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I mondiali, la Gialappa’s e lo spettacolo condiviso

14 Luglio 2010

I mondiali, la Gialappa’s e lo spettacolo condiviso

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Dagli anni '90 la radio è stata lo spunto per un nuovo modo, comunitario e ironico, per la visione delle più importanti partite di calcio. Una forma di comunicazione che oggi incontra il web e scopre ulteriori declinazioni

C’è una dimensione tribale che avvolge noi spettatori dei mondiali di calcio. Le partite non sono mai occasioni individuali di fruizione solitaria ma tendono a essere viste collettivamente (con amici, parenti, conoscenti o sconosciuti) in luoghi sempre più pubblici (mega schermi nelle piazze, nuove tv al plasma montate fuori dai bar, videoproiezioni ad alta definizione negli stabilimenti balneari) immergendosi nelle forme ritualistiche che fanno del calcio uno dei miti d’oggi. Nel mondiale del 2006 il coro “po-poporo-popopoooo” (che poi sarebbe Seven Nation Army dei  The White Stripes), oggi le Vuvuzela, maledizione sonora presente come sottofondo aberrante di ogni partita trasmessa e ninnolo spesso posseduto da qualcuno che sta guardando la partita con te – in assenza dello strumento alcuni si sono scaricati la versione per iPhone, iPod, iTouch con colori-maglietta delle squadre.

Mash up

Ma in tutto questo c’è una realtà immutabile per quelli della mia generazione, una sorta di mash up che abbiamo imparato a costruirci artigianalmente abbassando il volume della televisione ed alzando quello della radio così da vedere la partita dei mondiali con il commento in diretta della Gialappa’s Band. A partire dal 1990 (ma la prima versione di Bar Sport Mundial – pre Gialappa’s – con Gherarducci, Santin, Taranto e Ferrentino su Radio Popolare è del 1986), prima su Radio Popolare, poi su Radio Deejay per finire con Radio 2 (con commenti su RAI e poi Sky), la diverse versioni di Mai dire mondiali, ha rappresentato una costante antropologica del calcio nel nostro paese. Abbiamo così potuto sperimentare un linguaggio comunitario e di condivisione che oggi, nelle forme di connessione tra eventi mainstream e Rete, ci è diventato familiare: parte del pubblico di un evento veicolato da un medium generalista esalta il fatto di essere una comunità seguendo una forma di comunicazione parallela dell’evento su medium diverso (la radio), imparando a interagire con il programma (le telefonate del pubblico, gli sms eccetera che diventano parte integrante, spunto ed elemento di rilancio della comunicazione), immergendosi in un linguaggio specifico (l’ironia, l’invenzione giocosa del linguaggio, il calembour), innestandolo poi nelle conversazioni quotidiane dei giorni successivi.

L’evento televisivo non viene solo consumato così come viene prodotto, ma viene ri-prodotto, ri-generato nell’interazione fra commentatori e pubblico a partire dal linguaggio che lo sport crea nel quotidiano. Non a caso la “palestra” di formazione è la trasmissione Bar Sport che ha, come leggiamo nella densa biografia di Radio Popolare, un’idea semplice alla base di avvicinamento delle logiche di produzione mediale al proprio pubblico: «usare il linguaggio, i termini, gli insulti e gi sfottò che normalmente si usano allo stadio, al bar o il lunedì mattina sul posto di lavoro. Nessuna censura, nessun limite alla grevità, nessuna pietà per l’avversario». Sembra di parlare di FriendFeed. Per questi Mondiali del Sud Africa la Gialappa’s ha trasferito la sua attività, dopo la riformulazione dei palinsesti di Radio 2 (vedi alla voce: epurazione, anche se il direttore Mucciante non ci sta), su un striscia quotidiana Mai Deejay Gol e sulla radiocronaca in diretta Noi dire gol su RTL 102.5, ovviamente con streaming.

Ora anche web

Questo è però, di fatto, il primo mondiale che vede integrarsi il mash up stile Gialappa’s con quello del web ed è quindi interessante osservare i modi attraverso cui si è sviluppato. Sul gruppo Facebook di RTL 102.5 troviamo i commenti del pubblico di “Noi dire gol” che, in particolare nella sezione youONair, fa da contrappunto alla telecronaca. Oppure possiamo seguire la fan page Le frasi più belle dei Gialappi ai mondiali 2010 (oltre 14.000 fan), in cui troviamo perle di rara bellezza radiofonica come  (solo per citare la finale): «Aveva visto dei saldi a centrocampo ed è andato là…», «Guardate c’è Mandela!» «Quello è Morgan Freeman!», tutte collezionate dal pubblico, condivise, likate e commentate. Oppure pensiamo alla fan page spin off che ha come protagonista Midori, la simpatica giapponese ospite del programma. Troviamo anche l’occasione di lancio di una petizione contro la chiusura della trasmissione di Radio2 “Grazie per averci scelto” che era condotta anche da Marco Santin della Gialappa’s.

Tutti elementi che fanno pensare a una realtà da “fan” sollecitata dalle possibilità del web sociale più che allo sviluppo di forme di reale interazione con il programma. È forse questo lo scotto da pagare quando si innesta la logica partecipativa del web su un format le cui regole di interazione sono consolidate e “chiuse”: i prodotti UGC del suo pubblico restano degli elementi che orbitano attorno al programma senza diventarne parte costitutiva. Lo si osserva anche dai commenti su FriendFeed che vedono la Gialappa’s come elemento di pura citazione, richiamo, nostalgia,  senza riuscire a sviluppare una reale conversazione.

Conduzione evoluta

Una forma evoluta delle radici di conduzione-partecipata stile Radio Popolare all’epoca del web sociale la troviamo invece nel format Macchiamondiale, versione mundial di Macchia Nera su RadioNation 4 ma completata dalle diverse possibilità social concesse dall’abitare la Rete: diretta su Ustream, interazione via Skype e chat. Come dire: il pubblico dentro la Radio dentro il web. La natura ibrida di professionismo-amatoriale racconta il tentativo di pensare fin dall’ideazione del programma l’intrusione partecipata del pubblico, magari più piccolo di quello presente in un circuito nazionale mainstream, ma che viene percepito come componente strutturale del format.

È in questo modo che la partecipazione tribale come pubblici dei mondiali ci trasformerà, lentamente, sempre più da semplici consumatori di informazioni ed intrattenimento di massa a pro-sumer di informazioni e intrattenimento, connessi gli uni agli altri non solo dal fatto di vivere in comune uno spettacolo emotivamente coinvolgente ma dalla possibilità di entrare in contatto diretto e “fare” il programma attraverso piccoli gesti quotidiani di comunicazione mediata.

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