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I brevetti spaventano l’Europa del software libero

16 Febbraio 2005

I brevetti spaventano l’Europa del software libero

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La possibile applicazione della legge USA sui brevetti anche in Europa, secondo il PLIO, rischierebbe di fermare l'innovazione e mette a rischio il mondo del software, in particolare le piccole e medie aziende

A lanciare nuovamente l’allarme è il PLIO, il Progetto Linguistico Italiano OpenOffice.org: “Il software sviluppato in Europa rischia di sparire – afferma Davide Dozza, coordinatore del progetto -. Fino a oggi, la legislazione europea in materia di brevettabilità del software ha difeso sia le piccole e medie aziende, sia i colossi che operano nel settore, proteggendo il loro

lavoro e garantendo a milioni di sviluppatori la possibilità di ‘fare’ innovazione. Contro questa situazione, si sono levate le multinazionali del software, che hanno intrapreso un’azione di lobby nei confronti della Commissione Europea, per far si che – contro l’opinione espressa dal

Parlamento Europeo – venisse emendato il testo originale e approvata una delibera che estende a tutta l’Unione Europea la legge statunitense sui brevetti. A rigor di logica, un vantaggio per il settore, mentre nella realtà diminuiranno significativamente le attività di ricerca e sviluppo, e in Europa non ci sarà più spazio per sviluppatori e software house locali, sia che si occupino di software libero che di software proprietario”.

Secondo Roberto Galoppini, Presidente del CIRS, il primo consorzio italiano di aziende attive nel settore del software libero e open source: “Il Parlamento Europeo aveva fatto un ottimo lavoro, giungendo a un compromesso che tutela le aziende europee, che nella maggioranza dei casi sono di piccole dimensioni (il 98% in Italia, secondo i dati ISTAT 2002). Poi è arrivata la Presidenza Irlandese, Paese da cui proviene più della metà del software proprietario venduto in Europa, che a maggio ha presentato il nuovo testo in discussione, che rappresenta un pericoloso dietro-front rispetto alla situazione attuale e alla proposta del Parlamento. A questo punto, è indispensabile che tutti i Paesi – tra cui l’Italia – che sono contro la brevettabilità del software tout-court, si schierino a favore della proposta del Parlamento Europeo”.

“Purtroppo, la legge USA sui brevetti riesce a ottenere effetti perversi – conclude Davide Dozza – a causa del modo, perlomeno singolare, con cui vengono attribuiti i brevetti stessi: contrariamente a quello che vorrebbe la logica, infatti, non viene protetto il software ma la sequenza degli algoritmi. È come se in campo musicale non si proteggesse la melodia ma la

sequenza degli accordi. In questo modo, per sviluppare un nuovo software senza correre il rischio di dover pagare delle royalty o – peggio ancora – subire cause per la violazione anche involontaria dei brevetti, è necessario un enorme dispendio di tempo e risorse (ciascun brevetto è lungo circa 15 pagine, e tra Europa e USA ce ne sono più di 100.000), che è alla portata solo delle aziende multinazionali. Alla fine, quindi, rimangono solo le aziende che detengono i brevetti, che se li scambiano tra loro costituendo, di fatto, dei cartelli. Se continua così, questa sarà la situazione in Europa a breve”.

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