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I Verdi e Internet

04 Marzo 1999

I Verdi e Internet

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Dopo l'adesione alle iniziative per l'abolizione della TUT e la presentazione di alcune proposte di legge per lo sviluppo delle telecomunicazioni, i Verdi dicono la loro sui diritti telematici.

Nella cornice istituzionale della foresteria del Senato, organizzato dal Gruppo Parlamentare dei Verdi-l’Ulivo del Senato e dai Giovani Verdi, si è tenuto lunedì primo marzo il convegno “Internet: i diritti telematici”. I partecipanti sono stati invitati a discutere dello sviluppo di Internet, della diffusione di una cultura informatica critica, degli utilizzi possibili della Rete e di quant’altro anima il dibattito sul diritto alla comunicazione telematica in Italia.

L’apertura dei lavori è stata affidata a Stefano Semenzato, senatore Verde, firmatario e autore di proposte di legge per la tutela di gestori e consumatori di servizi Internet (http://www.senato.it/verdi/invito.htm), che ha delineato l’interesse che muove il partito verde ad occuparsi di telematica, nella necessità di utilizzare gli strumenti della comunicazione elettronica per limitare i danni ambientali dello spostamento fisico di quanti, per necessità, sono costretti al pendolarismo dalle loro occupazioni quotidiane.

Illustrando le iniziative dei Verdi sulla comunicazione elettronica Semenzato ha, inoltre, individuato una serie di punti d’intervento per favorire il decollo di una effettiva società dell’informazione. Secondo il senatore Verde è necessario varare forme di sostegno alla politica industriale e alle dinamiche occupazionali e formative, favorire una maggiore diffusione della cultura informatica e avviare una politica di riduzione dei costi delle comunicazioni.

Nei successivi speeches è stato sottolineato l’enorme potenziale del mezzo telematico per la realizzazione di un efficace servizio pubblico, nella direzione della semplificazione amministrativa e di una corretta informazione istituzionale, per mettere i cittadini nella condizione di fare scelte informate e di monitorare l’attività dei loro rappresentanti nei parlamenti.

Come ha detto Fiorella De Cindio nella sua relazione, è necessario moltiplicare i momenti di partecipazione dei cittadini ai momenti decisionali per poter parlare di democrazia elettronica. Molte sono state, invece, le critiche ad una overregualtion che spesso genera mostri e che affonda in un malcostume politico che vorrebbe i rappresentanti istituzionali legittimati presso i loro elettori dalla numerosità di disegni di legge presentati durante il mandato parlamentare.

Un malcostume preoccupante che non tiene conto delle pratiche comunicative e delle necessità concrete degli utenti di Internet e che, come ha ricordato Franco Carlini, è all’origine di iniziative legislative che servono solo a generare confusione e sfiducia.

Manlio Cammarata di Interlex ha ricordato che il primo diritto per un cittadino sarebbe quello di non essere preso in giro; come è’ accaduto invece con la riorganizzazione delle tariffe della comunicazione telefonica settoriale, che si sono rivelate un danno economico per gli utenti. Oppure quando qualcuno si arroga il diritto di fornire servizi di natura pubblica a pagamento, come nel caso dell’accesso online ai testi delle leggi.

Da questa prospettiva l’intervento di Fiorella De Cindio, presidente della Fondazione della Rete Civica Milanese, ha ribadito l’importanza delle reti civiche come strumento di semplificazione burocratica e del loro ruolo di interfaccia tra cittadini e amministratori, sottolineando come storicamente le forme della comunicazione abbiano sempre coinciso con le forme della democrazia tout court.

Nel corso del dibattito si è anche parlato di incentivi al telelavoro, di allineamento alle tariffe europee per la riduzione dei costi delle linee dedicate; si è parlato di firma digitale e delle possibili ricadute in termini economici di una formazione continua basata sull’alfabetizzazione informatica. Su questa linea si sono infatti sviluppati gli interventi di quanti propongono un “welfare della comunicazione” nel miglior spirito delle socialdemocrazie europee. Vincenzo Vita stesso, sottosegretario alle Comunicazioni, ha fatto propria l’idea di una vasta politica di agevolazioni tariffarie, e di percorsi culturali che, assumendo la forma di proposte di sostegno non assistenziale, possano avviare un vasto movimento di riforme per una “economia delle reti” attualmente allo studio con il ministro Visco.

Tema ripreso da Paola Manacorda, commissario dell’Authority per le Comunicazioni, cui i molti presenti hanno chiesto più o meno esplicitamente un pronunciamento sulle questioni del servizio pubblico Universale e delle modalità di una sua estensione.

Il commissario, che viene da una lunga esperienza con le reti di comunicazione, pur soddisfacendo le positive provocazioni che le venivano rivolte, ha però spostato il focus del suo intervento sulla necessità di individuare misure adeguate che possano rendere conto del lento sviluppo della comunicazione computer-based nel nostro paese, come la scarsa qualità dei contenuti per il consumo residenziale o l’elevata soglia culturale alla loro fruizione: misure in grado di suggerire linee di azione che però non sono specifico oggetto di intervento da parte dell’Authority.
Quello che l’Authority potrebbe invece fare, è fissare dei parametri qualitativi per i servizi offerti dalle imprese di comunicazione e dai provider e vigilare sull’allineamento fra i costi e la qualità dei servizi stessi, azzerando di fatto le posizioni di rendita dei fornitori di accessi vieppiù certificandone i conti.

Al grande vecchio dell’ALCEI, Giancarlo Livraghi, è toccato il compito di spazzare il campo da alcune ambiguità di fondo della discussione, per ricordare che l’uso di Internet non è solo questione di accessi e di tariffe, ma che esiste un problema di contenuti che ha dato origine a numerosi e goffi episodi di censura ai danni della libera comunicazione.

Riprendendo il discorso di Cammarata sui sequestri di interi server, come nel caso di Isole nella Rete (www.ecn.org), le multe al provider di Altern.org e l’Italian Crackdown del 94′, ricordo tangibile anche per la presenza di Andrea Monti, (autore di Spaghetti Hacker (https://www.apogeonline.com/catalogo/359.html), edito da Apogeo), ha ripetuto che il problema è squisitamente “culturale” e che la crescita lenta della rete in Italia piuttosto che essere dovuta a pur soffocanti politiche tariffarie, trova una delle sue ragioni più forti nella difficoltà d’uso di strumenti, i computer, che non riescono a competere coi telefonini per semplicità. In buona sostanza, se non ci dedicheremo a una grossa operazione culturale facendo della capacità di comunicare uno strumento di cittadinanza, di Internet non sapremo veramente che farcene.

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