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Gli occhiali coi fumetti di Twitter

05 Dicembre 2008

Gli occhiali coi fumetti di Twitter

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E se esistessero dei sistemi in grado di farci leggere lo "status" delle persone che incontriamo per strada, come su Facebook e sui più diffusi social network? Sogno (o incubo) di una possibile rivoluzione sociologica

In forma molto sporadica, mi consento di giocare a fare lo scrittore di fantascienza e di provare a immaginare un futuro possibile per la Rete. Complici alcuni stimoli trovati qua e là (vedi alla voce intelligenza sociale e potere delle masse), mi sono immaginato un futuro dove Facebook (o un qualche altro tipo di social network) non sia più un oggetto software ma un device hardware. E per di più mobile. Mi sono visto finalmente affermarsi quei tremendi occhiali-display, quelli che ci fanno (farebbero) assomigliare a un personaggio di Star Trek MCCXXIV. Mi sono visto le due cose convergere.

Ti vedo su Facebook. Letteralmente

In estrema sintesi (e, lo ripeto, il concetto non è del tutto mio) mi sono immaginato un futuro possibile dove il nostro iPhone o equivalente sia sempre connesso in rete e in grado di rilevare con assoluta precisione la nostra posizione geografica. E fin qui, più o meno ci siamo. Ma la novità sarebbe che tutto l’ambaradan hardware potesse essere connesso a un social network mobile, in cui possiamo scegliere di esserci o meno e cosa pubblicare. E che l’output del software, quando lo vogliamo consultare, non avvenga sullo schermo del nostro cellulare/Pda ma avvenga sullo schermo degli occhialetti display. Fatti in modo da non toglierci del tutto la visione del mondo circostante, ma di poter invece sovrapporre uno strato di informazioni sull’immagine della realtàm, esattamente come avviene negli Head Up Display molto in voga sugli aerei militari e anche su alcune auto e prossimamente anche nei caschi, dove si vedono i dati in sovrapposizione senza dover distogliere gli occhi da quello che ci sta di fronte.

Insomma, camminiamo per strada con i nostri occhiali, vediamo gente. Attiviamo uno switch e sulla testa di quelle persone appare un fumetto; il loro status, il mood, l’ultimo post su twitter, a comando anche il loro profilo e l’album delle foto (una rozza elaborazione grafica del concetto la trovate sul mio blog). Una forma di übervoyeurismo, certo, e di ultra esibizionismo. Andare in giro con uno strato virtuale di informazioni su di me consultabili da chiunque. Un biglietto da visita ed un curriculum appiccicati sulla schiena.

Anche se cammino non significa sia sveglio

Fosse mai il caso che diventasse una realtà, sarebbe decisamente interessante dal punto di vista sociologico. Nessuno credo possa pensare che una roba del genere non avrebbe la possibilità di cambiare un bel po’ il modo e le opportunità di relazionarci. Pensate un po’ se camminando per strada incrociaste una persona che ha nel suo fumetto il fatto di essere fan di quell’oscuro suonatore di salterio di cui siete sfegatati collezionisti. Come faremmo a evitare di sorridergli e magari di attaccare discorso? O di scoprire che la persona seduta di fianco al bar, nel solitario panino del mezzogiorno, è altrettanto sconvolta dalla situazione politica, economica o dalla posizione in classifica della nostra squadra del cuore o che si tratta del nostro autore preferito su Apogeo…? Magari non ci parleremmo neanche ma ci scapperebbe un sorriso di solidarietà nel vedere che anche il passante che ci sfiora condivide un nostro sogno. O una risata vedendo un post particolarmente buffo, come postano spesso alcuni dei miei brillanti FBFriends. E saremmo un po’ meno sconosciuti che si sfiorano per strada, ignorandosi.

È chiaro che dal punto di vista tecnologico qualche miglioramento andrà ancora fatto, per garantire una precisione centimetrica del fumetto, onde evitare imbarazzantissimi errori, ma la sociologia in fondo c’è già tutta. C’è già tutta la voglia di far sapere al mondo che diavolo abbiamo in testa, cosa ci piace, twitterare che stiamo andando in bagno e che c’è la brina sui vetri. Per molti, ovvio non per tutti, c’è la voglia di raccontarsi e di leggere i racconti degli altri, di ritrovare gente persa nelle nebbie del tempo e di trovarne di nuova che ci sia affine.

Ad oggi, almeno in parte, Facebook e simili ci hanno offerto un’opportunità schermata, protetta – puramente virtuale, quindi non necessariamente immediata da trasformare in incontri nel mondo reale. Ma se domani i social network facessero di più e ci permettessero questi incontri in tempo reale e nel mondo reale?

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