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Hollywood e politici a braccetto, utenti criminalizzati, dentro e fuori Internet

02 Luglio 2004

Hollywood e politici a braccetto, utenti criminalizzati, dentro e fuori Internet

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Fatto fuori il P2P, potremo usare ancora il videoregistratore o l'iPod? No, se passa l'ennesima mannaia indiscriminata e bipartisan

Il fronte legislativo a stelle e strisce appare sempre più schierato a favore degli attuali potentati industriali. E sempre più contro l’innovazione tecnologica e le esigenze degli utenti, con una serie di effetti a cascata e — quel che peggio — con l’ulteriore polarizzazione di un confronto, quello sulla cosiddetta ‘proprietà intellettuale’, già di per sé carico di valenze spropositate ed equivoci di fondo. L’impressione è anzi che il fresco annuncio di nuove proposte repressive sul digitale (e oltre) trovi fondamento innanzitutto nella tipica disattenzione del grande pubblico, sia per l’arrivo dell’estate (pur se è vero che il business USA non si ferma mai) sia per gli annessi e connessi della perdurante situazione di crisi in Iraq. A cui va aggiunto l’avvicinarsi delle presidenziali, stavolta più che mai centrate su posizioni ideologiche.

Motivazioni che inducono, quindi, a intensificare vieppiù l’attenzione sulle manovre in atto, a partire ovviamente dagli USA. Attenzione però: come ci aveva avvisato da tempo Lawrence Lessig, ciò ormai non riguarda più solo la galassia internet, ma un po’ tutti noi — e chiunque abbia a cuore la libertà delle idee e della cultura, qui e ora.

Nei giorni scorsi è stato depositato al Senato il Inducing Infringement of Copyrights Act (IICA), ennesima proposta mirata a far fuori pratiche di uso comune, le reti peer-to-peer (P2P) e il file-sharing. Sostenuta da grossi nomi di entrambi gli schieramenti (tra cui Orrin Hatch e Bill Frist, repubblicani, Tom Daschle e Patrick Leahy, democratici), il testo criminalizza chiunque “intenzionalmente aiuta, favorisce, induce o provoca qualunque infrazione del copyright”. Una formula dalla portata ampia e indiscriminata, ma che rispecchia in pieno le intenzioni dei big industriali, i quali hanno prontamente applaudito l’iniziativa parlamentare. La Recording Industry Association of America spiega che la proposta “si focalizza chiaramente su quei cattivi soggetti che hanno dirottato una tecnologia promettente verso obiettivi illeciti e profitti ignobili.” Mentre per la Entertainment Software Association si tratta di “uno strumento importante e valido per combattere la pirateria,” e la Business Software Alliance ha annunciato ampio sostegno.

In sostanza, la manovra vorrebbe ribaltare una sentenza giudiziaria dell’aprile 2003, quando la corte federale di Los Angeles aveva ribadito la piena legalità operativa dei servizi Morpheus e Grokster. I quali venivano definiti non molto dissimili da “aziende che vendono videoregistratori o fotocopiatrici, i quali possono essere usati e sono usati anche per infrazioni al copyright”, ma che rimangono comunque legali. Secondo Orrin Hatch, invece, tale posizione andrebbe corretta una volta per tutte: “Questa proposta di legge, bipartisan e attentamente redatta, vuole rispondere a quella decisione errata confermando che l’attuale normativa consente agli artisti di aprire azioni civili contro ogni soggetto che intenda indurre gli altri a commettere infrazioni contro il diritto d’autore.” Ciò finirebbe per includere, questo il punto cruciale, non soltanto i soliti “pirati” del file-sharing e i circuiti P2P — ma anche prodotti d’uso comune, come apparecchi oggi assai diffusi, ReplayTV e Tivo, e finanche i semplici videoregistratori. Così la pensano parecchi critici, tra cui Jessica Litman, professore alla Wayne State University specializzata in leggi sul copyright. La quale aggiunge che un testo così generalizzato potrebbe colpire indiscriminatamente utenti e produttori di tali apparecchi, come pure siti web quale Tucows, che ospita semplicemente il client Morpheus. Tutto sotto la vaga dicitura di “indurre” alla violazione.

Eppure, rincara la dose Mike Godwin, legale presso Public Knowledge, le norme correnti stabiliscono la non responsabilità delle aziende per utilizzi anti-copyright dei propri dispositivi. Dottrina legale che consente, appunto, la libera circolazione dei video-registratori digitali e del popolare iPod della Apple. Al riguardo la Electronic Frontier Foundation (EFF) ha diffuso una finta denuncia, che potrebbe essere presentata proprio contro la Apple qualora passasse la proposta governativa, spiegando come e perché l’iPod indurrebbe a violare la legge. Altra iniziativa per spiegare in realtà la validità legale, da 20 anni a questa parte, della deliberazione sugli “usi di sostanziale non-infrazione” affermata dalla massima autorità giuridica, la Corte Suprema, nel caso Sony Corp. v. Universal City Studios, Inc. (meglio noto come il caso Betamax). “Miliardi di dollari e migliaia di posti di lavoro sono basati su tale decisione; le industrie hanno prosperato grazie ad essa. Ma l’Induce Act potrebbe alla fine di quest’era d’innovazione,” spiega il comunicato della EFF. Insomma, l’iPod e i CD burner sono legali 100 per cento, e vanno difesi — proprio quello che ci appresta a fare, con rilanci online/offline prontamente organizzati dalla stessa EFF e da altre entità.

Eppure non basta. Di fianco all’IICA, al Congresso USA avanzano altre proposte repressive — nel silenzio pressoché generale. All’unanimità, il Senato ha appena approvato l’Artists’ Rights and Theft Prevention Act (ART Act): chi viene beccato a registrare in qualsiasi modo un film in sala rischia fino a 10 anni di galera. Vengono inoltre ampliate le sanzioni per chi distribuisce film o musica prima della loro data d’uscita ufficiale. Da notare che a marzo una proposta analoga era già passata alla Camera, e quanto prima si arriverà alla stesura definitiva. Gli stessi Hatch e Leahy hanno infine presentato il PIRATE Act (Protecting Intellectual Rights Against Theft and Expropriation Act), con l’obiettivo di emendare le norme correnti onde consentire all’attorney general di perseguire civilmente chiunque venga accusato di file-trading illegale. Attualmente il governo può procedere solo a livello penale, e ciò richiede una mole assai vasta di prove e procedure.

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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