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IDC studia la pirateria software

23 Luglio 2004

IDC studia la pirateria software

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IDC ha reso noti i risultati della decima edizione dello studio annuale sulla pirateria nel settore software commissionato da BSA (Business Software Alliance). Per la ricerca, IDC si è basata sul monitoraggio periodico dei mercati hardware e software e su una rete di analisti presente in tutti i continenti, effettuando 5.600 interviste in 86 paesi diversi

Secondo lo studio, per ogni tre dollari di software installato, due dollari sono acquistati legalmente, mentre un dollaro di software è ottenuto illegalmente. Il tasso di pirateria, che si riferisce al rapporto tra il numero delle unità di software piratato installato nel 2003 e il numero totale delle unità di software installato nel 2003, dato dalla somma del software legalmente acquistato e da quello piratato, è pari al 36% a livello mondiale, tendenzialmente in crescita rispetto al 2002.
“Le istituzioni e le organizzazioni che hanno il compito di combattere la pirateria – ha dichiarato Edmund Kovacs, Senior Research Analyst, IDC Italia – si trovano di fronte a un fenomeno geograficamente molto diffuso. Dalla ricerca emerge infatti che, rispetto agli 86 paesi coinvolti, il tasso di pirateria supera il 75% in un paese su cinque e il 70% in un paese su tre; e che in oltre la metà dei paesi il tasso di pirateria è superiore al 60%. Preoccupa il fatto che le zone caratterizzate da tassi di pirateria più elevati siano anche le aree in cui il mercato dell’informatica si sta sviluppando più velocemente. In paesi quali la Cina, l’India, e la Russia, che hanno un tasso di pirateria superiore al 75%, il mercato dell’IT si sta sviluppando a tassi di crescita vicini al 20% annuo. Ciò significa che, se nei prossimi anni non si saprà contrastare efficacemente il fenomeno, il tasso di pirateria a livello mondiale è destinato ad aumentare”.

In Italia il tasso di pirateria è pari al 49%, secondo solo alla Grecia e superiore alla media dell’Europa Occidentale di 13 punti percentuali. L’Italia è il settimo paese al mondo per ricavi perduti a causa della pirateria, con oltre 1.000 milioni di dollari persi nel 2003.

Tra le possibili cause, l’elevato peso delle piccole e piccolissime imprese, dove potenzialmente è più diffuso il fenomeno della pirateria del software. Stati Uniti, Francia, Germania, Giappone, e Regno Unito si trovano davanti all’Italia, nonostante tassi di pirateria più bassi, perché il valore del mercato software di questi paesi, rispetto al quale le perdite di ricavi causate dalla pirateria vanno calcolate, è più elevato.

L’analisi dei danni economici provocati dalla pirateria non può però essere limitata alla sola quantificazione dei ricavi persi da parte del settore. Va, infatti, tenuto conto che la pirateria finisce per limitare lo sviluppo dell’industria locale del software, generando perdite di introiti fiscali e di occupazione in generale.

Uno studio, realizzato da IDC per conto di BSA nel 2003, evidenziò come una riduzione del 10% del tasso di pirateria del software in Italia in quattro anni avrebbe portato alla creazione di circa 17.000 posti di lavoro aggiuntivi, a oltre 6 miliardi di dollari di crescita economica a favore dell’industria nazionale, e maggiori introiti fiscali per quasi 2 miliardi di dollari nello stesso periodo.

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