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I bambini sono obesi? Colpa della Tv

04 Luglio 2006

I bambini sono obesi? Colpa della Tv

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Negli Stati Uniti (e non solo) sta montando l'allarme per il numero crescente di bambini soprappeso. Parte della colpa potrebbe averla la Tv. La soluzione? nuovi prodotti dietetici per un nuovo target di consumatori.

Da genitore, lo ammetto: la Tv è spesso un’invenzione indispensabile. A parte la sua utilità come strumento di cultura per i bambini (ma quasi solo se accoppiata ad un Dvd e con un’oculata scelta dei dischi) la sua funzione di babysitter elettronica è talvolta quasi inevitabile – specialmente se non si hanno parenti sottomano e non ci si possono permettere babysitter biologiche a orario prolungato. Il problema è essere capaci di dosare ragionevolmente l’uso dell’elettrodomestico, anche perchè secondo ricerche di almeno un paio di università americane e dell’American Medical Association (si veda questo Pdf), la scatola magica farebbe malissimo alla linea dei figli.

Il problema è che il pargolo made in Usa si sorbisce almeno 20 ore di televisione la settimana, un periododi tempo in cui il suo organismo sembra entrare in uno stato di animazione sospesa: mentre si guarda la Tv, il metabolismo scende a un tasso più basso di quello del riposo. Non solo: il piccolo, posto davanti alla Tv, si ritrova a ingurgitare quantità eccessive di cibo (che non brucia). Tra una cosa e l’altra, secondo uno studio condotto dalla Harvard School of Public Health, ogni ora di Tv guardata dai bambini equivale a un consumo extra di 167 calorie. Tenendo conto che il fabbisogno giornaliero di un bambino di 9 anni è sulle 2000 calorie, si vede come si possa fare in fretta a sovraccaricare l’organismo e a sforare il peso forma.

E infatti, secondo i ricercatori dell’Università del Michigan, un bambino che passa due o più ore al giorno davanti alla Tv, ha circa il triplo di probabilità in più di diventare soprappeso. E questo vale anche se la Tv il pupo non la guarda ma l’elettrodomestico è presente (acceso, naturalmente) dove permane l’erede. Basta che la Tv sia in funzione quando si mangia per distrarre il cervello del pargolo, il quale non riconosce più i segnali di sazietà provenienti dall’organismo e continua quindi a mangiare sforando il necessario (qui andrebbero però studiate più a fondo le differenze culturali tra States ed Europa: i miei figli, con la Tv accesa, si dimenticano totalmente del cibo: cucchiaio bloccato a mezz’aria, altro che mangiare troppo…).

A peggiorare il problema, infine, il fatto che la Tv è un veicolo pubblicitario intensamente usato per promuovere il cibo spazzatura, concentrato di calorie inutili sul target bimbi e ragazzi. Le nuove generazioni americane sono esposte a oltre 18.000 annunci all’anno relativi ad alimenti, molti dei quali vere bombe caloriche.

Si può fare qualcosa?

A parte l’introduzione in famiglia dell’uovo elettronico che orchestra i pasti, ovviamente la soluzione sarebbe far sì che la nostra prole si goda un po’ meno le tecnologie e se ne vada a bruciare calorie con un sano esercizio fisico. Non è pero così semplice; anzi spesso è organizzativamente molto complesso, specialmente per le coppie dove entrambi i genitori lavorano, non hanno un reddito tanto elevato da assumere babysitter nutrizionalmente corrette, non hanno nonni disponibili e vivono in centri urbani dove il piccolo non può andarsene in giro da solo disarmato.

Come palliativo e di fronte al crescente allarme sociale suscitato negli States dall’epidemia di obesità infantile (con conseguenti cause legali promosse contro le aziende alimentari), i legislatori di quel paese potrebbero da un momento all’altro intervenire per regolare più strettamente i prodotti destinati ai bambini.

Onde evitare questa pericolosissima incursione dello Stato nelle libere pratiche imprenditoriali (e nei margini di profitto), molte aziende hanno intrapreso la strada dell’autoregolamentazione. I produttori di soft drink americani hanno annunciato il ritiro delle loro bevande ipercaloriche dai distributori automatici posti nelle scuole, limitandosi a prodotti più leggeri. Disney, da parte sua, ha deciso di non intraprendere nuovi accordi di partnership promozionale con McDonalds e Kraft ha deciso di limitare la sua presenza pubblicitaria sui ragazzini, promuovendo solo prodotti meno esagerati dal punto di vista nutrizionale.

Anche in Europa, le aziende si muovono: per evitare di essere regolamentate (l’Unione Europea ha emesso un avvertimento molto preciso e minaccioso) ed evitare di avere un problema di immagine, le aziende produttrici di soft drinks appartenenti alla Union of European Beverages Associations (Unesda) hanno deciso di autoregolamentarsi. Queste aziende (come Schweppes, Coca-Cola, Pepsi…) hanno deciso di bloccare qualsiasi forma di advertising avente come target bambini sotto i 12 anni ed evitare attività commerciali dirette nelle scuole elementari.

Un piccolo passo in avanti….anche se va detto che non è banale discriminare in una pianificazione sui media in modo tanto preciso; è infatti parecchio difficile evitare le “dispersioni” di una pianificazione mirata sui 13/14enni che sfori sui minori di 12 anni. Quindi, all’atto pratico…

Fatto il problema, trovata la soluzione

Ma la vera soluzione è quella che trasforma un vincolo in una opportunità. E che sta creando un nuovo business. E così, se i bambini sono soprappeso, basta introdurre sul mercato nuovi prodotti – dietetici, low calorie, extra light, specialmente pensati per i bambini – segmento di mercato che appare altamente promettente. Dalle barrette a basso contenuto energetico ai succhi di frutta innovativi (ovvero 100% succo di frutta, invece di un mix di frutta, latte, zucchero, grassi, oli vegetali e altri additivi ipercalorici). Dai prodotti basati sui dolcificanti artificiali invece dello zucchero a tutti quegli additivi sintetici che prendono il posto degli ingredienti naturali ma troppo calorici.

Ovviamente a un prezzo/margine ben più alto dei corrispettivi prodotti “regular”. Non sia mai che il profitto delle aziende vada a un tanto al chilo… (del bambino).

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