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Grandi nomi e grandi temi all’ottava edizione di Incontro DevOps

09 Ottobre 2020

Grandi nomi e grandi temi all’ottava edizione di Incontro DevOps

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La comunità si incontra anche quest’anno per progredire, conoscersi, approfondire e fare sempre più la differenza. Ne parliamo con Michele Finelli, responsabile per il GrUSP dell’evento. E ti diamo un codice sconto.

Speaker internazionali, accoglienza italiana

Incontro DevOps è imminente: com’è la situazione sul fronte dei numeri?

È tutto nuovo ed è presto per i bilanci. Lo stesso modello di fruizione è diverso, con due giorni di conferenza al posto della tradizionale giornata singola con più track. Anche se Incontro DevOps si terrà in rete, contiamo su un numero di partecipanti all’altezza delle passate edizioni. Si tratta del settimo evento virtuale quest’anno organizzato dal GrUSP e tutti i meccanismi sono ben collaudati; il format funziona e favorisce la partecipazione attiva. Incontro DevOps 2020 non avrà niente da invidiare a quelli passati. Con una diversità importante: non c’è limite al numero dei biglietti. Online possiamo sempre aggiungere un posto!

Sui contenuti, invece? Come si caratterizza quest’anno la rosa degli speaker?

Abbiamo come sempre alcuni speaker internazionali, ma c’è la soddisfazione di vedere crescere, anno dopo anno, il livello della partecipazione degli italiani.

Credo che numerosi spunti verranno da un tecnologo prestato al discorso pubblico come l’ingegner Vittorio Bertola, che tratterà un tema di grande interesse e impatto concreto, ovvero come il predominio di multinazionali come Google e Facebook nel trattamento dei dati personali può condizionare le nostre vite per aspetti che nemmeno immaginiamo, conferendo a questi attori un potere che è difficilmente compatibile con un contesto democratico.

Inoltre continuerà la partecipazione di grandi realtà anche fuori dal mondo tradizionale IT; penso ad esempio per quest’anno a Credem (ma non solo).

Sappiamo che l’edizione di quest’anno si tiene online. Allora possiamo parlare serenamente di Bologna, che è stata finora la casa tipica di Incontro DevOps. Come mai è stata scelta, al posto di una location che sembrerebbe più tecnologicamente orientata come Milano o Torino?

Bologna è diventata una sorta di tradizione. Inoltre, essendo raggiungibile comodamente da più parti d’Italia, e permettendo di contenere i costi organizzativi, ha reso negli anni l’evento più accessibile ed inclusivo. Questi principi sono fondamentali per il GrUSP, associazione che da 17 anni organizza conferenze tech con l’obiettivo di migliorare e far crescere l’ecosistema italiano. Quest’anno siamo online per tutelare la salute e la sicurezza di tutta la comunità; ma a Bologna ci vogliamo tornare. Iscriviti alla nostra newsletter

Incontro DevOps è all’ottava edizione, oramai un appuntamento consolidato: oggi svolge lo stesso ruolo di tanti anni fa rispetto alla comunità (per esempio di alfabetizzazione oppure di diffusione delle tematiche, invece che – poniamo – dibattito o approfondimento) o ha cambiato pelle negli anni?

Non ha cambiato particolarmente pelle, ma ha provato a seguire meglio la comunità, in base ai feedback ricevuti, quindi enfatizzando la presenza di speaker anche internazionali, la presenza di workshop tematici e mantenendo un costo affrontabile (una frazione di quello di conferenze europee o statunitensi analoghe).

Che tipo è il DevOpser classico? Che cosa si aspetta dalla sua partecipazione a Incontro DevOps?

Non esiste il DevOps classico e pertanto noi proviamo a mantenerci il più aperti, recettivi e reattivi possibile. Per quando riguarda le aspettative, spero che anche quest’anno il commento più frequente sia che è stata una giornata ben spesa. Un momento di Incontro DevOps dello scorso anno

Un momento di Incontro DevOps edizione 2019.

In questo periodo l’immagine pubblica della tecnologia, soprattutto quella digitale, è più controversa. Ne parla per esempio il keynote di Vittorio Bertola già citato. Che cosa può fare la comunità DevOps nello specifico per contribuire a un punto di vista più equilibrato?

Può fare quello che suggerisce un luminare come Bruce Schneier, ovvero creare figure, da lui definite public-interest technologist, così descritte:

people who combine their technological expertise with a public-interest focus, either by working on tech policy, working on a tech project with a public benefit, or working as a more traditional technologist for an organization with a public-interest focus.

(persone che coniugano le capacità tecnologiche con l’attenzione all’interesse pubblico, lavorando sulle policy nella tecnologia, occupandosi di progetti tecnologici che portano vantaggi alla collettività oppure operando anche più tradizionalmente ma in una organizzazione concentrata sull’interesse pubblico).

Da qualche anno Incontro DevOps, che era un evento italiano, si è dato una caratura internazionale, con speaker da tutto il mondo e sessioni in lingua. Come si posiziona rispetto agli eventi analoghi in Europa?

Non ne siamo sicuri esattamente, ma è ancora un evento molto locale, anche se aperto all’internazionalizzazione. Da un lato questo è un limite, dall’altro è nato come evento italiano (anche nel nome, che non scimmiotta termini tecnici inglesi), e quindi, tutto sommato, che mantenga una radice forte nel territorio è una cosa buona.

Incontro DevOps si tiene il 21 e il 22 ottobre 2020, in rete. Usa il codice sconto media_APOGEO per risparmiare!

Immagine di apertura di 🇨🇭 Claudio Schwarz | @purzlbaum

L'autore

  • Michele Finelli
    Server shepherd and dungeon master. Consulente e socio BioDec. Laureato in Scienze dell'informazione, ha svolto attività di consulenza dal 1996, lavorando per aziende di varia natura (piccole, medie, multinazionali). Dal 2003 è socio di BioDec, la prima azienda bioinformatica italiana. BioDec dal 2010 segue anche i temi DevOps e di sviluppo software per la genomica e la proteomica. Ha pubblicato alcuni lavori scientifici su argomenti diversi: teoria del caos, automi cellulari e bioinformatica. Sta affinando il fade away shooting.

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