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IBM (e Dell) alla grande con Linux

20 Giugno 2000

IBM (e Dell) alla grande con Linux

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Big Blue si impegna nell'open source. Investimenti pro-Linux per Dell Computer

Notizia degli ultimi giorni è la conferma del prepotente impegno di IBM in ambiente Linux. Facendo seguito ai primi passi avviati diversi mesi fa, ora il colosso informatico spiega nei dettagli le prossime mosse. Insiste al contempo anche un altro grosso nome, Dell Computer, capo-cordata per ingenti investimenti in Collab.net, apprezzato sito di raccordo tra sviluppatori e aziende.

Innanzitutto, spiega IBM, il sistema operativo open source continuerà a essere preinstallato in laptop, PC da scrivania e macchine high-end. Riguardo queste ultime, SuSE Linux sarà disponibile in maniera graduale su alcuni server RS/6000, per poi ampliarsi nel corso dell’anno. Tra i primi di tale serie RS/6000 a implementare la versione di SuSE, il server B50 (mirato ai provider) e le workstation 43P modello 150. Più avanti nel tempo Linux verrà supportato anche nei sistemi AS/400, pur se al momento non sono stati resi noti ulteriori particolari al riguardo. Da notare che Big Blue già offre Linux sui server della serie Netfinity e lo sta provando sui modelli S/390. Come ha dichiarato un general manager di IBM: “Potete esser certi di vedere Linux sull’intera linea dei nostri server.”

La release di Caldera OpenLinux (insieme a Desktop 2.4) è stata invece scelta per la serie A20 e T20 dei ThinkPad. Entro fine IBM ha anche promesso la certificazione di alcuni modelli ThinkPad per le versioni di Red Hat, SuSE e TurboLinux. Lo scorso anno IBM aveva dato avvio al settore della certificazione Linux per i portatili con Red Hat 6.0 sui ThinkPad 600E, pur non riuscendo a fornirlo preinstallato. Come aveva invece fatto un altro gigante da tempo entrato seriamente al mondo Linux, Dell Computer: da febbraio i notebook Latitude CPx e Inspiron 7500 girano su Red Hat Linux 6.1. C’è da dire che mentre la stessa Dell ed altri produttori insistono con l’offerta del sistema open source su PC da scrivania, procede a rilento la conquista di spazi nel settore dei portatili. Ciò soprattutto per alcune mancanze tecniche, relative in particolare al driver, insieme ad altri problemi di compatibilità.

Tornando a IBM, l’impegno pro-Linux non si ferma all’hardware, ma prosegue spedito anche in ambito software con diverse iniziative. Per cominciare, la versione 3.2 di WebSphere – maggior programma per e-commerce business-to-business – ora supporta applicazioni Linux. È stato inoltre lanciato un pacchetto tutto compreso che include Small Business Pack per Linux, con allegato il DB2 Universal Database 7.1, WebSphere 3.02 e Lotus Domino Application Server 5.03. Il tutto al prezzo promozionale (in USA) di 499 dollari. Target di questi prodotti rimane l’imprenditoria medio-piccola, cioè aziende al di sotto dei 100 impiegati. non a caso alcune ricerche riportano che in quest’ambito la presenza di Linux tocca punte del 48 per cento. Infine ma non certo ultimo, IBM vuole darsi da fare anche per l’assistenza tecnica agli utenti: diversi milioni di dollari verranno spesi in programmi di training per 45.000 sviluppatori e altrettanti rivenditori sparsi nel mondo.

L’articolata strategia IBM per il supporto di Linux appare come una decisa marcia alla conquista del primato in quest’ambito. In particolare si vuole evitare di commettere nuovamente l’errore degli anni ’80 con l’avvento di Unix, quando Big Blue rimase alla finestra mentre gli altri conquistavano grandi spazi (soprattutto Sun). Attualmente la leadership nelle vendite di Linux preinstallato sull’hardware spetta a Compaq Computer, che si è mossa con netto anticipo su tutti. Secondo le ultime statistiche fornite da IDC, il 25 per cento del mercato dei server Linux è coperto da Compaq, mentre IBM ne detiene solo il 10 percento, con Hewlett-Packard e Dell Computer entrambe sul 7 per cento.

Una corsa al primato comunque lastricata di pericoli, come ricordano gli esperti del Gartner Group. I quali citano possibili impasse causati da elementi quali la mancanza di standard unici, l’eccessiva frequenza delle release, l’ampia varietà di distribuzioni diverse tra loro. Ciò potrebbe portare, tra l’altro, a una insostenibile complessità nell’offerta di supporto e assistenza per il software. Senza poi dimenticare un certo trend al ribasso negli investimenti pro-Linux e la conseguente discesa dei relativi titoli borsistici rispetto al boom dello scorso anno. In pratica, ribadiscono gi analisti, per poter valutare il ruolo di Linux a lungo termine nell’ambito dell’enterprise computing occorrerà attendere ulteriori prove della volontà dei grossi nomi, da IBM in poi, di impegnarsi concretamente e su larga scala nella implementazione del sistema.

Nel frattempo, a proposito di impegni concreti, un altra importante notizia dei giorni scorsi: Collab.Net, sito di congiunzione tra sviluppatori open source e aziende informatiche, ha ricevuto una sostanziosa iniezione di contante (35 milioni di dollari). Operazione voluta da una nutrita cordata di alto livello: Dell, Oracle, TurboLinux, Novell, Hewlett-Packard e altri. Contributi economici sono arrivati anche da Marc Andreeseen, già fondatore di Netscape, e attualmente nel direttivo dello stesso Collab.net. Quest’ultimo rappresenta, in buona sostanza, l’ennesimo tentativo di capitalizzare sul business model dell’open source: piena libertà di uso, modifica e redistribuzione. L’iniziativa è stata fondata da Hewlett-Packard e Brian Behlendorf, uno degli ideatori del server Apache, con il sostegno iniziale del venture capital di Benchmark Capital. Sotto l’azzeccato slogan “strumenti e servizi per lo sviluppo open source”, il sito vanta Sun, Hewlett-Packard e O’Reilly tra i vari partner, mentre a dirigerla è Bill Portelli, ex-general manager di Cadence, affermata agenzia di consulenza per l’imprenditoria del software.

In definitiva l’abbraccio di IBM a Linux aiuterà a sostenerne la credibilità in settore chiave, quello dell’enterprise. Anche se è vero che tale operazione comporta gli inevitabili rischi connessi alla instabilità come business tipica del giro open source. Il quale comunque continua ad attirare i grossi capitali, particolarmente per il target dei servizi a valore aggiunto. Una combinazione di elementi positivi che fa bene sperare per il superamento di certi recenti tentennamenti della creatura Linux, legati in particolare all’ambito borsistico. Se son rose, fioriranno.

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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