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Happy slapping: in Francia condannato uno studente

11 Settembre 2007

Happy slapping: in Francia condannato uno studente

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Il Tribunale ha condannato l’autore di un filmato che riprendeva l’aggressione a uno dei suoi professori

Il Tribunale di Versailles ha condannato un liceale a un anno di reclusione, di cui sei mesi con il beneficio della condizionale, e al pagamento di 5.000 euro, a titolo di risarcimento danni, per aver filmato l’aggressione a uno dei suoi professori.

Questa sentenza è stata emessa solo pochi mesi dopo l’entrata in vigore in Francia della legge per la prevenzione della delinquenza che ha inserito nel Codice Penale un nuovo articolo che punisce gli atti di happy slapping, cioè tutte quelle condotte consistenti nella registrazione, e nella successiva diffusione, di aggressioni e di scene di violenza.

Il fatto è stato commesso prima dell’entrata in vigore del nuovo testo del Codice Penale. Perciò, non è stato possibile applicare la nuova norma al caso in esame, per il principio di irretroattività della legge penale meno favorevole al reo. Il Tribunale ha comunque condannato l’autore della registrazione per omissione di soccorso a persona in pericolo e per danno alla vita privata.

L’autore dell’aggressione è stato invece condannato a 20 mesi di carcere, di cui otto con la condizionale, per violenza volontaria, avendo causato al professore un’incapacità lavorativa totale di circa sette giorni, con l’aggravante di aver commesso il fatto ai danni di un pubblico ufficiale.

Se fosse stato possibile applicare la nuova norma, i giudici avrebbero dovuto considerare il giovane happy slapper come un complice dell’autore principale dell’aggressione e condannarlo a una pena che avrebbe potuto anche essere uguale a quella applicata a quest’ultimo. Il nuovo articolo del Codice Penale francese prevede infatti che «il fatto di registrare consapevolmente, con qualsiasi mezzo e su qualsiasi tipo di supporto, immagini relative alla commissione del reato di danni all’integrità della persona» costituisce«un atto di complicità nella causazione volontaria del reato stesso» ed è punito con le stesse pene previste per i reati filmati. Il Codice punisce anche, con cinque anni di carcere e 75.000 euro di multa, il fatto di diffondere tali registrazioni, salvo il caso in cui la diffusione venga effettuata o al fine di informazione pubblica oppure per essere utilizzata come prova in giudizio.

L'autore

  • Annarita Gili
    Annarita Gili è avvocato civilista. Dal 1995 si dedica allo studio e all’attività professionale relativamente a tutti i settori del Diritto Civile, tra cui il Diritto dell’Informatica, di Internet e delle Nuove tecnologie.

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