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Il club degli adulti che giocano coi Lego

21 Marzo 2006

Il club degli adulti che giocano coi Lego

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Mentre in libreria esce LEGOmania (Apogeo), uno dei fondatori del club degli appassionati italiani racconta come la passione per i celebri mattoncini sopravvive all'infanzia e trova nuovi stimoli nella robotica e nell'intelligenza artificiale

Ottobre 1998, un ottobre particolarmente caldo e soleggiato. Giovanni, mio collega di lavoro, è appena rientrato dal suo viaggio di nozze a New York, e mi racconta con entusiasmo del suo acquisto: una scatola di Lego Robotico. «Lego cosa?», chiedo io, e comincio a fargli mille domande. «C´è un microcomputer, motori, sensori, e centinaia di altri pezzi», spiega lui. Il giorno dopo mi porta la scatola del Lego Mindstorms Robotics Invention System (Ris). Sono letteralmente folgorato, sopraffatto da sensazioni che mi riportano all´infanzia e all´adolescenza. Ore e ore passate a giocare col Lego negli anni ‘60, diventate poi ore e ore sui primi personal computer nei tardi anni ‘70, e infine modesti approcci alla robotica (con scarsi risultati) nei primi anni ‘80. Adesso tutti questi amori giovanili sono sublimati in un oggetto che si trova nelle mie mani, e la conclusione possibile è una sola: devo averlo.

Sfortunatamente il kit non è ancora in commercio in Italia, ma il destino è benevolo e invia mio fratello Giulio negli Stati Uniti per un progetto universitario. Al suo ritorno divento felice possessore del mio primo Ris. Giulio pure.

Preso dalla travolgente passione per il Mindstorms, comincio a costruire robot a ritmo serrato, prima piuttosto rudimentali, poi via via più sofisticati. Contemporaneamente cerco su Internet ogni possibile notizia al riguardo, e in breve tempo scopro LUGNET e la sua attivissima comunità di appassionati di robotica lugnet.robotics. L´atmosfera che si respira in questo gruppo è di frenetica eccitazione: sembra che per migliaia di persone in tutto il mondo il kit della Lego sia stato l´inizio di una nuova passione. Molti si dedicano alla costruzione di veicoli e ominidi di ogni genere, ma ci sono anche persone con grande esperienza di programmazione che sognano di sostituire il software fornito dalla Lego con qualcosa di più potente.

E ci riescono: nascono i primi ambienti di sviluppo alternativi, tutti rigorosamente gratuiti: NQC, brickOS, leJOS e pbForth sono solo i più noti. Anche gli ingegneri elettronici non stanno con le mani in mano: spuntano ovunque schemi per la costruzione di nuovi tipi di sensori e altri dispositivi che permettono di espandere le possibilità del sistema.

Sento anch´io il desiderio di condividere con altri le mie creazioni, così mi procuro una macchina fotografica digitale e allestisco un piccolo sito web dove pubblico foto e descrizioni dei miei robot. Nasce così il mio sito personale, dove ancora oggi la pagina dedicata alla robotica è la più visitata. Passano solo poche settimane e cominciano ad arrivarmi le prime email di altri italiani interessati a Lego Mindstorms: non sono il solo abitante del Bel Paese che si è avventurato in questo strano mondo. Dedico una pagina del sito agli Italian Lego Maniacs, sezione che funge da catalizzatore e lentamente richiama altri appassionati che arricchiscono il nostro sparuto gruppetto.

È passato giusto un anno dal primo incontro con il Mindstorms, e mi trovo ad ammirare i caldi colori del fall foliage dalle vetrate del prestigioso Massachusetts Institute of Technology. Sono in compagnia di Giulio e di Marco Beri: siamo stati invitati al MindFest, un raduno di giocosi inventori, ovvero un evento organizzato per far incontrare appassionati di Lego-robotica di tutto il mondo. Difficile descrivere che cosa proviamo. Per noi appassionati di intelligenza artificiale trovarci a tu per tu con Marvin Minsky e Seymour Papert è come dare a un fanatico della Formula 1 la possibilità di passare una giornata ai box Ferrari durante un Gran Premio.

Gli organizzatori hanno invitato tutti gli appassionati più attivi di lugnet.robotics, così non solo ci troviamo in un luogo di culto, ma abbiamo pure l´opportunità di dare un volto a tanti nomi con cui siamo stati in contatto solamente via Internet. Molti di noi hanno pure portato un proprio robot da mostrare agli altri partecipanti e al pubblico. Noi tre ci siamo cimentati nella costruzione di una macchina che gioca a Tic-Tac-Toe (in Italia detto comunemente tris o filetto), il primo gioco della storia a essere giocato da un computer. Visto il contesto, ci sembrava una scelta appropriata, e infatti la nostra macchina riscuote un enorme successo. Se prima del Mindfest eravamo eccitati, al nostro ritorno in Italia siamo incontenibili. L´esperienza di incontrare così tanti adulti che giocano con il Lego – non solo per fare robotica – ci ha segnato profondamente. Giocare con i mattoncini, da grandi, si può fare!

