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Il dramma dei brevetti software

20 Giugno 2005

Il dramma dei brevetti software

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Nonostante l'Unione Europea si fosse pronunciata contro tale pratica, la Commissione non ha fatto lo stesso approvando, lo scorso anno, la CII. Adesso si sta arrivando alla discussione finale e la preoccupazione sale

In merito, in linea con le posizioni della FFII (Foundation for a Free Information Infrastructure), il Progetto Linguistico Italiano OpenOffice.org (PLIO) esprime la sua forte preoccupazione in merito ai contenuti del dibattito Europeo sui brevetti software, che nel prossimo mese di luglio potrebbe veder approvata la Direttiva Europea CII (Computer-Implemented Inventions) nella sua versione peggiore.

La direttiva CII, combattuta da moltissime organizzazioni in tutta Europa, nella forma attuale, costituisce un rischio enorme per l’industria europea del software, poiché sommandosi al copyright espone autori indipendenti, imprese e utenti al continuo rischio di cause per azioni legali.

Fino a oggi la protezione del software attraverso il copyright ha permesso di mantenere delle basse barriere all’ingresso, e ha consentito a PMI e a singoli di accedere al mercato senza necessariamente disporre di ingenti capitali. Con il tipo di brevettabilità proposta dalla commissione, lo sviluppo del software si trasformerebbe in un business per pochi, come testimoniano le tristi esperienze statunitensi, su cui la stessa Federal Trade Commission ha espresso dubbi e perplessità.

La direttiva, di fatto, porterebbe a concedere il monopolio sullo sfruttamento delle idee, né più né meno come accadrebbe se venissero brevettati il giro armonico o il romanzo: addio musica, addio letteratura.

L’estensione della brevettabilità al software mira quindi a innalzare artificialmente le barriere di ingresso al settore ICT. In futuro, infatti, la scrittura del software non potrà più essere considerata solamente un’attività creativa, ma richiederà un lungo processo preventivo per verificare se le idee che si vogliono utilizzare per scrivere un programma (e potrebbero essere migliaia anche per il programma più semplice) violino o meno la “proprietà privata” di qualcun altro.

Vista l’immaterialità del software e il numero spropositato di brevetti, soprattutto banali, concessi dai patent office, il violare un brevetto, anche senza intenzione, diventa per un programmatore una cosa praticamente inevitabile e quindi molto rischiosa.

I brevetti software, quindi, sono un danno per chiunque, perché riducono – o nei casi peggiori annullano – la possibilità di mettere sul mercato prodotti dotati di funzionalità già coperte dai brevetti stessi. Inoltre, se si considera la quantità di brevetti esistenti (più di 30.000 registrati solo in Europa, in barba alla legge), la loro genericità e la mancanza di strumenti efficaci per appurarne l’esistenza, la direttiva obbligherà a eliminare delle funzionalità da prodotti già in commercio.

Una catastrofe dunque, che vedrebbe tutta l’innovazione bloccata, costretta al palo, e la tecnologia in mano a pochissimi colossi.

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