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Il computer con dei sentimenti

09 Febbraio 2000

Il computer con dei sentimenti

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Macchine senza sentimenti? Freddi esseri al silicio privi di emozioni? No, i computer del futuro avranno trepidazioni e batticuori. E soprattutto sapranno riconoscere gli stati d'animo degli umani

Di questo sono convinti i ricercatori del laboratorio “affective computing” del Mit di Boston diretto da Rosalind Picard, che da alcuni anni stanno costruendo interfacce grafiche e dispositivi capaci di far capire alle macchine gli stati d’animo anche complessi degli umani.

Picard & c si sono così domandanti come fare a trasmettere alla macchina le emozioni di un uomo e la risposta è stata questa: collegando al PC mouse, tastiere modificate e altre interfacce più complesse. Così un mouse può diventare un sistema perfetto per far capire alla macchina se quel giorno siamo un po’ nervosi (movimenti buschi o a scatti), oppure i pulsanti della tastiera premuti più o meno violentemente possono dare altre indicazioni preziose.

Ma così come sono, se non trasformate, le interfacce classiche come tastiere e mouse non possono bastare a far colloquiare le anime degli umani con un microprocessore. I ricercatori del Mit hanno quindi inventato una serie di dispositivi sofisticati, alcuni mutuati dalle ultime ricerche mediche. È il caso del “sentic mouse”, un “topo” che nasconde un misuratore elettronico di alcalinità per stabilire il grado di sudorazione. Oppure “Bvp” (Blood Volume Pressure) un sensore dall’aspetto di un orecchino da infilare a uno dei lobi dell’orecchio per misurare la pressione cardiaca.

Jocelyn Scheirer, una delle ricercatrici del laboratorio, ha realizzato Expression Glasses, occhiali attrezzati con sensori per monitorare non solo il movimento dei lobi oculari, ma anche del volto. “Gli occhiali sono in grado di capire – spiega Scheirer – se l’espressione è di interesse e di confusione e quindi comunicarlo alla macchina”. Va da sé che, nel secondo caso, il computer può modificare il modo con il quale interagisce e rendere meno complesse, magari dividendole, operazioni di routine.

Più complesso (Gsr) Galvanic skin response, un braccialetto (o un cavetto da infilare a un piede) che analizza la pelle e deduce, seconda la variazione del ph, lo stato emotivo.
Se poi le interfacce a icone come Windows o Macintosh vi sembrano lontane ecco gli “affective avatar”. Due parole sul significato di avatar. Nella religione indù deriva da avatara cioè la discesa di un dio nel mondo degli esseri umani per la durata di una vita umana.

L’avatar è quindi un’incarnazione, capace di essere allo stesso tempo in molti luoghi. In informatica avatar è invece la rappresentazione iconica di una persona, un essere virtuale nel quale si reincarna metaforicamente la persona ed ha il vantaggio di essere ovunque e avere più personalità. Con il progetto “Affective avatar” il computer diventa un volto e comunica con espressioni più o meno complesse. Ottimo per la formazione. Microfoni e spettri del suono analizzano poi la voce umana misurando anche stavolta il grado emozionale.

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