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Il content design per chi inizia (o vuole migliorare)

25 Luglio 2022

Il content design per chi inizia (o vuole migliorare)

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Il Content Design è al centro della reputazione di un’azienda. Solo che a volte l’azienda non se ne rende conto. Ecco come aiutarla.

FAQ su come iniziare a progettare contenuti

  1. Che cos’è il Content Design?
  2. Quando un contenuto funziona?
  3. Come comprendere i bisogni del pubblico?
  4. Dove trovare i dati utili a un progetto?
  5. Come impostare l’architettura di un sito?
  6. Come stimare e vendere al giusto prezzo un progetto di Content Design?

Che cos’è il Content Design?

Il Content Design è fare incontrare in modo umano, efficace e soddisfacente le esigenze delle persone con gli obiettivi dell’azienda che serve quelle persone.

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Quando un contenuto funziona?

Ciò che pensiamo e progettiamo deve essere sostenibile e disporre delle risorse necessarie per realizzarlo, mantenerlo e farlo gradualmente crescere.

Deve essere business driven, rispondente agli obiettivi del committente. Obiettivi che devono essere chiari e misurabili, anche quando il committente siamo noi.

Un’altra caratteristica è che sia user centred; che abbia analizzato e compreso gli obiettivi delle persone oltre a quelli della committenza.

Poi sarà data informed, capace di generare contenuti che funzionano a partire dai dati che abbiamo a disposizione e la cui elaborazione li trasformerà in informazione utile.

Ancora una regola: content first. I contenitori saranno funzione del contenuto, non viceversa.

Infine, mobile first: l’esperienza più difficile per le persone è lo schermo piccolo. Il nostro design deve presentare i contenuti sempre in forma ottimale.

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Leggi anche: Il content designer è un tecnoumanista e possiede quattro virtù di base

Come comprendere i bisogni del pubblico?

La prima cosa da fare è capire davvero le esigenze in gioco. Passare dal considerarli target (potenziali acquirenti) a considerarli utenti (fruitori di un bene o di un servizio) e infine persone: esseri umani con motivazioni, spinte, bisogni, abitudini, percezioni, conoscenze.

Uno strumento utile per raggiungere questo scopo è l’intervista narrativa, nella quale si parla direttamente con un campione di persone per approfondire la conoscenza di ciò che le muove nell’ambito di interesse per la committenza e costruire schemi e modelli utili per sagomarci attorno il design.

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Dove trovare i dati utili a un progetto?

Prima di mettersi a progettare è necessario compiere una ricognizione delle fonti di dati disponibili, perché ogni organizzazione ha un approccio culturale variabile al tema della misurazione e potremmo avere tanti dati, oppure pochi.

Alcuni esempi abbastanza tipici di dati utili e rintracciabili presso un’azienda sono i seguenti:

  • Web analytics, statistiche di accesso a siti
  • Screen recording e mappe di calore, registrazioni di sessioni di navigazione e di come si concentra sullo schermo l’azione delle persone
  • Report dall’assistenza clienti: quali sono i problemi e le richieste
  • Comportamenti di acquisto: come le persone diventano clienti dell’azienda

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Come impostare l’architettura di un sito?

Uno dei metodi più utili usati da architetti dell’informazione e content strategist è iniziare dall’audit dei contenuti esistenti: una fase di controllo e verifica in cui si mappano i contenuti a disposizione, li si valutano e da lì si prosegue.

Dopo di che occorre inventariare il contenuto, per quantità, tipo, stato (attuale, obsoleto, inutile, fondamentale, dannoso eccetera).

Si va poi verso le persone, per capire attraverso la rete di che cosa parlano, come ne parlano, perché ne parlano, relativamente agli ambiti che interessano il nostro progetto. È inevitabile che il sito abbia un senso se riesce a portare al pubblico in rete buone risposte alle sue domande.

Ci interessano anche i messaggi e i contenuti espressi dalla concorrenza, per poter calibrare al meglio i nostri.

Infine c’è la definizione dei contenuti chiave, quelli fondamentali per la comunicazione del sito, e questo completa la parte content del Content Design.

La parte design si articola nella definizione di percorsi di entrata e uscita da e per il sito, nella creazione di template per i contenuti, nel disegno di diagrammi di flusso per individuare i flussi chiave, nell’organizzazione dell’albero del sito stesso.

Altre aree di lavoro riguardante la progettazione copriranno i metadati, la rispondenza del contenuto alle esigenze del SEO, la progettazione della navigazione.

Sì, lavorare all’architettura di un sito è un lavoro vero e più complesso di quello che appare, se vogliamo raggiungere un buon risultato.

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Come stimare e vendere al giusto prezzo un progetto di Content Design?

Prima di tutto, dobbiamo essere consapevoli di noi stessi: della nostra identità professionale, del perché lo facciamo, dei nostri punti di forza eccetera. Il primo passo della stima di un progetto è avere già compiuto la stima del nostro valore.

Ciò detto, le cose che dobbiamo sapere fare sono in estrema sintesi le seguenti:

  • Sapere comprendere i bisogni del committente, sia quelli espliciti che quelli latenti
  • Capire in quale modo la soluzione di questi bisogni può generare valore
  • Percepire e valutare appropriatamente i rischi del lavoro
  • Sapere fare i conti
  • Essere capaci di motivare le nostre proposte ed esporre le nostre ragioni
  • Sapere negoziare

Sapere creare fiducia presso il committente, impostare una buona configurazione di strumenti di lavoro collaborativo, mantenere un flusso costante di comunicazione con il cliente sono ingredienti indispensabili per arrivare sia a giustificare il prezzo di un progetto da ambedue le parti, la nostra e la sua, sia a permettere di ottenere in modo ottimale i risultati dichiarati e venduti.

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Immagine di apertura di Jess Bailey su Unsplash.

L'autore

  • Redazione Apogeonline
    Nella cura dei contenuti di questo sito si sono avvicendate negli anni tantissime persone: Redazione di Apogeonline è il nome collettivo di tutti noi.
    Non abbiamo scelto questa formula per prendere le distanze da chi ha scritto qualcosa! Piuttosto la utilizziamo quando pensiamo che non aggiunga valore al testo sapere a chi appartiene la penna – anzi la tastiera – di chi l'ha prodotto.

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