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Il computer supererà presto l’intelligenza umana?

28 Settembre 1999

Il computer supererà presto l’intelligenza umana?

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“Entro tre decenni il computer eguaglierà e supererà il livello di intelligenza degli esseri umani. Potrà inoltre distribuire e condividere all’istante l’enorme conoscenza accumulata, cosa impossibile per noi umani.” Questa, in estrema sintesi, l’opinione di Ray Kurzweil, tra i massimi esperti in campo tecnologico e scientifico, laureato al MIT, nonché autore di “In the age of intelligent machines” nel 1988. Dopo aver predetto in quel lavoro l’avvento del World Wide Web, la caduta del regime sovietico e la rapida espansione dell’economia a livello globale, ora Ray Kurzweil avanza previsioni ancora più eclatanti nel suo nuovo lavoro, dal significativo titolo di “In the age of spiritual machines”.

Basato non poco sull’avanzare degli esperimenti nell’ambito dell’Intelligenza Artificiale, il libro sostiene che verso il 2030 il computer sarà in grado di assorbire la complessità anche di quelle informazioni del cervello umano che danno vita a emozioni, passioni, intuizioni. Meglio, si potrà realizzare un’entità computerizzata del proprio sè, capace di agire e comportarsi, a livello psicologico e interiore, esattamente come un individuo. L’espansione della mente e della coscienza avverrà tramite la connessione alla macchina realizzata via “nanobots”, robot microscopici che potranno girare insieme al flusso sanguigno per raccogliere ogni dato utile. Altra maniera, assai più invasiva, di realizzare una tale espansione consisterà nell’implementazione di specifici neuroni all’interno del cervello, con la necessità di una rischiosa operazione chirurgica.

Sarà davvero così? Perfino Ray Kurzweil non nasconde dubbi e possibili deviazioni di percorso: se potesse viaggiare nel tempo, dice in un’intervista, andrebbe di corsa all’anno 2029, sperando almeno “di esser capace di riconoscere il mondo di quei giorni.”

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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