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Il futuro delle sale cinematografiche è il cinema digitale

18 Dicembre 2001

Il futuro delle sale cinematografiche è il cinema digitale

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Dalla Francia arriva la notizia che le associazioni professionali degli esercenti sale cinematografiche dei quattro continenti (Africa esclusa) chiedono la “definizione immediata di standard tecnici mondiali per lo sviluppo futuro del cinema digitale”.

In un comunicato la Federazione nazionale francese dei Cinema, annuncia che le associazioni riconoscono “che il cinema potrà ritrovarsi a confronto con una delle più importanti transizioni tecnologiche della sua storia”, con il passaggio dalla tradizionale “pizza” di pellicola alla distribuzione e alla proiezione digitale.

Le associazioni professionali che rappresentano 18 paesi, dichiarano che la realizzazione di standard unici è la “condizione sine qua non di uno sviluppo riuscito” di questa tecnologia.

Una tecnologia che è “diversa e complessa e solleva numerosi problemi come la codifica, la trasmissione e la compressione”, come sottolineano le associazioni di esercenti in una lettera indirizzata a tutti gli organismi interessati e ripresa dalla France Presse.

Queste associazioni “incoraggiano lo sviluppo di materiali totalmente compatibili e concorrenti, la cui manutenzione possa essere effettuata a costi relativamente ridotti”, offrendo una qualità di proiezione superiore a quella della pellicola. “Per raggiungere questo obiettivo, è necessaria una cooperazione internazionale”.

Le firme delle diverse associazioni (paesi europei, Giappone, Canada e Australia) sono depositate negli uffici della National Association of Theatre Owners (NATO) in California e della Union internationales des Cinémas (UNIC) in Francia.

Su un mercato mondiale formato da circa 30 mila schermi, non più di una trentina di sale sono equipaggiate di proiettori digitali e di questi 15 negli Stati Uniti, 10 in Europa, 2 in Canada e Giappone, 1 in Messico e in Corea.

Equipaggiare una sala con questa nuova tecnologia costa circa 107 mila euro (proiettore e server), senza contare il costo dell’intermediario che trasmette il film via satellite o attraverso un modem a larga banda.

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