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Il cyber (porno) giornalismo di Luke Ford

02 Giugno 1999

Il cyber (porno) giornalismo di Luke Ford

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Spopola nell'ambiente porno di Los Angeles il sito di un cyber giornalista australiano sull'industria del sesso hard americano.

Luke Ford ricorda molto Matt Drudge, il cybergiornalista di Hollywood, creatore di un sito di notizie e pettegolezzi (http://www.drudgereport.com/) all’origine dello scandalo Monica Lewinsky. Ford, però, non si occupa di quanto succede nei corridoi della Casa Bianca, ma, dal suo sito www.lukeford.com, mette a nudo i segreti dell’industria pornografica americana.

Si tratta di un lavoro oscuro, spesso condotto indagando nei postriboli di un milieu fatto anche di miserie personali e rapporti ambigui, molto lontano da quello patinato delle majors hollywoodiane. Eppure il lavoro di Ford è apprezzato anche dai colleghi delle grandi testate statunitensi. “Senza di lui – afferma Nick Ravo, giornalista del “New York Times”, autore di articoli sull’industria a luci rosse – un’enorme quantità di informazioni su questo ambiente non sarebbe mai stata diffusa”.

Ma non tutti apprezzano il lavoro di Luke Ford. È il caso di Bill Margold, un vecchio attore porno che non usa mezzi termini. “I gruppi di discussione nei quali Ford trova le sue notizie – dice – sono un’accozzaglia di puttane che si nascondono dietro pseudonimi cretini per diffondere maldicenze”. Ford si difende dalle accuse con motivazioni che possono apparire fantasiose. “Circa la metà del mio sito – afferma – è giornalisticamente corretto. Per l’altra metà io mi comporto come il conduttore di un Talk Show dove gli invitati si possono esprimere senza limiti e senza censure. Se mentono, io cerco di dire la mia, di ristabilire la verità”.

L’anno scorso Ford ha seminato il panico a Los Angeles, culla del porno, rivelando l’improvviso propagarsi del virus dell’Aids nella comunità degli attori pornografici. La bufera spinse una quarantina di produttori a firmare un inedito accordo in favore dell’uso del preservativo durante le riprese. Lo scoop, però, come nel caso Lewinsky, è stato messo a segno senza verificare le notizie, giocando d’azzardo in un modo che i giornalisti tradizionali ritengono molto scorretto.

E pensare che da bambino Luke voleva diventare missionario, seguendo le orme del padre, un problematico evangelista avventista australiano. “È senza dubbio questa la causa per cui, da adolescente, ero attratto dalla pornografia – racconta – e ne consumavo parecchia per calmarmi in modo blasfemo”.

A 21 anni – la famiglia si è intanto trasferita in California – Luke viene colpito dalla sindrome da stanchezza cronica, che lo inchioda al letto per sei anni e lo porta alla conversione all’ebraismo. A Los Angeles scopre Internet e decide di scrivere un libro sull’industria porno. Il suo sito Web raccoglie i frutti di anni di ricerche sul mondo a luci rosse americano, reportage sulle riprese, biografie e mille altre curiosità.

Luke Ford vive in un bungalow disseminato di riviste porno e libri di teologia ebraica. “Internet – afferma – permette a chiunque di diventare giornalista, ma soltanto i più bravi riescono. La rete è il supporto più facile per pubblicare notizie e anche il più elastico per correggerle. È una forma di giornalismo ideale per seguire l’industria pornografica, per metterne a nudo i difetti”.
Il soggettista pornografico Martin Brimmer confessa che per fare ricerche consulta il sito. “Il 90% del materiale – dice – è molto buono, ma Ford dovrebbe prendersi un po’ più di tempo per verificare le sue informazioni. E rispettare la gente del mestiere.”

Secondo Jeffrey Douglas, i tre quarti dei professionisti americani del porno hanno accesso a Internet e molti visitano il sito di Luke Ford. A parte i pettegolezzi del giorno, le attrici possono scoprire, ad esempio, che il tal produttore firma assegni a vuoto. Contrariamente a Matt Drudge, Luke Ford non è ancora mai stato trascinato in tribunale e riporta tutte le lettere minatorie sul suo sito che per il momento rimane gratuito.

Un tentativo di trasformarlo a pagamento è fallito in dicembre, quando dei pirati informatici hanno paralizzato il suo server per tre settimane. Il sito utilizza ora un server in Canada e continua a funzionare grazie ai 3.000 dollari mensili generati dalla vendita di spazi pubblicitari porno.
Inchiodato dietro lo schermo del suo computer, Luke Ford giudica la sua professione in modo ambivalente: “Ciò che faccio a volte mi sembra accettabile, a volte disgustoso. A volte penso di aver manipolato un’informazione, altre volte di essere manipolato dagli altri. Anche i miei informatori hanno i loro obiettivi”.

L'autore

  • Redazione Apogeonline
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