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High-tech, arma privilegiata contro il terrorismo?

18 Dicembre 2001

High-tech, arma privilegiata contro il terrorismo?

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Il Ministero della Difesa USA richiama all'ordine i dirigenti di Silicon Valley e rilancia la rete satellitare Iridium.

“Il messaggio è: siamo in guerra. E la guerra richiede compiti speciali da parte di chiunque.”
Se ancora non fosse chiaro, questa la posizione inequivocabile dell’amministrazione Bush, con il consenso della maggioranza dei cittadini statunitensi. Certo, aggiungerebbe Noam Chomsky, un consenso costruito ad arte dai mass-media, ma non di meno sempre concreto e pressante. A tre mesi da quel tragico 11 settembre tocca ora ai maggiori dirigenti di Silicon Valley vedersi spiattellare davanti quel messaggio. A confutare ogni dubbio stavolta ci pensa Floyd Kvamme, consigliere speciale sulla tecnologia del presidente USA. Il quale, nel corso di una conferenza svoltasi nei giorni scorsi a San Josè, ha ribadito la necessità di concentrarsi sulla realizzazione di nuove armi high-tech per combattere il terrorismo.

Il Silicon Valley Technology & Homeland Security Summit ha ospitato le relazioni di esperti di sicurezza e policy-maker, i quali hanno intimato ai numerosi dirigenti presenti di darsi da fare per creare quella tecnologia necessaria a difendere il paese da ogni tipo di terrorismo. Questa sostanzialmente la “strategia” suggerita tra gli altri da Ron Moritz, già rappresentante del Ministero della Difesa statunitense nel corso dell’incontro dei G-8 riservato ai crimini informatici: “I sistemi odierni sono collegati tra loro in maniera così stretta che è sufficiente buttar giù un sistema centrale per sferrare un attacco decisivo.” Gli ha fatto eco il suddetto consigliere governativo, ribadendo come non vadano dimenticate le radici della stessa Silicon Valley, storicamente connesse allo sviluppo dell’industria della difesa militare, con i grandi successi di nomi quali Fairchild o Lockheed Martin. E pur se finora non è registrato alcun serio attacco contro Internet, il business online deve imparare ad auto-tutelarsi — proteggendo così l’economia nazionale — rispetto a simili eventualità.

Tuttavia, non tutti i presenti sembrano essersi fatti incantare da simili affermazioni. Rich DeMillo, responsabile dei sistemi di sicurezza presso Hewlett-Packard, ha ricordato che, in sostanza, si tratta pur sempre di un concetto relativo. “Se si vuole un sistema sicuro al 100 per cento, bisogna spegnere le macchine. Qualunque altra posizione non è altro che uno scambio economico.” Ovvero, i sistemi informatici presentano sempre delle falle e la protezione del network non può mai essere assoluta. Aggiungendo comunque che le attuali tecnologie sono certamente in grado di elevare il livello di sicurezza dell’intero paese. Ciò grazie anche all’ottimo apporto garantito dai sistemi open-source. “Linux sta diventando un elemento importante della sicurezza,” ha concluso il dirigenti di HP. In attesa di ulteriori sviluppi, va ricordato che i dirigenti presenti sono stati aggiornati anche sulla tutela dei propri dipendenti da attacchi batteriologici e sull’efficace utilizzo delle policy legislative create all’uopo.

Altra sorta di “richiamo all’ordine” va inteso il ritrovato interesse per il settore delle comunicazioni cellulari via satellite, come testimonia il recente rilancio del progetto Iridium, valutato 5,5 miliardi di dollari e poi in bancarotta, acquistato per circa 25 milioni da parte di una cordata industriale guidata da Quadrant Australia. Il responsabile di quest’ultima ha infatti sottolineato un netto incremento non soltanto dei servizi ma anche dell’uso del network dei 66 satelliti a bassa quota di Iridium. “E ciò non soltanto nell’area del World Trade Center e del Pentagono. In generale, la gente ha riconosciuto l’utilità di poter fare affidamento su una rete di comunicazione alternativa.” In pratica, però, il rilancio del progetto si fonda sul contratto rapidamente firmato con il Ministero della Difesa, il quale sborserà 72 milioni di dollari per consentire l’uso di Iridium a circa 20.000 dipendenti. Non a caso a novembre il servizio è stato riattivato a partire da un’ampia regione che abbraccia il Pakistan a est fino alle coste cilene a ovest.

Il consorzio va inoltre rosicchiando terreno all’affermata Qualcomm, già proprietaria di una propria rete satellitare, nel vasto settore dell’industria aerea. La quale vuole dotarsi di strumenti adeguati per poter monitorare via satellite quel che accade all’interno degli apparecchi in volo. Altri target del nuovo corso di Iridium sono l’industria petrolifera, marittima e quella del gas. Non si tratta più di puntare al mercato — tanto generico quanto inesistente, secondo alcuni esperti — di chi viaggia per affari intorno al mondo, approccio alla base del fallimento del primo Iridium. Ciò va accoppiato alla diminuzione delle spese avvenuta nel frattempo: dagli impossibili 7-13 dollari al minuto si è passati a tariffe da 1,50 dollari, mentre il costo degli apparecchi telefonici è sceso da 3.000 a 1,300 dollari se nuovi e 500 per quelli usati.

Qualche analista segnala che il tutto potrebbe comunque rivelarsi insufficiente a rilanciare davvero Iridium, visti i costi pur sempre superiori a quelli dei comuni operatori terrestri e i recenti avanzamenti tecnologici di questi ultimi (come il servizio sperimentale ultraveloce offerto nell’area Seattle da AT&T e Cingular Wireless). A meno che, appunto, non crescano le apprensioni del pubblico e le strategie industriali per puntare sull’high-tech come arma privilegiata per combattere nuovi possibili attacchi terroristi.

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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