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Ha inizio la grande stagione della TV Digitale Terrestre (seconda parte)

20 Settembre 2005

Ha inizio la grande stagione della TV Digitale Terrestre (seconda parte)

di

Intervista a Giuseppe Facchetti, Chief Technology Officer di Sun Microsystems Italia

Gli aspetti economici e di marketing

L’incontro con l’ing. Giuseppe Facchetti, Chief Technology Officer di SUN Microsystems Italia, nel corso della Java Conference 2005 in Milano ha consentito di affrontare l’argomento della Televisione Digitale Terrestre oltre che dal punto di vista tecnologico, come è emerso nella prima parte dell’articolo pubblicato nei giorni scorsi, anche da quello economico
Si tratta di un aspetto finora poco trattato in Italia, a cui si tenta di dare risposte sempre più soddisfacenti.

Quali sono i costi tecnologici per la creazione di applicazioni più o meno interattive ed evolute?

Non esiste una risposta univoca a questa domanda, in quanto oggi dipende ancora troppo da caso a caso, come dimostrano alcuni esempi pratici che stiamo affrontando. Gli elementi di costo per la realizzazione di un’applicazione sono principalmente due, da una parte il Centro Servizi, composto da hardware e software, che all’inizio rappresenta un costo minimo in quanto la potenza richiesta non è grande. Naturalmente, nel momento in cui i contenuti da gestire diventano tanti è opportuno ingrandirlo, ma quando si comincia con un’applicazione interattiva piccola non sono necessari grandi investimenti.

Dall’altra parte, i costi maggiori sono legati allo sviluppo ed al supporto dell’applicazione. Ad esempio, un’applicazione per il pagamento delle tasse on-line per la Pubblica Amministrazione, ha dei costi di sviluppo simili a quelli di una per Internet.

Un’altra componente di costo importante è il broadcaster. Questo presenta costi fissi per chi vuole trasmettere l’applicazione, in quanto il broadcastingoccupa un determinato spazio della banda del multiplex che, al momento, viene fatta pagare caso per caso. In alcune situazioni di sperimentazione il broadcaster ha deciso di investire mettendo a disposizione una certa quantità di banda gratuita, mentre per altre di business ha stabilito un prezzo. Oggi, in base all’occupazione della banda di trasmissione richiesta, alla copertura territoriale ed al numero delle persone raggiunte, i prezzi sono molto variabili. Inoltre, occorre considerare i costi di sviluppo, che variano in base alla complessità dell’applicazione e, nel caso richieda transazioni di pagamento, sarà necessario considerare anche il costo di tali servizi.

Il DTT potrà accelerare quel processo di de-materializzazione dei commerci, rappresentando così una nuova era per i commerci elettronici?

La televisione digitale terrestre è una grande opportunità in quanto allarga la popolazione raggiungibile, perché solo il 30-40% degli italiani possiede un PC. In realtà, l’e-commerce non si è sviluppato per altri motivi, perché se oggi rappresentasse il 30-40% del commercio totale sarebbe un grande successo. Il primo motivo è la security, per cui ad esempio il consumatore ha timore nel dare il numero della propria carta di credito in rete; un altro aspetto importante è la logistica, in quanto non tutti i potenziali acquirenti on-line possono ricevere la spesa presso il proprio domicilio. Tanto negli USA quanto in Italia, chi ha disegnato un business plan per offrire un servizio pervasivo ha dovuto constatarne la non fattibilità, in quanto il vero problema è rappresentato dalla logistica, non tanto dalla creazione e dalla gestione di un sito web. È ovvio che il DTT non risolve gli aspetti di logistica e di confidenza negli acquisti on-line.

Relativamente agli aspetti di securitye privacy Sun Microsystems, alcuni anni fa, ha fondato insieme ad altre venti società il comitato di standardizzazione Liberty, che ha realizzato alcuni standard per la network identity. Attraverso un meccanismo di Federated Identity i soggetti aderenti hanno deciso di non inserire in un unico database centralizzato tutti le informazioni personali e sensibili degli utenti per ridurre il rischio nel caso di intrusione da parte di hacker, in quanto le informazioni personali sono disperse sulla rete e disponibili solo a coloro cui l’utente le ha fornite. Sono soluzioni come LIBERTY che potranno aiutare a sviluppare il commercio elettronico ed anche il T-commerce: il DTT in questo caso è solo un canale aggiuntivo che incrementa le opportunità, ma che non risolve il problema culturale di base.

Quali difficoltà esistono per la creazione e la realizzazione di applicazioni di enhanced-tv?

Da un lato vi sono le applicazioni context based, direttamente collegate alla trasmissione che si sta osservando, come ad esempio l’applicazione di voto durante la visione de “Il Grande Fratello”. Accanto a queste sono presenti le applicazioni context indipendent, che esulano da ciò che si sta osservando, come ad esempio la possibilità di controllare se un’operazione sul proprio conto corrente bancario sia andata a buon fine.

Sun è interessata a questo secondo tipo di servizi che sono a valore aggiunto e dove possiamo dare il nostro contributo. Per quanto possa essere interessante per il pubblico, un’applicazione context based è poco interessante per Sun a livello di business perché non richiede un elevato know-how tecnologico ed è quasi tutta gestita dal broadcaster.

Quali, se effettivamente accaduto, sono stati i principali errori effettuati dagli operatori televisivi nell’utilizzo di piattaforme tecnologiche o di studio e sviluppo di applicazioni interattive?

Nei Paesi in cui non c’è stato alcun supporto statale la tv digitale interattiva, nel complesso, non si è diffusa rapidamente. Infatti, per passare dall’analogico al digitale è necessario creare un circolo virtuoso in grado di attrarre una grande quantità di telespettatori, inducendo gli advertiser ad investire nella tv digitale. In tal modo, la pubblicità fornisce al content provider ed al broadcaster le risorse economiche per migliorare la qualità e la quantità dei contenuti offerti, rafforzando così un trend vitale per gli operatori del settore.

La difficoltà principale consiste nel far partire questo volano, in quanto all’inizio i telespettatori non possono vedere le programmazioni in digitale finché non sono muniti di un decoder ma, al contempo, gli stessi non ne sono indotti all’acquisto fintanto che l’offerta non sia soddisfacente, bloccando lo sviluppo del DTT.

Evitando ogni tipo di valutazione politica, i contributi statali per l’acquisto di set-top-box digitali interattivi rappresentano una soluzione molto importante, riducendo il rischio di stallo nello sviluppo e nella diffusione del digitale terrestre.

Ringraziamo l’Ing. Giuseppe Facchetti per la disponibilità e Sun Microsystems per l’accreditamento concesso.

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