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IBM inventa il computer che sa scegliere

06 Novembre 2001

IBM inventa il computer che sa scegliere

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Per chi ha la stessa visione del futuro sceneggiata nel film “Terminator”, la notizia non sarà delle più belle.
Un futuro dove gli uomini avranno sempre più bisogno delle macchine e queste non avranno più bisogno degli uomini perché in grado di gestirsi, ripararsi e crearsi da sole, sembrava fantascienza.

Ma come accade sempre più spesso, dalla finzione si passa alla realtà anche se il processo non è veloce come sulla pellicola cinematografica o nell’intuizione degli scrittori.
Il primo passo è stato compiuto da IBM che ha scoperto una tecnologia che potrebbe permettere ai computer di gestirsi e ripararsi da soli.

Una scoperta che deriva da un’applicazione che poco sembra a che fare con la fantascienza: il gioco degli scacchi.
Infatti, la nuova tecnologia IBM deriva dall’esperienza che gli ingegneri hanno fatto con Deep Blue, il supercomputer creato per competere con i più grandi campioni mondiali di scacchi.

Tempo sei mesi, promette IBM, e avremo computer che “si ripareranno da sé”, capaci, inoltre, di identificare pezzi difettosi e di gestire l’aumento del loro carico di lavoro senza bloccarsi e senza l’intervento di tecnici.

La tecnologia che in casa IBM hanno battezzato “e-business Mangement Services”, riparte dalle scoperte fatte con Deep Blue ed è in grado di valutare ogni scenario a cui si trova di fronte e fare la scelta migliore.

Una capacità di “scelta” che l’ha aiutato a battere nel 1997 il campione del mondo di scacchi, Garry Kasparov.

Un computer dotato di questa nuova tecnologia è in grado di agire in qualsiasi attività professionale, basta dirgli a quali regole deve obbedire ed elaborare i diversi scenari in cui muoversi.

Dato un problema, lui sarà in grado di esaminare tutte le risposte possibili e di sceglierne una.
Una qualità che “è veramente essenziale per fabbricare un sistema che si comporti in maniera intelligente, dice Irvin Wladawsky-Berger, vicepresidente di IBM, interpellato dalla Reuters.

“Sicuramente quello che abbiamo appreso da Deep Blue – continua il vicepresidente – è che utilizzare la forza bruta è il modo più efficace perché un sistema si comporti in modo che noi, umani, chiamiamo intelligenza”.

IBM spera di trovare nelle grosse aziende terreno fertile per vendere il nuovo prodotto, che prevede un servizio di assistenza iniziale di circa 20 settimane e un mantenimento valutato tra i 30 mila e i 100 mila dollari al mese.

Soldi spesi bene se in cambio si può approfittare di una macchina alla quale non bisogna dire sempre cosa fare e senza la “spada di Damocle” dell’assistenza in caso di blocco.

Ma quando sarà in grado di prendere decisioni al posto nostro, saremo ancora così contenti?

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