Siamo ancora solo un manipolo, ma decisi a fare qualche passo avanti. Nel novembre del 1999 Marco Beri, Marco Berti, Giulio Ferrari, Mario Ferrari, Domenico Franco, Antonio Ianiero e Carlo Ottolina danno vita all´Italian Lego Users Group, detto ItLUG. Il nome sembra un vezzo da appassionati di informatica, tuttavia la scelta è stata fatta per uniformarci alla nomenclatura più utilizzata dagli altri gruppi simili al nostro sparsi per il mondo. ItLUG rappresenta in modo perfetto la tipologia delle comunità più o meno virtuali rese possibili dall´avvento di Internet. Non ha una sede, non appartiene a una forma associativa riconosciuta, non ha organi amministrativi né rappresentanti ufficiali. Ha invece un sito e un newsgroup, quest´ultimo il vero fulcro dell´attività del gruppo, il luogo dove si scambiano idee e notizie, e dove si pianificano gli eventi. Quest eventi, chiamati Legofest, non sono altro che ritrovi informali che soddisfano il nostro desiderio di incontrarci anche di persona e mostrarci le reciproche realizzazioni.

Passato un altro anno, verso la fine del 2000, ItLUG veleggia verso il centinaio di iscritti, che provengono da ogni parte di Italia, rappresentano decine di professioni diverse e coprono un´impressionante fascia di età che spazia dai 10 ai 70 anni. Se agli inizi la robotica era l´interesse dominante, ora gli orizzonti si sono allargati ad altri temi: città, treni, castelli, pirati, spazio. Quando ci contattano le prime volte via email, molti esprimono apertamente il sollievo di aver scoperto che non sono gli unici adulti che ancora si appassionano al Lego. Durante i Legofest si lasciano andare come bambini all´entusiasmo per qualche modello particolarmente bello, o si ritrovano a discutere con accanimento se il set X sia o meno meglio del set Y.

Il Legofest di Cremona segna per ItLUG l´inizio di una nuova era: quella dei progetti collettivi. È infatti la prima volta che viene assemblato un diorama cittadino e ferroviario frutto della collaborazione di diverse persone. L´idea alla base del progetto è quella di definire un modulo di dimensioni standard che prevede dei punti di interfaccia verso altri moduli simili. Ogni costruttore può realizzare uno o più moduli, che saranno poi accostati a quelli degli altri costruttori per assemblare un´unica città. I risultati lasciano ancora molto a desiderare, ma i semi sono stati gettati. Mi accosto anch´io con passione al tema urbano e architettonico – senza mai raggiungere le vette eccelse di altri modellisti del gruppo ben più capaci – tuttavia la mia passione principale resta la robotica.

Nel corso del 2002, in modo del tutto inaspettato, mi contatta Syngress Publishing, un´editore americano intenzionato a pubblicare un libro dedicato al Lego Mindstorms, in particolare alle tecniche costruttive. Nasce così Building Robots with Lego Mindstorms, di Mario e Giulio Ferrari, frutto di circa 1.500 ore di lavoro trascorse a costruire esempi e modelli, a fotografarli e a descriverne i principi di funzionamento. Il libro riceve una accoglienza straordinaria e ottime recensioni.

Intanto il diorama cittadino di ItLUG giunge a piena maturità. Nel 2003 siamo in Olanda per partecipare ancora una volta al LegoWorld, un grande evento internazionale per appassionati di Lego di ogni età e di ogni parte d´Europa. In questa terza edizione mostriamo il nostro diorama collettivo. Si tratta di una delle più belle realizzazioni dell´intera esposizione, opinione confermata dagli unanimi apprezzamenti che ci giungono dal pubblico e dai colleghi di tutte le nazionalità rappresentate.

Nell´ottobre del 2005 la Lego mi contatta in modo alquanto misterioso: mi chiedono se sono interessato a partecipare a un loro progetto, però per sapere di cosa si tratta devo prima sottoscrivere un non disclosure agreement in cui mi impegno alla totale riservatezza sui contenuti e sulle persone coinvolte. Ad oggi sono stato parzialmente sciolto da questi vincoli, e posso rivelare che il progetto in questione riguarda il Mindstorms NXT, una versione completamente rinnovata del sistema Mindstorms il cui lancio sul mercato è previsto per agosto 2006. All´annuncio del nuovo sistema, rilasciato da Lego alla stampa nel gennaio di quest´anno e rimbalzato sulla pagine diWired, migliaia di fan di tutto il mondo sono entrati in fibrillazione e hanno sottoscritto il programma di beta testing proposto da Lego. La quale si aspettava un migliaio di richieste e ne ha ricevute quasi diecimila, potendo purtroppo includere nel programma solo 100 fortunati. L´aspetto più rilevante del progetto resta, a mio avviso, l´apertura di una grande azienda come The Lego Company all´interazione con il proprio parco consumatori, nell´interesse comune di mettere a punto un prodotto migliore.

Oggi ItLUG conta svariate centinaia di iscritti, e organizza e partecipa a molti eventi in Italia e nel mondo. Prossimo appuntamento in programma, il Legofest di Ballabio (1 e 2 luglio 2006).

Mario Ferrari, 46 anni, è direttore generale di un´azienda modenese leader nel settore del packaging di figurine, card e prodotti promozionali. Da sempre interessato alla fisica, alla matematica e all’informatica, tra le sue esperienze professionali include posizioni di IT manager e di responsabile di un team di sviluppo software. Il Lego è uno dei suoi tanti hobby.

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