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George Lucas all’attacco dei cloni

02 Maggio 2002

George Lucas all’attacco dei cloni

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L'imminente uscita di Episodio II - L'attacco dei cloni, nuovo capitolo della saga di Guerre Stellari, è una bella occasione per fare il punto di come la Rete ha rivoluzionato il modo di produrre cinema. Internet sta dando troppo potere agli spettatori?

Chi come me ha ormai più anni che neuroni funzionanti ma ha sempre avuto il cinema di fantascienza nel cuore, ha la consolazione di aver potuto assistere allo sviluppo della saga sin dall’inizio, quando nel 1977 uscì il primo Guerre Stellari. Anche se non siete patiti del genere, confrontare quei giorni con la situazione attuale consente di apprezzare l’enormità dell’impatto della Rete sul cinema in generale.

Come eravamo

Soprattutto per le giovani generazioni, ma anche per chi quegli anni li ha vissuti, è difficile credere che al debutto di Guerre Stellari lo spettatore era totalmente alla mercé delle case di produzione e distribuzione cinematografiche. L’unico modo per vedere un film recente era andare al cinema: ci volevano anni prima che i film passassero in televisione, i videoregistratori domestici erano rarissimi (il VHS era stato introdotto l’anno precedente) e comunque il videonoleggio non esisteva. Con pochissime eccezioni, i film uscivano sei-otto mesi prima negli USA che in Europa. Una volta che il film aveva superato il circuito delle prime e seconde visioni era irreperibile.

Nel caso di Guerre Stellari, per rivivere l’emozione visiva del film ci si consolava con il merchandising, sostanzialmente inventato da George Lucas: modellini, pupazzetti, “novellizzazioni” e album di figurine. I PC praticamente non esistevano, per cui non c’erano videogiochi. Internet? Nemmeno per sogno. Insomma, i produttori cinematografici erano padroni assoluti. I fan hanno fame? Chi se ne frega.

Pirateria, minaccia fantasma

All’uscita degli episodi successivi, L’impero colpisce ancora (1980) e Il ritorno dello Jedi (1983), le cose non andavano molto meglio. Le case cinematografiche si opponevano strenuamente alla diffusione dei videoregistratori: non essendo dotati di tecnologie anticopia, minacciavano di favorire la pirateria e di causare perdite enormi all’industria del cinema (dove ho già sentito questa teoria?). Ci volle una storica sentenza della Corte Suprema USA, nel 1984, per sbloccare il mercato della videocassetta.

Finalmente i fan potevano rivedere i propri film preferiti, a patto di spendere cifre vertiginose per le apparecchiature e soprattutto per le cassette: il video di Rambo, quando uscì, costava 130.000 lire dell’epoca. Gli utenti si lamentavano di questi prezzi indecenti, e le vendite ne soffrivano, ma i produttori si difendevano dicendo che i costi alti servivano per compensare i costi di produzione e la pirateria. Anche questa teoria l’ho già sentita da qualche parte.

Sul fronte informatico, nel frattempo, non c’era molto di cui gioire. Il PC-XT di IBM, annata 1983, vantava un massimo di ben 640 kilobyte di RAM (avete letto bene) e un disco rigido da 10 megabyte. Di grafica è meglio non parlare. La Rete, dal canto suo, contava soltanto mille host in tutto il mondo, e il Domain Name System, quello che vi consente di digitare www.playboy.com al posto di 209.247.228.201, non c’era ancora (è del 1984).

Avanti veloce

Com’è cambiato il mondo da allora. Nel 1999, solo sedici anni dopo, l’uscita di Episodio I – La minaccia fantasma avviene sostanzialmente in contemporanea in tutto il mondo, dopo una campagna pubblicitaria sostenuta da un sontuoso sito Web ufficiale e da centinaia di siti (anche italiani) realizzati dai fan, che permettono di scaricare in anteprima immagini e trailer del film. La Rete, insomma, viene usata come cassa di risonanza a basso costo per stimolare l’interesse degli appassionati.

L’uscita in contemporanea è una misura antipirateria, ma il giorno dopo la prima il film è comunque già disponibile su Internet. Potenti mezzi del crimine organizzato? Niente affatto: semplicemente, un fan è riuscito a entrare al cinema con una piccola telecamera amatoriale, ha usato il proprio normale PC per digitalizzare la ripresa della proiezione e ha pubblicato il tutto su Internet a costo zero.

