mondo sensibile.

Ma il colpo di teatro di Redmond è un altro: grazie a una rivoluzionaria tecnologia, basata su telecamere inserite nel device e su etichette Rfid, sembra che il tavolo sia in grado di riconoscere gli oggetti che vi vengono posati e di reagire di conseguenza. Gli esempi mostrati sul sito hanno un che di fantascientifico; se nella prima scena una tazza appoggiata al tavolo fa partire un’animazione un po’ fine a se stessa e di dubbia utilità, quando scendono in campo altri strumenti digitali il sistema mostra tutte le sue potenzialità. Ecco allora che uno Zune viene riconosciuto dal “tavolo intelligente”; che una fotocamera digitale offra la possibilità di scaricare le foto con un semplice tocco, e che queste possano essere manipolate e ridimensionate esattamente come se si trattasse di stampe reali; che due cellulari, entrambi appoggiati sulla superficie, possano scambiarsi dati. Viene da chiedersi quanto possa essere sicuro un sistema all’apparenza così ben disposto allo scambio e all’interazione con dati provenienti dall’esterno.

In ogni caso appare plausibile presuppore un futuro di computer sempre meno visibili, con i quali si possa interagire con un mezzo immediato e preciso come le nostre mani. L’ingresso di oggetti simili nella vita di tutti i giorni è, però, un po’ più distante. Il miracoloso tavolo computer sarà in vendita solo dalla fine dell’anno con un prezzo che dovrebbe aggirarsi intorno ai diecimila dollari e sarà quindi appannaggio solo di hotel di lusso e locali esclusivi, almeno per un primo periodo. Non è chiaro, inoltre, se sarà prevista una commercializzazione per uso domestico, anche se a giudicare dai filmati sembra che Microsoft concepisca Surface anche come sistema di intrattenimento casalingo. E Bill Gates assicura che nel giro di cinque anni la tecnologia sarà abbastanza matura da consentirne una diffusione più capillare.

Nel frattempo continueremo a battere sulle nostre tastiere, con i loro layout pensati, come vuole la leggenda, per non fare inceppare le prime macchine da scrivere, piuttosto che per rendere la scrittura veloce ed efficiente.

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