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Futuro nero per le Web communities?

25 Febbraio 2000

Futuro nero per le Web communities?

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Sarebbero in netta fase discendente le fortune delle cosiddette Web communities. O meglio, quei siti che offrono home page, chat e altri servizi gratuiti raggruppati intorno a varie tematiche. Siti resi popolari lo scorso anno soprattutto dai portali affamati di utenti d’ogni tipo, incluse acquisizioni e partnership. Il caso più eclatante rimane GeoCities, entrata nella scuderia Yahoo per la cifra di 4,5 miliardi di dollari come strategia obbligata verso l’espansione nell’e-commerce. In tal senso, sostengono però gli esperti, sarà assai difficile per Yahoo rifarsi del cospicuo investimento, per non parlare dei mancati utili previsti. Unico vantaggio dall’operazione dovrebbe rimanere l’incremento del traffico provocato dall’arrivo dei membri di GeoCities.

Come segnalazione a latere, perfino AOL non è ancora riuscita a tirar fuori concreti vantaggi, e neppure sonante denaro, da un’altra acquisizione che nel 1997 tutti giudicarono dalle potenzialità eccezionali. Ovvero, ICQ, il sistema di messaggeria realizzato in Israele e passato al maggior provider del mondo per “soli” 300 milioni di dollari. Anche in questo caso, si puntava al grosso numero di utilizzatori di ICQ, passati dai 12 milioni all’epoca dell’operazione agli oltre 40 milioni odierni. Eppure l’investimento non è stato ancora assorbito, mentre AOL sembra sempre più voler preferire il software proprietario AIM anche nell’ambito della messaggeria online.

In pratica, ribadiscono gli osservatori, quelle entità che si concentrano sull’offerta di spazi e servizi gratuiti per utilizzi individuali non riusciranno a sopravvivere nella sempre più infuocata arena del mercato online. La competizione impone loro di diversificare alquanto il business o di tentare il passaggio sotto l’ala protettrice (leggasi: acquisizione) di grosse società puramente finalizzate all’e-commerce.

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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