In pochi anni, insomma, la tecnologia e Internet hanno dato al comune spettatore un potere inimmaginabile. Nonostante questo, e soprattutto nonostante una trama che delude persino i fan più appassionati, La minaccia fantasma diventa il quarto film in ordine di incassi nella storia del cinema. Sbaglio o c’è una morale in questa vicenda?

Il montaggio fantasma

I poteri dei fan non finiscono qui: alcuni decidono addirittura di sostituirsi a George Lucas e di “correggere” La minaccia fantasma, pubblicando su Internet Episode I.I – The Phantom Edit (tuttora facilmente reperibile sui circuiti di scambio file peer-to-peer come Kazaa, Gnutella e WinMX): un rimontaggio integrale del film, in cui la celeberrima sequenza dei titoli è perfettamente rifatta e sono sostanzialmente eliminate in modo indolore le parti più deludenti del film (Jar Jar Binks, la ripetitiva navigazione subacquea nel territorio dei Gungan, i dialoghi più imbarazzanti). Phantom Edit è effettivamente molto più godibile dell’originale, ed è affascinante pensare che un rimontaggio così ben fatto sia stato realizzato amatorialmente con normali PC.

Non paghi di quest’impresa, i fan si lanciano anche in creazioni totalmente originali: nascono così i film amatoriali ispirati alla saga, tutti caratterizzati da un livello tecnico sorprendentemente professionale. Costumi, effetti speciali digitali, scenografie, musiche: tutto fatto in casa al PC e collaborando online (coinvolgendo anche le mamme per le faccende di sartoria). Il più celebre di questi minifilm è Troops, una spassosa parodia che racconta una normale giornata delle truppe d’assalto imperiali su Tatooine, nello stile pseudodocumentaristico della reality TV, come se fossero poliziotti di ronda in una qualsiasi città americana. Imperdibile e incredibilmente ben fatto.

All’estremo opposto c’è anche chi realizza una versione animata integrale di Guerre Stellari in ASCII art, ossia usando soltanto lettere e numeri come elementi dell’immagine (è reperibile usando il comando telnet sull’indirizzo IP 62.250.7.101). Va vista per apprezzare cosa sono capaci di fare i veri fan (oppure, se non siete fan, per rendervi conto di quanti matti ci sono in giro).

Ciliegina sulla torta, i fan realizzano persino un falso trailer di Episodio II, talmente ben fatto che viene preso per vero e scaricato oltre un milione di volte dai siti che lo mettono a disposizione.

Tutto questo (eccezion fatta per Phantom Edit) avviene con il non troppo tacito benestare di George Lucas. Anzi, a proposito del falso trailer i suoi portavoce dichiarano il loro chiaro entusiasmo, nonostante sia realizzato rubacchiando e ritoccando in modo geniale scene di vari film, fra cui Dune e Braveheart, in barba alle leggi sul copyright. Lo lodano esplicitamente, considerandolo “un omaggio da parte dei nostri fan. Ci va benissimo“.

Il lato oscuro

Ma ultimamente i rapporti fra il papà di Guerre Stellari e i suoi sostenitori non sono più così sereni. L’ossessione dei fan per ogni minima informazione riguardante la saga, e la consapevolezza che qualsiasi fuga di notizie verrà amplificata istantaneamente via Internet, obbligano Lucas a misure di sicurezza straordinarie sui set e durante la produzione, creando un clima di paranoia che non aiuta certo il lavoro del cast.

Gli storyboard e i copioni del film sono conservati sotto chiave, ma nonostante tutto vengono regolarmente trafugati e pubblicati in Rete (anche quelli di Episodio II, per chi vuole rovinarsi la sorpresa, sono disponibili). Per Episodio II è persino già pronta la lista delle chicche nascoste e dei cameo, così potete scoprire subito se davvero i membri degli N’Sync compiono nel film come si vocifera con una punta di disgusto.

Non basta. Durante le riprese di Episodio II alla Reggia di Caserta, un gruppo di fan italiani e stranieri è riuscito addirittura a vivere sul set, sotto il naso di George Lucas. Certo, in ossequio all’etica del vero fan, non hanno trafugato nulla né rivelato dettagli della trama, e hanno documentano in Rete la loro incredibile impresa; ma gli attori non l’hanno presa bene, perché temono che l’exploit venga ripetuto da paparazzi e squilibrati.

