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Fotografia digitale: la seconda giovinezza della Silicon Valley

13 Novembre 2002

Fotografia digitale: la seconda giovinezza della Silicon Valley

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Come fa il sangue di San Gennaro, così la Silicon Valley rigenera se stessa. Un'azienda piccola con una buona idea e tanta ricerca mette in riga le grandi della fotografia digitale. Rivoluzione? Foveon 3X!

La storia si ripete, è tutto un ciclo. September Eleven, il crollo costante del Nasdaq, lo spopolamento della Silicon Valley con tanti ingegneri ieri super pagati, oggi super disoccupati. Ma ecco arrivano novità strabilianti per uno dei settori ancora da sviluppare a fondo: la fotografia digitale.

Fotografia, storia e cicli storici

Vi ricordate gli inizi della fotografia? Daguerre, Niépce, Talbot, Herschel… E vi ricordate che da macchine enormi di legno con pose di parecchi minuti si è un giorno arrivati alla Leica, anno 1932, che usava gli spezzoni della pellicola cinematografica avanzata dei film, con la quale si facevano le “istantanee”, e che poteva essere portata in saccoccia? Ebbene, anche qui il progresso della pellicola si sta trascinando al seguito il progresso dei macchinari.

In una macchina fotografica digitale Sony, o Nikon o Canon, possono mettermi dentro tutte le cretinate elettroniche che si possono sagomare con la plastica e che gli ingegneri nipponici possono inventare, ma, scusatemi l’ardire, è tutto marketing. Fregnacce, non sostanza. Automatismi astrusi, 37 programmi per fare meglio le foto… Ma la qualità dei CCD o dei CMOS (che sono quelli che leggono la luce, e quindi formano la foto digitale) usati nelle vostre macchinette digitali, e anche nella mia, ancora non sono all’altezza. Pardon, non erano all’altezza, adesso è arrivato …

Foveon 3X: la tecnologia vincente?

Cos’è, si mangia? No, è la pellicola di silicio nuova o quasi, proposta dalla Foveon, appunto, ditta che sta a Santa Clara, California, dietro casa del mio amico Chuck, il bassista con il cagnone, dieci minuti di macchina dalla sede di Yahoo! prendendo la US 101. La 101 (one-o-one) è un’autostrada a 4 corsie, va da San Francisco a Los Angeles, cambiando vari nomi. Chiusa parentesi.

Foveon 3X non è una pellicola nel senso che possiamo immaginare. È un sensore, ma fa lo stesso lavoro. Ma cosa fa? Quello che fa la pellicola. Mi spiego meglio. Quando la luce attraversa (è questo il verbo! Attraversare) la pellicola tradizionale, quella della Kodak, per intenderci, impressiona, “brucia”, modifica la condizione di tre differenti strati di prodotti chimici che sono depositati sulla base di acetato della pellicola. Red, Green, Blue. Lo stesso RGB che trovate vicino al nome del vostro file quando aprite una foto con Paint Shop Pro. Bene, Foveon 3X fa lo stesso. La luce attraversa il sensore, ognuno dei tre strati rileva la quantità di luce di quel colore, il segnale elettrico va al processore centrale della nostra macchina che codificherà il tutto, e noi avremo la foto della fidanzata, coi colori brillanti e un brufolino da ritoccare.

E dove è la novità? Beh, sia CCD che CMOS non hanno questa capacità di “attraversamento”, ma semplicemente collocano 3 sensori monocromatici, uno vicino all’altro, che insieme leggono ognuno uno dei tre colori dello spettro (RGB sempre). Problema: 3 sensori occupano tre volte tanto di spazio, e l’informazione deve essere elaborata per dare una resa “naturale” dei colori che ha visto: per ogni tre sensori un pixel. Un costo alto, in termini di spazio e di costi, nel vero senso della parola, per la costruzione della nostra macchina foto.

