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GB, microchip sulle auto per ottimizzare la lotta alle infrazioni del Codice della strada

18 Settembre 2003

GB, microchip sulle auto per ottimizzare la lotta alle infrazioni del Codice della strada

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La Gran Bretagna ha annunciato di essere in procinto di terminare gli studi di fattibilità per l'introduzione di chip di tracciabilità all'interno delle automobili

Nei giorni scorsi è stata resa nota la notizia secondo cui il Governo britannico sta mettendo a punto un progetto, avviato alcuni mesi or sono dalla Commissione europea, che prevede l’introduzione, in tutte le autovetture di un EVI (Electronic Vehicle Identification), che sarà in grado di contenere dati quali la marca del veicolo, il modello, il numero di serie, il colore, il nome e l’indirizzo del proprietario, il numero del suo contratto di assicurazione e il suo numero di patente.

Questi chip, se collegati con una banca dati centralizzata localizzata presso i commissariati di polizia, permetteranno di indirizzare le multe direttamente ai proprietari delle automobili colpevoli di eccesso di velocità, di divieto di sosta e di altre infrazioni del Codice della strada.

Dopo i clamorosi annunci di Gillette e Benetton (quest’ultima ha successivamente ritrattato) e dopo che la Banca Centrale Europea, di recente, ha comunicato di stare valutando l’opportunità di inserire un chip di tracciabilità nelle banconote da 5 euro in su, quest’ultima novità non può che aumentare le preoccupazioni dei consumatori riguardo alla propria privacy.

Secondo le associazioni di consumatori, infatti, l’introduzione di simili tecnologie può invadere pesantemente la vita privata di ogni cittadino.

La Commissione europea, chiamata a pronunciarsi sull’EVI, ha ritenuto necessario che venga adottata una linea prudente e ha invitato le autorità britanniche a circoscrivere, almeno per il momento, le applicazioni di questo strumento.

Ha inoltre valutato la possibilità di obbligare i veicoli non europei a dotarsi di EVI temporanei, quando entrano nello spazio Shengen.

Secondo la Commissione l’EVI non crea alcun problema in materia di violazione della vita privata, finchè si limita ad identificare solo i veicoli. Precisa tuttavia che, poiché sarà interconnessa a delle base dati, principalmente di polizia, è necessario rinforzarne la sicurezza, sia da un punto di vista legale che tecnologico.

Suggerisce inoltre di installare degli identificatori “read only” (solo per la lettura) e di cifrare i dati e le loro trasmissioni.

L'autore

  • Annarita Gili
    Annarita Gili è avvocato civilista. Dal 1995 si dedica allo studio e all’attività professionale relativamente a tutti i settori del Diritto Civile, tra cui il Diritto dell’Informatica, di Internet e delle Nuove tecnologie.

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