Lucas, inoltre, ha recentemente scosso i fan con due mosse apparentemente contraddittorie. Inizialmente ha scatenato il loro entusiasmo annunciando che la Lucasfilm avrebbe sponsorizzato una convention statunitense che includeva un concorso per i film realizzati dai fan di Guerre Stellari, e che Lucas stesso avrebbe fatto parte della giuria. Poi li ha gelati, ammonendo che il concorso sarebbe stato aperto soltanto alle parodie e ai documentari, escludendo quindi i film amatoriali che usano “seriamente” i personaggi della saga, ossia proprio quelli che seguono più fedelmente la visione lucasiana.

Certo George Lucas ha il diritto legale di vietare le opere derivate dalle proprie idee (ma non le parodie, protette dal Primo Emendamento), anche se non hanno scopo di lucro come nel caso dei film dei fan, ma dopo anni di incassi ultramiliardari alimentati dalla passione di quegli stessi fan e da un approccio tollerante verso le loro autoproduzioni, si è avuta la netta sensazione che Lucas si sia dimostrato sommamente ingrato e si sia identificato improvvisamente con Darth Vader (“Ho cambiato il nostro accordo. Prega che non lo cambi ancora.“).

È inoltre ironico che questi paletti legali vengano piantati proprio da chi ha sviluppato le tecnologie cinematografiche digitali che hanno permesso la nascita dei fan film: la Industrial Light and Magic e la Pixar, i due colossi degli effetti digitali, sono state fondate da Lucas, e il software usato per i loro miracoli visivi da The Abyss in poi è lo stesso Adobe Photoshop che ora possiamo acquistare per il nostro PC.

Una nuova speranza

Il gesto di Lucas in realtà ha motivazioni molto pratiche e tutt’altro che ingrate. Se consentisse ai fan di realizzare opere derivate dalle proprie creazioni, dal punto di vista legale permetterebbe automaticamente a tutte le case cinematografiche di Hollywood di fare altrettanto, con risultati potenzialmente disastrosi, e non soltanto in termini di incassi. Vogliamo davvero un sequel interpretato da Britney Spears in cui nella taverna di Mos Eisley si beve (guarda caso) soltanto Pepsi?

In effetti Lucas, più di molti altri suoi colleghi, ha colto chiaramente e pragmaticamente il conflitto che sta sorgendo sempre più vistoso fra le leggi sul copyright, nate in un’epoca in cui il privato cittadino non aveva la possibilità di copiare, pubblicare e distribuire alcunché, e la realtà del mondo digitale e interconnesso in banda larga in cui quelle leggi dovrebbero essere applicate.

Il DVD di Episodio I ne è la riprova: invece di adottare tecniche anticopia che comunque verrebbero superate immediatamente, la Lucasfilm ha creato un cofanetto talmente stracolmo di documentari aggiuntivi, scene supplementari e chicche introvabili, abbinate a una qualità d’immagine che nessuna copia piratata via Internet può sperare di eguagliare. La soluzione alla pirateria, dunque, è chiara: dare ai fan qualcosa che possono avere soltanto acquistando l’originale, e darglielo a un prezzo ragionevole.

Allo stesso tempo, Lucas usa sapientemente la Rete, incoraggiando i siti dei fan, distribuendo gratuitamente via Internet documentari, spezzoni di film e immagini e offrendo anteprime che fanno la gioia dei suoi spettatori. Spettatori che, stuzzicati da quello che hanno visto gratis, accorreranno a frotte per pagare il biglietto di Episodio II.

Chissà. Se un produttore cinematografico ha capito questo meccanismo, forse c’è speranza che prima o poi lo capiscano anche gli altri, piantandola con queste ridicole tecnologie anticopia che puniscono soltanto gli utenti onesti e fanno ridere i pirati professionisti. C’è speranza che se lo capiscono a Hollywood, alla fine anche i legislatori verranno costretti a levarsi le fette di bantha pudu dagli occhi.

L'autore

  • Paolo Attivissimo
    Paolo Attivissimo (non è uno pseudonimo) è nato nel 1963 a York, Inghilterra. Ha vissuto a lungo in Italia e ora oscilla per lavoro fra Italia, Lussemburgo e Inghilterra. E' autore di numerosi bestseller Apogeo e editor del sito www.attivissimo.net.

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