Foveon 3X no, è un’altra storia. La luce attraversa il sensore, qui sta il trucco, non c’è interpretazione ma solo trasmissione di dati, lo spazio è più ridotto perché per in ogni pixel abbiamo un sensore a tre strati. Come la nostra brava pellicola tradizionale da cui eravamo partiti. La storia si ripete.

Chi? Dove? Quando? E soprattutto: quanto costa? Su Faveon.com trovate tutto o quasi.

La Foveon è una delle poche aziende che vivono di silicio che ancora non sono quotate in borsa (e meglio per loro). viene fondata nel 1997 da Carver Mead, un ben conosciuto pioniere dell’elettronica solid-state e design VLSI, professore alla California Institute of Technology da 40 anni, e subito si avventura nella progettazione di sensori di alta qualità per macchine fotografiche digitali professionali. Jim Lau, CEO della ditta, ci dice che grazie al loro prodotto si arriverà ad avere una qualità superiore alle aspettative del pubblico.

Ora, alla Photokina (tradizionalmente il Salone dove annualmente tutte le novità fotografiche vengono presentate) lo si è visto in applicazione. Io ci ho passato un quarto d’ora a godermi la pulizia nel passaggio dei toni di una foto digitale di un “sushi” mezzo mangiato, fatta evidentemente dal giornalista a metà del suo pranzo, per avere del materiale da mandare a seguito del suo articolo.

Vedetevi, se avete tempo, un poco di documentazione, a mio parere il sito Web con il materiale più approfondito in materia di fotografia digitale. Scoprirete che questo prodotto bolle in pentola già da febbraio di quest’anno, ma solo ora una casa si è fatta avanti per associarlo alle proprie macchine fotografiche, la Sigma, una quotata marca di obiettivi universali, con un’immagine recente, fatta di luci ed ombre.

Passato presente (o futuro?)

Non dimentichiamo che le tecnologie del CCD o del CMOS hanno oramai 30 anni di vita, un’eternità.
Si dice che le foto fatte con la nuova Sigma SD9 potranno essere ingrandite a 70 cm di lato con una qualità superiore di quella di una normale 35mm. Io sono già qui che scalpito.

Pur con l’amore e la soddisfazione con cui ho usato le mie ultime tre Coolpix, mi sono trovato a bocca aperta davanti alla qualità delle foto mostrate. Niente ritocco, e stessi pixel totali dell’ultima versione della succitata Nikon. 3.3 megapixel, ma… WOW! A me una Sigma, please!

A frenare un poco gli entusiasmi c’è il prezzo che viene presentato: $1.800 per la Sigma SD-9. Va un poco oltre il mio budget (il doppio) ma non è proibitivo. Ricordiamoci che una Coolpix 5700 costa sui $1.300, una Sony DSCF717 $1.100, la nuova Canon G3, $900. E pur avendo addirittura più pixel della Sigma, la loro qualità non arriva neanche a baciargli i piedi. Andate a vedervi dei test, se non mi credete.

La Hasselblad già dal 2000 aveva lavorato con i sensori CMOS della Foveon (ma non questo ultimo tipo) per produrre la propria macchina DFinity, 12 megapixels già allora (settembre 2000! preistoria!) ma poi non se ne era fatto più nulla.

Adesso la Foveon ha lasciato i CMOS (che da circa 10 anni dovevano soppiantare totalmente i CCD e diventare la tecnologia vincente nel settore dell’immagine digitale, e invece ancora non ce l’hanno fatta) e con il nuovo sensore Foveon 3X ha lasciato tutti al palo. Voi mi direte: ma a me di questa guerra delle tecnologie e dei differenti chip non me ne frega proprio un tubo! Per carità, non insisto, ma aspettate a vedere i risultati, e soprattutto tenete presente che ogni macchina fotografica digitale che comprate oggi a caro prezzo è già obsoleta prima ancora che facciate il vostro primo click!

Ma questa tecnologia proprio vuole farci impazzire!

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