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I supercomputing di IBM al servizio della ricerca di cure contro l’Aids

15 Dicembre 2003

I supercomputing di IBM al servizio della ricerca di cure contro l’Aids

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Il Centro IBM per il Deep Computing Capacity on Demand, situato a Poughkeepsie nello stato di New York, ha messo a disposizione della società farmaceutica Locus Pharmaceuticals le sue capacità di supercomputing per accelerare lo studio e la ricerca di nuovi medicinali.

Gli studi della Locus si fondano, infatti, su algoritmi proprietari specifici per la creazione di nuove molecole medicinali. Per aumentare l’efficienza del processo di ricerca, era necessario aumentare la capacità dell’infrastruttura di supercomputing da 2,3 teraflop/s (1 teraflop/s equivale a mille miliardi di istruzioni il secondo) attualmente esistente. In questo modo, gli scienziati della Locus avranno la possibilità di accedere alla capacità di un cluster IBM eServer composto da sistemi xSeries con processori Intel Xeon a 32 bit e sistema operativo Linux.

Al Centro IBM, infatti, i clienti possono accedere via Internet attraverso connessioni protette in rete privata virtuale (VPN, Virtual Private Network). Progettato per assicurare la capacità di crescita necessaria per gestire picchi di workload variabili, l’ambiente operativo è basato su un cluster virtuale di sistemi IBM eServer e relativi dischi storage, un’infrastruttura di rete e software e servizi dedicati.

“Gli esperti IBM hanno collaborato con i nostri tecnici per modificare i nostri algoritmi in modo da ottimizzarne la resa sull’ambiente IBM e assicurare un drastico aumento della velocità di calcolo – ha sottolineato Jeff Wiseman, Vice President of Technology and Informatics di Locus Pharmaceuticals – in questo modo, l’impressionante riduzione dei tempi di elaborazione ci consentirà, per la prima volta, di ottenere risultati in tempo reale. Grazie alla superiore velocità e alla più rapida velocità di accesso ai database ci attendiamo un aumento di quattro volte della nostra capacità progettuale, con il risultato di poter puntare a obiettivi di cura ancor più ambiziosi”.

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