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HackIt98

21 Maggio 1998

HackIt98

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In programma a Firenze, dal 5 al 7 giugno 1998, il primo incontro hacker italiano

A un anno di distanza dai due convegni hacker di New York e Amsterdam, si terrà a Firenze nel primo week-end di giugno (da venerdì 5 a domenica 7 inclusi) il primo incontro hacker completamente italiano, e le differenze con i due precedenti ci sono già tutte. Non solo per il luogo dove si terrà fisicamente l’incontro, il Centro Popolare Autogestito di Firenze Sud, piuttosto diverso dall’elegante Puck Building di Soho dove si è tenuto lo scorso “Beyond Hope. Hackers on Planet Heart”, come pure dal campeggio di cavi e workstation di Amsterdam, ma soprattutto per la filosofia che lo ispira. Sì, perché se c’è una cosa che distingue il mondo hacker “nostrano”da universi similari, è la sua voglia continua di trasmettere contenuti e approfondire tematiche “iperpolitiche”. Ed è il programma stesso a darne il tono e la misura.

Stranamente la censura e le strategie di risposta ad essa non sono il motore trainante dell’incontro, anche se andranno certamente ad assorbire parecchio interesse, soprattutto in seguito agli intempestivi provvedimenti giudiziari seguiti al caso Musti e al recente fidobusting avvenuto sui canali cybernet. Di questo discuterà Helena Velena, teorica del transgender e nota attivista telematica nello spazio dedicato a “Responsabilità dei providers, rete e censura”. A differenza di altre convention simili, non è neppure la tecnologia e i suoi innamoramenti a fare da calamita. La telematica povera, soprattutto quella delle Bbs, capace come nessuna altra tecnologia di creare comunità, avrà infatti un suo spazio speciale nelle discussioni e nelle interazioni della tre giorni con un seminario apposito curato da Leandro Noferini di CyberValley Bbs, e uno da Isole Nella Rete e Tactical Media Crew che invece ne descriveranno gli aspetti libertari e antagonisti.

Arte, scienza della parola e filosofie comunitarie, queste paiono essere il leit motiv dell’incontro, con la partecipazione del gruppo “Nux Vomica”che condividerà con gli altri visioni oniriche di cyborg-esperienze. Evento di crescita di una “politica del desiderio”che feconda in driver autocostruiti e si diffonde via etere (ma non solo) nei cavi dei network telematici, pretendendo di cambiare lo stesso approccio a quello che in termini di aggregazione, organizzazione, decisione e consenso avviene “fuori”, nella società di cemento, decrepita, inadatta a comprendere le trasformazioni che covano al suo interno, in ritardo rispetto ai ritmi dell’avanzata tecnologica che cambia i modi e gli stili di vita, il mondo del lavoro, dei consumi e della rappresentanza politica.

Strano. Strano è un bell’aggettivo per quest’evento. Lo trovi sulla bocca di chi non crede che dal basso, con la sola forza della determinazione di pochi, contro gli interessi dei mercanti, che vorrebbero sgombrare il luogo dell’incontro per fare spazio ad un nuovo avvilente supermercato, e con la forza e l’esperienza di anni di comunicazione orizzontale, conflittuale e sperimentalista, si sia arrivati a tanto. È così che HackIt98 viene continuamente riconfigurato fin d’ora dai convenuti virtuali e reali, presenti e futuri, tramite interazioni velocissime, tese, sudate sulla mailing list d’obbligo, il non-luogo, aperto e rizomatico, della sua preorganizzazione.

Ancora una volta saranno comunque il mercato e la monetizzazione dell’umana esperienza il bersaglio preferito dei partecipanti, e non potrebbe essere altrimenti visto che l’evento vedrà la partecipazione di tutte quelle strutture che dell’autoproduzione e dell’autogestione hanno fatto l’arma di contrasto a un mondo dove tutto è merce, e preziosa è diventata quella del tipo informazione.

Per questo la condivisione di saperi e risorse diverrà nodo centrale dell’incontro. Gli attrezzi di scena saranno forniti da tutti quelli che racconteranno di come gli ipertesti hanno rivoluzionato il ruolo degli autori-lettori, ad esempio, in un seminario curato dall’esperto Maurizio Mazzoneschi, o di come la “hacker art”di Tommaso Tozzi possa essere uno stile di vita, una porta alla costruzione di co-individualità, e non si mancherà di parlare sulle tecnologie di sorveglianza e del controllo dei consumi, ultima frontiera della società a qualità totale, come pure di comunicazione via etere e tattiche di guerriglia digitale, di routers e VRML.

Insomma: cyberspazio sì, ma non l’allinearsi di luci e colori alla Gibson. Corpi, sudore e desiderio, un centro sociale, abolizione delle frontiere della comunicazione, sperimentazione e divertimento. Un rave, astronauti e manifesti per l’orgasmo siderale. La macchina desiderante è in moto. Tempi duri per il potere.

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