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Gestire, acquisire e cedere i diritti del software: come si fa?

15 Luglio 2019

Gestire, acquisire e cedere i diritti del software: come si fa?

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Lavorare bene con licenze e contratti può fare la differenza tra un progetto che riesce e uno che arranca, per il cliente, e tra il giusto riconoscimento del proprio lavoro o lo sfruttamento, per lo sviluppatore.

Riassumiamo come possono tendenzialmente avvenire la cessione e l’acquisizione di software.

Come funziona la cessione dei diritti

Attraverso la cessione in via esclusiva dei diritti di proprietà intellettuale, di fatto chi acquisisce il software (denominato cessionario) diventa il suo nuovo titolare e quindi ha pieni diritti su di esso.

Chi lo ha sviluppato (detto autore originario o cedente) lo ha ceduto dietro compenso e, da quel momento, perde la possibilità di utilizzare, sfruttare, cedere a terzi le righe di codice di sua creazione.

Con la cessione in via non esclusiva, invece, il cedente rimane titolare di alcuni diritti e quindi si crea una situazione di contitolarità di diritti tra cedente e cessionario.

Che cosa cambia quando c’è di mezzo una licenza d’uso

Un’altra forma di cessione/acquisizione di software ricorre alla licenza d’uso: in questo caso il titolare dei diritti (licenziante), che può essere l’autore originario o qualcuno che ha da lui acquisito la piena titolarità di diritti, rimane titolare dei diritti in questione e concede ad altri soggetti (licenziatari) l’utilizzo del software secondo i termini di un contratto, chiamato appunto licenza.

Questo termine deriva dal latino licēre e significa autorizzazione; di fatto si tratta di un permesso condizionato secondo cui il licenziante consente al licenziatario di fare alcuni utilizzi del software nel rispetto di alcune condizioni.

La cessione in licenza a sua volta esiste in due varianti: la licenza rivolta a un licenziatario determinato e la licenza rivolta a un licenziatario indeterminato.

  1. Il primo dei due casi si verifica quando, ad esempio, uno studio professionale o un’azienda utilizzano un software gestionale o un software di grafica sottoscrivendo una licenza con l’azienda produttrice del software.
  2. Il secondo dei due casi si verifica quando il software viene distribuito al pubblico accompagnato da una licenza e l’utilizzatore accetta i termini della licenza nel momento in cui acquisisce una copia e inizia a utilizzarla. È questo il caso del software libero o software open source, dove chiunque può utilizzare il software liberamente rilasciato e così vestire i panni di licenziatario.

La differenza chiave sta nella parola sottoscrizione. Nel primo caso si tratta di una licenza ad hoc per il singolo utilizzatore; nel secondo, parliamo di licenze pubbliche, uguali per tutti Gli utilizzatori.

Le caratteristiche della fornitura di software come servizio

Una forma particolare di cessione/acquisizione è il Software As A Service (SAAS), perché non prevede un trasferimento di titolarità di diritti né un possesso di copie dell’opera. Il software infatti rimane sui server dell’azienda titolare e viene offerto in cloud agli utenti.

Chi sia interessato a utilizzare quel software sottoscrive un contratto di abbonamento che gli garantisce la possibilità di accedere ai servizi cloud, di poter utilizzare il software da remoto, di poter sfruttare la potenza di calcolo del server e, a seconda dei casi, anche servizi aggiuntivi di manutenzione, aggiornamento, backup, assistenza, formazione.

In questo caso ovviamente il controllo da parte di chi gestisce la piattaforma software in cloud è molto maggiore (ad esempio può sospendere o limitare l’account a un cliente che non sia in regola con i pagamenti dell’abbonamento al servizio o che ne abbia fatti utilizzi non consentiti dal contratto).

Perché capita che il meccanismo si inceppi

Dalla mia esperienza, noto che questo quadro di modelli contrattuali, abbastanza consolidato per la scienza giuridica, spesso non è tenuto in debita considerazione. Ad esempio, spesso vedo gli sviluppatori fare preventivi semplicemente basati su un computo delle ore necessarie per progettare, realizzare e mettere in funzione la soluzione software, senza però definire se la titolarità dei diritti rimanga al fornitore oppure passi al committente.

Questa è un’ingenuità abbastanza pericolosa, perché poi, in caso di contestazioni (ad esempio sui pagamenti o sulle scadenze non rispettate), non vi è chiarezza su chi sia il soggetto titolare ad avviare un’azione legale; e in quel caso noi avvocati ci troviamo a dover ricostruire il quadro dei rapporti contrattuali riprendendo lunghi e confusi scambi di email. Quando, invece, spesso tutto può essere risolto a monte aggiungendo qualche riga in più ai preventivi e alle lettere di incarico.

Affrontare con la giusta attenzione queste tematiche garantisce notevoli risparmi di tempo e di seccature a tutte le parti in causa.

L'autore

  • Simone Aliprandi
    Simone Aliprandi ha un dottorato di ricerca in Società dell’Informazione ed è un avvocato che si occupa di consulenza, ricerca e formazione nel campo del diritto d’autore e più in generale del diritto dell’ICT. È responsabile del progetto copyleft-italia.it, è membro del network Array e collabora come docente con alcuni istituti universitari; ha pubblicato articoli e libri sul mondo delle tecnologie open e della cultura libera, rilasciando tutte le sue opere con licenze di tipo copyleft.

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