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Haystack: il Web semantico nel proprio computer

20 Ottobre 2003

Haystack: il Web semantico nel proprio computer

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Un gruppo di ricercatori del MIT ha sviluppato un programma per Pc stupefacente, che si basa sui principi del Web semantico. Di una concezione notevole, è, però, ancora piuttosto lento

Dopo averne tanto parlato, eccolo qui, a portata di mano, questo famoso Web semantico, da più parti incensato, ma sempre rimasto piuttosto astratto. Adesso, con Haystack, è finalmente possibile, in un qualche modo, toccarlo, utilizzarlo. Haystack è un software gratuito, sviluppato in Java da un gruppo di ricercatori del MIT, che si pone l’obiettivo di “federare” tutte le informazioni personali presenti su un computer, indipendentemente dalla loro natura (e-mail, documenti, contatti, appuntamenti, ecc.), e di presentarli all’interno di un’interfaccia unica e personalizzabile, facilitando la gestione dei dati. Una versione avanzata del programma sarà presentata nel corso della prossima conferenza internazionale sul Web semantico (ISWC2003), che avrà luogo dal 20 al 23 ottobre in Florida.

Visto superficialmente, Haystack potrebbe somigliare a una sorta di Outlook. È in effetti in grado di collegare all’interno di uno stesso ambiente impegni, agenda, gestione della posta elettronica e messaggistica istantanea. Ma è anche molto di più.

Un progetto avviato nel 1997

La forza di Haystack sta nella capacità di descrivere ogni documento che risiede nel computer utilizzando la RDF (Resource Description Framework), un sistema aperto sviluppato dal World Wide Web Consortium.

Haystack mira, dunque, in un primo tempo, a riconoscere o associare i metadati ai documenti. Questi ultimi possono, ovviamente, essere condivisi da diverse applicazioni (messaggistica, impegni giornalieri, agenda, ecc.). Così, il mittente di una mail corrisponderà a un’entrata dell’agenda, sarà associato a un appuntamento nell’elenco degli impegni giornalieri o identificato come l’autore di un file memorizzato nell’hard-disk o di una pagina Web. Haystack è in grado di mettere in relazione tutti i metadati, costituendo una base dati unica che rispetta la RDF.

Il gruppo diretto dal professore David R. Karger, che lavora sul progetto dal 1997, ha inoltre sviluppato un proprio linguaggio di programmazione, denominato Adenine (una combinazione di Python e di Lisp), che serve per trattare questi metadati. Grazie a Adenine, un clic con il tasto destro del mouse sul nome del mittente di una mail, visualizzerà tutte le azioni potenzialmente associate a un nome: invitare a una chat, aggiungere all’agenda, attribuire una categoria (“autore”, “genitore” o “collega”, ecc.).

Contrariamente ad Outlook, l’elenco delle azioni possibili è sempre lo stesso, indipendentemente dall’applicazione utilizzata, ed è organizzato per grandi temi (azione sulla persona, azione sul documento, ecc.). L’altra differenza principale con Outlook sta nel fatto che i sistemi di metadati (RDF) e di manipolazione degli stessi (Adenine) è completamente Open Source.

Uno spazio di lavoro completamente personalizzabile

L’ultimo mattone di Haystack è costituito dalla sua interfaccia grafica, chiamata Ozone, che consente un’impaginazione molto flessibile dei dati descritti dal formato RDF. L’utente può posizionare ogni applicazione dove preferisce sul desk top di Haystack. Ne deriva una sorta di MyYahoo! privato, all’interno del quale possono coabitare, senza alcun problema, dati personali, le ultime notizie, le quotazioni della Borsa e le previsioni meteo.

Ancora in fase di sviluppo, la seconda versione del programma, messa online lo scorso 20 agosto, risulta molto più stabile della precedente, ma soffre di due handicap principali.

Il primo è la lentezza. “Dopo avere posto tutte le basi concettuali – spiega Dennis Quan, uno degli sviluppatori -, è questa la sfida che dobbiamo affrontare. Comunque, la seconda versione è già due volte più rapida della precedente, uscita a giugno”.

Secondo handicap: la fame di risorse hardware. Per fare funzionare Haystack, i progettisti consigliano di utilizzare, almeno, un Pentium III a 700 MHz con almeno 512 Megabyte di Ram. Senza contare l’installazione obbligatoria di Java 2 Standard Development Kit, che occupa da sola più di 300 Megabyte.

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